Sto con Fedez e non sto con il Ddl Zan

Sto con Fedez e non sto con il Ddl Zan

Primo maggio: assurdo condizionare Fedez nel suo intervento ma no a radicalismi

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Sto con Fedez e non sto con il Ddl Zan
Fedez ha ragione. Andargli contro è servito solo ad aumentare la sua pubblicità. E poi, lo abbiamo sempre detto e ribadito: censura e inquisizione con la democrazia, con la libertà non legano.

Ecco perché è stato assurdo e controproducente cercare di condizionare Fedez nel suo intervento, non solo perché ognuno è libero di dire quel che vuole, salvo risponderne personalmente ovviamente, ma perché è un fatto di cultura, quella cultura liberale che a parole tutti praticano ma che nessuno in realtà applica, mentre in realtà da settant’anni la cultura dominante – nella scuola, nell’informazione, nel mondo intellettuale e nello spettacolo più in generale – è quella di sinistra, radical chic, rive gauche, insomma quella cultura che della libertà ha un concetto proprietario ed esclusivo. Eppure, non ci si è mai chiesto come mai alla sinistra sia concesso tutto mentre all’altro mondo, ideale e culturale, niente o molto meno, l’esatto opposto di ciò che dovrebbe essere, perché la libertà comunque declinata, di destra o di sinistra, laica, atea, confessionale o quel che sia, sempre libertà deve essere.

E questo è il vero motivo per cui ancora una volta ci si ingegna in una polemica buona solo a costruire un nuovo derby tra pro e contro allontanandosi dal tema reale e distraendo l’opinione pubblica da ogni riflessione seria e approfondita su un tema, invece, serio, forte, ma ancora una volta trattato con superficialità e senza pensarci più di tanto. Per cui la sintesi finale è: sto con Fedez e dico sì al ddl Zan (e di conseguenza sono giusto, sono bello, sono progressista e liberale); non mi piace il ddl Zan e critico Fedez (e di conseguenza sono ingiusto, brutto, fascista, omofobo, illiberale).

Non c’è dubbio che è stato sbagliato censurare Fedez, anche se poi la polemica è scoppiata come al solito fra destra e sinistra, per le affermazioni dell’artista sulla Lega e per questo subito sposate da pd e pentastellati, mentre noi diciamo che Fedez ha ragione, sebbene mai ci immagineremo filopiddini e mai sogneremmo lontanamente una vicinanza ai pentastellati.

Spostato l’asse della discussione grazie a Fedez, soprattutto grazie ai censori di Fedez, a questo punto del ddl Zan non si parlerà più in termini critici e costruttivi e non sarà più concesso dire che non si è d’accordo con questo disegno di legge.

Insomma, non si potrà dire: Fedez ha ragione, il ddl Zan no, perché è sbagliato.

Ed invece, è proprio così.

A me questa legge Zan non piace e non credo sia utile approvarla, perché non credo, e non ho mai creduto, che un aggravio della pena possa risolvere un problema sociale o cambiare il costume di una nazione. Non ho mai creduto che si possa applicare il carcere ad un’idea, non credo che sia civile minacciare più carcere a chi si esprime in modo rozzo e moralmente condannabile in generale e sull’omotransfobia in particolare.

Perché ritengo sbagliata la trasformazione di una lotta di decenni per l’affermazione dei diritti civili e del rispetto delle diversità di ogni genere, in una lotta per la tutela statale della diversità: è un passo indietro, un vulnus nella costruzione di una società libera. Perché, con preoccupazione ed anche paura, ricordo come altre volte, in altre epoche storiche, è successo che le ideologie siano diventate legge dello Stato… e sappiamo come è finita!

Come conciliare, dunque, una visione libera di una società autenticamente liberale che abbia rispetto di ogni idea, senza sposare ideologie? Come affrontare, senza condizionamenti ideologici, un argomento socialmente delicato e certamente importante? E come ribadire il pieno rispetto di ogni tendenza, anche sessuale, e nello stesso tempo dire che il Decreto Zan è sbagliato?

Viene in soccorso un magistrato, di cui mi onoro essere amico e con il quale quelle volte (purtroppo poche!) che, anche pubblicamente, ci siamo confrontati è stato per me motivo di arricchimento, Giuseppe Cricenti.

Da Giuseppe Cricenti raccolgo e faccio miei i tre punti che spiegano in maniera chiara ed inequivocabile i limiti di questo Decreto Zan.

1.- Intanto perché le definizioni di “sesso” – peraltro tautologica- “genere”, “identità sessuale”, “orientamento sessuale” manifestano una ideologia, secondo la quale quelle situazioni sono socialmente costruite (e dunque, pare ovvio, decostruibili). Nessun giudizio sulla bontà di queste visioni, ma perché mai una ideologia deve diventare legge dello Stato?

2- Il “genere”, l’orientamento sessuale”, la “identità sessuale”, secondo l’articolo 1 del disegno di legge, sono percezioni, ossia costituiscono il modo in cui la società o noi stessi percepiamo certi dati.

E perché mai dovrebbe costituire reato la lesione di una percezione, del modo in cui siamo percepiti dagli altri o ci percepiamo noi sul piano sessuale?

3.- Due visioni si contrappongono: chi pensa che il sesso sia un dato di natura o biologico, chi pensa che invece sia un dato costruito o corrispondente ad una percezione. Compito dello Stato è di farle coesistere, non di adottare una delle due come propria legge.

Sto con Fedez, non sto con il Decreto Zan.

Perché sono a favore di una legge “astratta e generale” che punisca più severamente tutti i reati d’odio. Perché ritengo giusto che ci sia una legge, che punisca la violenza compiuta contro una persona, non per quello che fa ma per quello che è. Perché non condivido la moda di reclamare più carcere e più pena ad ogni piè sospinto.

Perché non ho mai condiviso atteggiamenti populisti, che accomunano certa destra e certa sinistra, entrambe ugualmente populiste, che si ritrovano unite da certe intenzioni, cattive intenzioni, che finiscono per schierarsi contro la cultura del diritto penale liberale. Perché amo la libertà. Perché voglio essere e sentirmi libero, in una società che tuteli la libertà: di essere, di pensare, di esprimersi.
Sto con Fedez e non sto con il Ddl Zan

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