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Sul fine vita il caso Carboni è una svolta. La versione di Magi

RICCARDO MAGI

In questa intervista a L’Argomento parla Riccardo Magi, deputato e Presidente di +Europa, componente della commissione Affari Costituzionali. “È la prima volta in Italia che una persona accede a questa pratica, ma perché potesse accadere, in assenza di una legge, Federico ha dovuto lottare, con al fianco l’Associazione Luca Coscioni, contro le resistenze della burocrazia italiana e lasciato solo dal Parlamento e dal Governo.”

Come giudica la notizia della morte di Federico Carboni tramite suicidio assistito, il primo in Italia?

La lotta di Federico Carboni si inserisce in una lunga serie di iter politici, da Luca Coscioni a Piero Welby e tanti altri che hanno fatto della loro condizione personale l’occasione per fare una battaglia civile, una lotta civile per la libertà di tutti noi. Federico ha dovuto subire oltre la propria condizione di salute, un calvario burocratico e giudiziario, perché ogni passaggio ha segnato una contrapposizione nelle aule di tribunale, a forza di atti giudiziari per arrivare ad ottenere che fosse rispettata la sua libera volontà di autodeterminazione.

È la prima volta in Italia che una persona accede a questa pratica, ma perché potesse accadere, in assenza di una legge, Federico ha dovuto lottare, con al fianco l’Associazione Coscioni, contro le resistenze della burocrazia italiana e lasciato solo dal Parlamento e dal Governo. Fino all’acquisto del macchinario per l’infusione del farmaco; oggi il ministro Speranza dichiara di mettere a disposizione le risorse, ma il macchinario era stato già stato autonomamente acquistato dall’associazione.

Quali scenari giuridici, ma prima di tutto etici potrebbero aprirsi?

La legge attualmente in discussione al Senato è addirittura peggiorativa rispetto la sentenza della corte costituzionale e mi sembra difficile che possa arrivare ad un’approvazione. I punti da modificare sono soprattutto le condizioni del trattamento dei sostegni vitali, le condizioni per evitare discriminazione tra malati (soprattutto dei malati oncologici), la questione delle cure palliative. Rispetto il sistema delle cure palliative, ad esempio, è un diritto del malato e il SSN le deve mettere a disposizione, ma non si può essere costretti a farle per poter accedere al suicidio medicalmente assistito, altrimenti noi staremmo definendo un trattamento sanitario obbligatorio. La situazione politica del Senato non può far pensare a modifiche migliorative, rispetto al testo arrivato dalla Camera.

I fatti, però, già hanno superato la mancanza della legge e anche i limiti della legge stessa e se fossimo in un paese normale, a fronte di quanto successo, il Senato prenderebbe atto e si interverrebbe sui punti a tempi record per modificarla ed approvarla entro la fine dell’anno. Però l’orientamento politico e di cultura politica, su questi temi, è più quello da Stato Etico e paternalistico: si ritiene che lo Stato deve tutelare il bene della vita, anche, contro l’esplicita volontà delle persone.

Perché l’Italia è spesso in ritardo nel legiferare su temi delicati?

Per questo atteggiamento paternalistico, che si può e si deve superare sul piano culturale e sul piano di discussione pubblica e di dibattito. Sul piano politico e giuridico ci ha già pensato l’Associazione Luca Coscioni, che l’ha già superato nei fatti.

A dicembre avevo interrogato il ministro Speranza per richiedere una circolare del ministro che impartisse indicazioni alle Regioni e quindi alle Asl nel momento in cui ad un malato veniva riconosciuta dal Comitato Etico la sussistenza dei requisiti per accedere al suicidio assistito (come indicato dalla sentenza della corte costituzionale). Invece, il Ministero, pur nel pieno delle proprie funzioni e dei poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni in materia sanitaria, non ha fatto nulla e tutto è rimasto bloccato in un limbo burocratico per altri 6 mesi, nei quali Federico Carboni ha continuato a subire una sofferenza ingiustificata.

Una parte politica ritiene che è meglio non avere una legge, perché tutto diventa più macchinoso ed è meglio continuare a mettere ostacoli al libero esercizio della volontà delle persone. La legge stabilirebbe, invece, chiaramente una procedura, dei tempi, delle responsabilità. Questo è il punto.

@L_Argomento

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