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Economia

Suicidi da crisi (e da caro bollette): l’Italia come la Grecia?

Un caso nel nostro paese riaccende i riflettori su un tema poco discusso: non siamo certamente a rischio default, almeno per ora, ma le sofferenza degli imprenditori dovrebbero essere più attenzionate

MANIFESTANTI I SUICIDI DI CHI HA LA PARTITA IVA AUMENTANO
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Claudio Fiori, imprenditore titolare della Sce elettronica, azienda specializzata nei quadri elettrici, si è suicidato bevendo acido muriatico. Da qualche giorno aveva dovuto licenziare tutti i suoi dipendenti, di fronte a forti difficoltà dovute al rincaro delle materie prime, al caro bollette e al difficile reperimento dei materiali ed aveva annunciato la chiusura definitiva della sua fabbrica alla fine di questo mese.

I numeri della crisi

Il più recente rapporto previsionale della Confindustria sottolinea che lo scenario globale è dominato dalle estreme tensioni e incertezze generate dall’invasione russa in Ucraina. L’impatto sull’attività economica sta agendo come un vero e proprio shock, al momento difficilmente quantificabile, perché il quadro è in continua evoluzione. La crisi geopolitica si è innestata in un quadro già reso difficile dal perdurare della pandemia, dal rialzo sui prezzi di varie materie prime e dalle strozzature in alcune catene produttive di fornitura globali. L’Unione Europee e, dunque, l’Italia, sono nel pieno di questa crisi e tra i settori più colpiti c’è quello energetico, metallurgico, chimico, della ceramica e del vetro, e altri comparti internazionalizzati come nel caso dell’automotive. In un tale scenario, la previsione del PIL è stata rivista notevolmente al ribasso: nel 2022 crescerebbe solo di un 1,9% contro il 4,00% delle previsioni fatte prima dello scoppio del conflitto russo-ucraino. Ad aprile, l’Istat ha invece certificato un’inflazione al +5,3% nel 2022, che unita al grosso debito pubblico e al rincaro delle materie prime disegna uno scenario tutta’altro che confortante per cittadini ed imprese.

Il peso della crisi per gli imprenditori

Secondo un sondaggio fatto dai ricercatori della Fondazione nazionale dei Commercialisti, pubblicato su Il Fatto Quotidiano, nel 2021 sono 371.500 le imprese non fallibili (imprenditori agricoli e piccoli imprenditori commerciali) che potrebbero ben presto chiedere di beneficiare della legge 3/2012, nota anche come legge salvasuicidi. Queste imprese rappresentano il 29,3% del totale per la loro tipologia e danno lavoro ad oltre 455mila dipendenti. La lentezza dell’iter della legge, tuttavia, che prevede la definizione di una proposta di accordo finalizzata a ripagare parte del debito in funzione delle risorse disponibili, rischia però di generare comunque fenomeni usurari.

Nel mezzo della crisi, quindi, si evidenziano anche casi di suicidi legati alla precarietà economica e all’impossibilità per gli imprenditori di fare fronte alle difficoltà derivanti da scelte politiche ed internazionali indipendenti dalla gestione di impresa. Con la crisi che incalza, dunque, i debiti aumentano anche tra privati cittadini, professionisti, imprenditori agricoli e artigiani. Dalla Fondazione viene spiegato che: “è evidente che in assenza di aiuti pubblici, il sistema inizia a scricchiolare. Per questo è essenziale oggi mettere a sistema e far conoscere tutte le misure di salvataggio disponibili per privati ed imprese creando una rete attorno a chi è in difficoltà ed evitando così anche il diffondersi dell’usura”.

I suicidi per motivazioni economiche

I dati sui suicidi economici attualmente disponibili non sono correntemente aggiornati. L’ultimo Annuario Statistico dell’Istat (2021) contiene dati relativi al 2018: in quell’anno si sono osservati 3.789 suicidi complessivi in Italia. Fino al 2012 l’Istat pubblicava anche la serie dei suicidi economici, che si è poi deciso di interrompere perché ritenuta troppo poco affidabile nelle rilevazioni. Fino ad aprile 2020 è stato poi attivo l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University (attualmente fermo) che aveva stimato in Italia, tra il 2012 e il 2020, 1.128 suicidi legati a motivazioni economiche e 860 tentati suicidi.

Non possiamo dimenticare come il 2012 sia stato l’anno della crisi della Grecia, e poi a seguire la bolla bancaria e i titoli tossici in pancia alle banche tedesche e francesi che hanno determinato il crollo dell’economia greca e un numero di suicidi economici che sono stati trascurati e poco evidenziati.

Al di là dei singoli casi, gli studi disponibili dimostrano che ogni qual volta le persone sono vittime di epidemie, crisi economiche, emergenze internazionali, guerre e cataclismi, si assiste anche ad un incremento dei disturbi di natura mentale che possono portare, nei casi più estremi, a idee di autosoppressione. Nel caso degli imprenditori, poi, alcune pressioni risultano moltiplicate ed esasperate, soprattutto in contesti in cui non si ha la possibilità di fare fronte a problemi che si generano da cause completamente esterne all’azienda. Sicuramente la politica, in questa particolare congiuntura storico-economica, dovrebbe porre una maggiore attenzione al fenomeno, e magari analizzarlo ed indagarlo più a fondo.

@L_Argomento

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