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Strappo di Renzi sulla riforma Cartabia: chi vince e chi perde

MATTEO RENZI POLITICO

Matteo Renzi tira dritto ed annuncia l’astensione di Italia Viva sulla riforma Cartabia. La decisione ha fatto saltare la discussione notturna in Commissione Giustizia: i nodi ancora irrisolti restano l’elezione del Csm e le carriere dei magistrati. Per la stabilità dell’esecutivo, già alle prese con il dibattito sulle spese militari e con la battaglia anti-catasto della destra, è un nuovo scossone.

Renzi e il governo

“Sulla riforma del Csm siamo gli unici che non voteranno a favore. Lega e Pd, grillini e Forza Italia hanno trovato un compromesso con la riforma Cartabia. Noi non voteremo la riforma della giustizia perché non è una riforma. L’azione di Bonafede era dannosa, quella della Cartabia inutile. Meglio così, ma ancora non ci siamo”. Questo l’ultimo annuncio di Matteo Renzi che ribadisce come il problema dello strapotere delle correnti all’interno del Csm rimanga inalterato ed anzi rischi, addirittura, di uscirne rafforzato. Ma lo scenario poteva persino essere peggiore, perché nella giornata di ieri, quando il Ministro della Giustizia Marta Cartabia aveva ipotizzato un aumento dell’età pensionabile dei magistrati (da 70 a 72 anni), Italia Viva aveva minacciato il voto contrario e un’opposizione ostruzionistica in aula. Ci è voluto un intervento del Presidente del Consiglio Mario Draghi per bloccare l’emendamento e farlo sparire dal tavolo della riforma. Matteo Renzi, di contro, ribadisce che l’astensionismo di Italia Viva non creerà problemi al governo, che non intende porre la questione di fiducia e deve però al contempo rispettare le indicazioni di Mattarella su importanza ed urgenza della riforma.

I punti controversi

I nodi da sciogliere sono quelli relativi ai criteri di elezione del Consiglio superiore della magistratura e all’organizzazione giudiziaria. L’obiettivo del ministro Marta Cartabia è ottenere l’approdo in aula il 19 aprile, con l’idea di lasciar spazio alla discussione alla Camera, cercando di evitare di porre la questione di fiducia al Senato. Dopo aver trovato una mediazione con quasi con tutta la maggioranza, ora il Ministro si ritrova a dover affrontare la contrarietà di Italia Viva, che desta non poche preoccupazioni al governo. Il partito di Renzi accusa il Ministro di non aver voluto davvero combattere il correntismo interno al Csm e gli accordi interni di spartizione. Il sorteggio previsto per l’elezione del Csm, infatti, rischia di obbligare i candidati a rivolgersi ancora alle correnti presenti sul territorio. E al di là della mancanza di una norma transitoria per la nuova disciplina dei fuori ruolo, e altri articoli da aggiustare, il vero nodo resterebbe comunque politico.

Magistrati e partiti della maggioranza

Mentre i magistrati mostrano di non accettare e volere la riforma perché la ritengono punitiva, il Movimento Cinque Stelle e il centrosinistra hanno rinunciato a parte delle loro istanze per convergere sulle posizioni del governo. La Lega di Matteo Salvini aspetta, invece, gli esiti dell’incontro odierno con il premier Mario Draghi sul fisco per capire se continuare o no a sostenere la riforma. E mentre gli ex M5S restano alla porta, Carlo Calenda, invece, è tornato ad attaccare Italia Viva, giudicando incomprensibile la posizione annunciata da Matteo Renzi.

I tempi dell’approvazione della riforma sembrano allungarsi e all’orizzonte si profila anche la minaccia di uno sciopero delle toghe. Da un lato, quindi, le rivendicazioni politiche dei partiti, dall’altro l’istinto conservatore della magistratura. L’ex magistrato Carlo Nordio (che aveva già definito coraggiosa la Ministra Cartabia per aver saputo porre il Parlamento di fronte a riforme severe) in un intervista di ieri ad Huffpost ha dichiarato: “La riforma è insufficiente, ma meglio di nulla, e tocca il potere dell’Anm, per questo minacciano lo sciopero. Ed è inaccettabile.”

@L_Argomento

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