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Traballa la riforma Cartabia, volano i referendum

I Cinque Stelle si ritirano ma tentano di far saltare i ponti, 5 Regioni appoggiano il Referendum Giustizia Giusta

Traballa la riforma Cartabia, volano i referendum
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Traballa la riforma Cartabia, volano i referendum
Ieri per il terzo giorno di fila la ministra Cartabia ha varcato la porta di Palazzo Chigi e incontrato prima il premier Draghi, poi il ministro per i rapporti con il Parlamento, D’Incà. Al plenipotenziario dell’agenda parlamentare pentastellato ha chiesto un doppio impegno: sui suoi, recalcitranti malgrado gli impegni presi con il premier, e sull’agenda della Camera. Montecitorio ha i suoi tempi e il calendario estivo non lascia grandi margini. Lucia Annibali ci confessa di non essere ottimista: “La speranza è di farcela in tempo ma l’agenda è troppo fitta e le giornate di lavoro troppo poche”.

E malgrado le riunioni continue, la doppia convocazione della commissione Giustizia, il tavolo di maggioranza a via Arenula e le adunanze dei gruppi, ieri ben pochi passi avanti sono stati fatti; il voto di Fiducia che era stato incardinato per venerdì si vede già sfumare. Pleonastico ricordare la contrarietà dei Cinque Stelle su nuovo processo penale, con i calci in tribuna diventati ormai la loro specialità olimpica.

Ma oggi i tempi stringono: venerdì la delega dovrebbe approdare in Aula, ma la commissione non ha ancora votato nemmeno un emendamento e si è aggiornata a domani. Si discute sugli emendamenti relativi al giudice monocratico, l’allargamento del patteggiamento e la messa in prova. “Punti sui quali è ancora aperto il confronto”, confida a L’Argomento l’on.Zanettin, Forza Italia.

Sul primo tema, sia Azione che Forza Italia hanno espresso criticità, mentre sugli altri due punti si è messa di traverso la Lega. In serata è tornata a riunirsi la commissione Giustizia della Camera, concludendo con un nulla di fatto. Se non si conclude la mediazione sulla prescrizione e i nodi ancora sul tavolo non saranno sciolti è difficile ipotizzare che la commissione possa entrare nel vivo dell’esame della riforma. Sbotta Enrico Costa, deputato di Azione: “Oggi la Commissione Giustizia ha di nuovo rinviato l’esame del ddl giustizia, pur essendoci relatore e governo pronti con i pareri. Parlamento e Governo non possono essere ostaggio dei veti del M5S. Si vada avanti con chi ci sta sul testo Cartabia”.

E proprio il protrarsi della ‘trattativa’ fa crescere ed emergere le fibrillazioni interne alla maggioranza. Sarebbe stato meglio, è la convinzione dei più, che “la Ministra avesse presentato un ‘pacchetto chiuso’, senza poter trattare”, anche perché “già la prima stesura degli emendamenti del governo erano una mediazione”. Insomma, nella maggioranza non si nasconde un mix tra preoccupazione e nervosismo per i ‘distinguo’ dei pentastellati. Nell’agenda di Montecitorio pesa un altro arrivo importante: la riforma Brunetta sul reclutamento pubblico. Arriva con priorità alta, va votata anch’essa prima della pausa agostana (i bandi di reclutamento per la P.A. dovranno partire a settembre).

Si parla anche qui di Fiducia e Giorgia Meloni si inalbera: “Esautorano il Parlamento. La maggioranza più ampia di sempre non può procedere a soli colpi di fiducia”, fa ben notare. L’altra forza di opposizione, Sinistra Italiana, torna sul pacchetto Cartabia: “Tra le molte cose che non vanno nella riforma Cartabia una che grida vendetta: l’idea che il Parlamento stabilisca ogni anno quali sono i reati su cui bisogna intervenire ed indagare. È contro la Costituzione”, ha tuonato il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. “Se il Parlamento vuole sfoltire i reati, lo faccia – prosegue – e sarebbe pure utile. Cominci dai reati più lievi, per esempio da quelli legati al consumo di droghe che occupano carceri e ingolfano tribunali”.

A procedere con decisione – applicando quello che lo stesso sottosegretario alla Giustizia, Sisto, ha definito il miglior volàno per le riforme – è il Referendum promosso dai Radicali con l’appoggio della Lega e del Partito Liberale Europeo.

Ieri anche la Sicilia ha votato per la sua adesione portando a cinque le regioni sostenitrici dei sei quesiti: Veneto, Umbria, Lombardia, Piemonte e adesso Sicilia danno ai quesiti lo slancio necessario (come prevede l’art.75 della Costituzione) per andare dritti al parere di ammissibilità. Se ammissibili, la parola passerà in primavera ai cittadini. “Visto che da Roma il Parlamento non prende posizione, la parola passerà agli italiani, gli unici a decidere sulla riforma di una tematica tanto delicata quanto necessaria.

Abrogazione della legge Severino, abuso sulla custodia cautelare, separazione della carriera dei magistrati, loro piena responsabilità diretta e riforma del Consiglio superiore della Magistratura sono questioni non piu’ derogabili a tutela della democrazia”, hanno detto nel parlamentino regionale gli esponenti di Forza Italia, mentre il governatore Musumeci incoraggiava a non demordere sulla raccolta delle firme, ed è sceso in piazza, al banchetto di raccolta del centro di Palermo per dare il buon esempio. “Benissimo per questo appoggio dei Consigli regionali ma invitiamo tutti a venire a firmare lo stesso”, l’appello di Irene Testa e Maurizio Turco.

Se i parlamentari non corrono, li faranno correre gli italiani.
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