Tempo di dare il meglio, istituzioni europee diano esempio

Tempo di dare il meglio, istituzioni europee diano esempio

La crisi colpisce adesso, Lagarde e Von der Leyen agiscano in fretta. “Hic Rhodus, hic salta”

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Tempo di dare il meglio, istituzioni europee diano esempio.

Sir Winston Churchill, subito dopo la seconda guerra mondiale, quando a Yalta furono tracciati i confini delle nuove realtà geopolitiche, rilasciò una dichiarazione-che oggi potrebbe suonare come una  profezia-sugli assetti politici che si sarebbero delineati negli anni a venire.

Affermò genericamente che sul finire del secolo-quello scorso, va da sé-quel mondo riassestato avrebbe conosciuto una crisi di governance a tutto tondo. È credibile che si riferisse a statisti, capitani d’industria, personalità politiche e figure simili. 

Non va in nessun modo assimilato questo suo modo di concepire l’evoluzione dei paesi alle centurie di Nostradamus: le sue erano considerazioni di uno statista di grande levatura. Viene facile pensare che lo spirito liberale che lo connotava, predisposto ad affrontare il rischio purché calcolato, non avrebbe trovato terreno fertile negli anni a venire dovunque nel mondo, anche solo a macchia di leopardo.

Partendo dalla seconda metà del secolo scorso, in terre assai lontane come la Cina, imperante la dittatura di Mao Tse Tung, il cosiddetto culto della personalità arrivava ad essere punito anche con la morte.

Fu una contraddizione in termini che oramai fa parte delle certezze della storia. Nel mondo sono state diverse le condizioni politiche e economiche o viceversa, dando alla precedenza dell’ordine di ogni termine la maggiore importanza, che sono sfociate in forme di governi totalitari.

Altrettanto è successo in quasi tutti i settori della produzione, dove nella successione generazionale dei self made man, a un certo punto è venuto fuori l’epilogo che ha messo a soqquadro, meglio compromesso, il lavoro delle generazioni precedenti.

È superfluo trattenersi su capi di partito e capi di stato: soprattutto per i primi si darebbe inizio a un pianto con il singhiozzo dovunque si dirigesse lo sguardo. Con la dovuta prudenza è possibile affermare che l’Italia, con il Professor Mario Draghi presidente del consiglio, abbia intrapreso un percorso in controtendenza.

C’è da augurarsi solo che non venga rallentato o addirittura fermato. Senza nessuna discriminazione di genere, al contrario con meritata ammirazione, le tre signore che reggono le sorti della presidente Merkel, la commissaria Von der Leyen e la presidente Lagarde, pur lavorando sodo, ognuna per il suo incarico, non sta dando il meglio di sé.

Cominciando dalla signora Merkel, sarà per l’essere giunto a scadenza il termine del suo incarico di presidente del CDU, sembra aver perso la più che nota potenza d’assalto. La signora Von der Leyen, anche lei professionista di alto livello e in politica allieva della Cancelliera, senza dubbio potrebbe gestire meglio la vicenda della vaccinazione nella Casa Comune, dalla produzione alla distribuzione  e infine alla somministrazione. Ultima, solo in ordine di elencazione, la Banquiere, come il titolo del film omonimo con Romy Schneider, madame Cristine Lagarde, presidente della BCE.

Ha raccolto, lei avvocato con un vissuto di lungo corso nel ristretto club della finanza internazionale prima di approdare alla Banca Centrale, la pesante eredità del carisma di Draghi, che non è un compito da poco. La signora attualmente si trova nella stessa condizione del soldato  greco che evidenziava a ogni piè sospinto la sua abilità a saltare da un piede all’altro del colosso di Rodi. Invitato a darne dimostrazione, rispose che lo avrebbe fatto una volta arrivato a Rodi.

Vedendolo tentennare, quelli che lo accompagnavano gli dissero: “Hic Rhodus, hic salta”. La Presidente Lagarde è attesa in queste ore dai mercati per le decisioni sui tassi che, in contemporanea con Jerome Powell, presidente della FED, sta prendendo in queste ore.

La decisione attesa è che le condizioni restino quelle attuali. Gli investitori sono alla finestra, aspettano solo segnali dai mercati che diano lo spunto per premere l’acceleratore sugli investimenti diversi da quelli in titoli di stato.

La BCE ha ancora disponibili 1000 miliardi di dollari da utilizzare per il quantitative easing. È un importo più che notevole, oltre che in valore assoluto, anche se paragonato alla dotazione del NGEU, pari a 750 miliardi di euro. La signora Lagarde si troverà nella condizione di dover acquistare ancora titoli del debito pubblico di tutti i paesi della comunità.

Si tratterà di operazioni di dimensioni faraoniche tali da turbare il sonno anche a uno dei grandi banchieri mondiali del calibro di Rotschild, Lehmann, Morgan e altri pezzi da 90 loro pari. Sarà un banco di prova impegnativo sia per la EU che per gli USA che hanno appena varato un piano di aiuti per l’emergenza pandemia pari a 1900 miliardi di dollari.

Saranno giorni, quelli prossimi a venire, durante i quali si tracceranno a linee più precise i programmi che dovrebbero portare alla fine dello stand by e al riavvio del cammino sul sentiero di sviluppo di buona parte dei Paesi.

È stato ripetuto fino alla noia da più di un maitre à penser che la grande tragedia che il mondo sta vivendo possa avere lo stesso epilogo dell’Araba Fenice, cioè rinascere dalle proprie ceneri. Sempre che il vento-quello della speculazione e simili-non le disperdano.

Tempo di dare il meglio, istituzioni europee diano esempio.

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