Sorpresa a Milano, Albertini torna in pista

Sorpresa a Milano, Albertini torna in pista

Il centrodestra milanese si ricompatta intorno alla figura del sindaco “storico”

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Sorpresa a Milano, Albertini torna in pista
È bastato un caffè tra Matteo Salvini e Gabriele Albertini per rilanciare il dibattito sulle prossime elezioni comunali dell’autunno a Milano.

Nel centrodestra e non solo. Nessuna ufficialità, ma il nome dell’ex sindaco, in carica dal 1997 al 2006, è il più caldo per la città meneghina.

Se per i maggiorenti locali di Forza Italia potrebbe essere un candidato interessante, anche se così attende il tavolo di coalizione da convocare “prima possibile” che dovrà tenere conto dell’incastro sulle scelte dei candidati per tutte le grandi città, da Fratelli d’Italia arriva uno stop. La coordinatrice lombarda Daniela Santanchè frena:

“Noi auspichiamo che Salvini si sieda al tavolo con FdI e Forza Italia. Le posizioni devono essere condivise. Siamo in una fase di stallo”. Albertini, dal canto suo, resta in attesa e, a proposito degli alleati di centrodestra, ai microfoni del Tgr, chiarisce: “Devono mettersi d’accordo loro. Poi, quando si sono messi d’accordo loro, devo mettermi d’accordo io, con me stesso, se proprio lo voglio fare, e con la mia famiglia”.

Sta di fatto che il leader della Lega spariglia le carte. Salvini apre la settimana con un caffè sorseggiato in corso Sempione, a Milano, insieme ad Albertini, a Palazzo Marino per due mandati in qualità di esponente di Forza Italia ed ex parlamentare europeo del Ppe oltre che ex senatore nell’orbita centrista.

Un pressing importante. Salvini definisce “positivo” l’incontro di stamattina, sostenendo Albertini con forza perché considerato un nome forte in grado di battere Giuseppe Sala. Mentre crollano ormai le quotazioni del manager Roberto Rasia Dal Polo. I tempi sulla decisione? “Entro metà maggio, adesso pensiamo al Recovery.

Mi auguro che Albertini accetti, sarebbe una buona notizia per i milanesi, magari non per Sala che vedo nervoso e preoccupato”, scandisce il segretario del partito di via Bellerio. Che va oltre: “Abbiamo parlato del futuro.

Ha lasciato una traccia importante su questa città. Dopo di lui poco. Milano ha bisogno di concretezza, di visioni, di futuro”. Salvini lo definisce “un candidato civico. Non può essere accusabile di salvinismo.

Ha dimostrato di saper fare e di parlare poco e costruire tanto. In questo momento di ricostruzione Milano ha bisogno di un ricostruttore”.

Mentre fa il ‘tifo’ per Albertini anche il governatore lombardo, Attilio Fontana. Sarebbe “un ottimo candidato. È una persona che stimo molto. Spero che sciolga la riserva in modo positivo”, è il suo pensiero. A Milano il centrosinistra, con Giuseppe Sala in corsa per il secondo mandato, (non si sa ancora se con l’appoggio diretto o meno dei Cinquestelle dato che circola il nome del deputato Stefano Buffagni) parte all’attacco.

“Il Carroccio non è solo a corto di idee ma anche di persone, costretto com’è – prima in Regione con la Moratti – a rispolverare candidati del passato”, sbotta la segretaria metropolitana Pd, Silvia Roggiani.

A cui replica a stretto giro l’azzurro Gianluca Comazzi, consigliere comunale e capogruppo del partito di Silvio Berlusconi al Pirellone: “Se al Pd milanese basta un caffè per agitarsi la situazione è davvero penosa: forse si sono resi conto che tra qualche mese dovranno preparare gli scatoloni e lasciare Palazzo Marino a persone più adatte ad amministrare la città”.

La campagna elettorale è già nel vivo.
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