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Termovalorizzatori, perché i no grillini (non) rischiano di far saltare il banco

GIUSEPPE CONTE PRESIDENTE DEL CONSIGLI DEI MINISTRI ROBERTO GUALTIERI MINISTRO ECONOMIA E FINANZE

58 mila tonnellate di rifiuti sono quelle che, come riporta il piano AMA (Azienda Municipalizzata di Roma) del 21 aprile, la Capitale deve smaltire prima di arrivare ad un nuovo collasso. Gli impianti regionali non sono sufficienti, ma la decisione di Gualtieri di realizzare un nuovo termovalorizzatore è osteggiata dai 5S. Il tandem Conte-Grillo ha ripreso in mano le vecchie battaglie e le tensioni con il Pd e con il governo Draghi crescono di giorno in giorno.

Gualtieri e il termovalorizzatore

“In tante città in cui il M5S governa col Pd o ha governato da solo ci sono termovalorizzatori e questo non è mai stato un problema. Non vedo particolari riflessi sulla politica nazionale” ha dichiarato il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri in un’intervista a la Repubblica, a proposito della posizione del Movimento Cinque Stelle sul termovalorizzatore che ha deciso di realizzare vicino alla Capitale. E alle critiche che riguardano l’impatto ambientale chiarisce che “è necessario un nuovo impianto di recupero energetico con le tecnologie più avanzate disponibili per raggiungere l’obiettivo europeo del superamento delle discariche”, ribadendo la razionalità e sostenibilità del piano che “prevede un abbattimento delle emissioni ben superiore di tutte le alternative disponibili”. Lo stesso Sindaco nei giorni scorsi aveva comunque richiamato i diversi Presidenti dei Municipi romani “a fare di più” sul fronte della pulizia, perché se è vero che l’amministrazione capitolina sta cercando di risolvere in maniera strutturale l’annosa questione, lo stesso vale per i ritardi nella gestione della raccolta dei rifiuti, che tutti i romani vedono quotidianamente sparsi dal centro alla periferia, senza soluzione di continuità.

Termovalorizzatori e inceneritori

Alla fine di aprile del 2022, all’annuncio di Roberto Gualtieri di voler costruire (entro il 2025) un termovalorizzatore (cioè, un impianto che brucia i rifiuti producendo energia), fa seguito l’approvazione di un decreto che assegna al primo cittadino la responsabilità di predisporre e adottare il piano di gestione dei rifiuti della città, regolamentare le attività di gestione dei rifiuti, elaborare e approvare il piano per la bonifica delle aree inquinate, approvare i progetti di nuovi impianti. Secondo lo studio Ispra, al 2020 in Italia ci sono 37 inceneritori e tutti recuperano energia; il dato è ben inferiore alla media degli altri paesi europei, ad esempio Germania con 96 e Francia con 126. Il Libro bianco, invece, evidenzia come la tecnologia dell’incenerimento possa permettere di raggiungere i parametri indicati dalla UE quali obiettivi di riciclaggio. Lo stesso report spiega come il recupero dell’energia dall’incenerimento avvenga attraverso il raffreddamento dei fumi (motivo principale su cui si fondano le critiche di impatto ambientale degli oppositori), sotto forma di produzione di energia elettrica e/o termica, con impatto ambientale molto sotto il valore di quello prodotto da una scarica.

La contrarietà del M5S  

Il M5S è sempre stato contrario a questi impianti, rivendicando al contrario un loro potenziale impatto negativo e si sta opponendo sia a livello locale che nazionale non sono ai termovalorizzatori, ma anche ad altre opere infrastrutturali. A ben guardare, però, la battaglia sembra essere combattuta più sui principi che non sull’aderenza alla realtà fattuale. E se Giuseppe Conte parla di una “scorrettezza gravissima” in relazione al decreto del governo sui poteri dati a Gualtieri, non propone alternative strutturali, così come riguardo alla Tap e alle diverse soluzioni che devono essere trovate per diversificare l’approvvigionamento energetico del nostro Paese. Senza dimenticare i costi reali, oltreché, ambientali: delle 58 mila tonnellate che Roma deve smaltire, 40 mila dovranno andare fuori regione (destinazione Olanda), con un costo che si aggirerà intorno ai 12 milioni e mezzo di euro, a carico della municipalizzata romana e dunque degli stessi cittadini.

Il M5S ha così deciso di non votare il dl aiuti in Consiglio dei ministri, creando non poche tensione nella maggioranza di governo. A dimostrazione di quanto siano rinvigorite le istanze primordiali del movimento, dell’argomento è tornato a parlare anche Beppe Grillo: “bruciare i rifiuti è la negazione dell’economia circolare” a cui ha prontamente risposto Carlo Calenda: “I termovalorizzatori estraggono energia dai rifiuti e producono polvere che viene stoccata dentro i materiali di costruzione, quindi il tipico esempio di economia circolare.”

@L_Argomento

 

 

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