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Internazionale

Si scrive Eastmed, si legge Mediterraneo: a chi fa paura la nuova pipeline?

Sullo sfondo il nuovo gasdotto resta lo strumento per fare massa nell’intera area, ma nel frattempo Israele si accorda con l’Egitto per esportare il gnl in Europa al netto delle titubanze americane

Il gasdotto Eastmed sta diventando il terreno su cui l’Europa deve confrontarsi non solo con esigenze concrete come la crisi energetica, ma anche nell’ottica di un nuovo rapporto con Israele e badando a non restare sempre sotto schiaffo di qualcuno, come accaduto varie volte in passato (Siria, Libia, accordo migranti con la Turchia).

Spada di Damocle

La guerra in Ucraina (ma ancor prima l’invasione della Crimea) dovrebbe accelerare l’indipendenza energetica europea e non far ritardare nuove infrastrutture. Ma l’Ue appare mortificata da un’altra spada di Damocle: ieri la crisi siriana con i 5 milioni di profughi trattenuti su suolo turco, oggi l’avversione di Erdogan all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato, anticamera al vero nocciolo della questione: il gas presente copioso nel Mediterraneo orientale. Passaggio che si intreccia con il dossier iraniano e con quello degli accordi di Abramo.

Stante l’attesa di Biden, per non irritare Erdogan (che nel frattempo alza il prezzo su Siria, F16 e curdi), Tel Aviv ha deciso di fare una mossa e sta rinnovando l’esplorazione del gas naturale offshore. Così spera di raggiungere un accordo per l’esportazione di gas in Europa. Il ministro dell’Energia Karine Elharrar ha detto che “oltre alla vera e sincera preoccupazione in Europa, c’è una reale opportunità per Israele di esportare gas naturale in Europa”. Sullo sfondo l’Eastmed resta lo strumento per fare massa nell’intera area, ma nel frattempo Israele si accorda con l’Egitto per esportare il gnl in Europa.

Gas

La Turchia pretende che il gas israeliano, egiziano e cipriota attraversi la propria rete di gasdotti verso l’Europa, anche per non mandare in fumo gli accordi di Ankara con i fornitori russi e azeri. Ma l’eccezionalità dei campi presenti nel Mediterraneo orientale come Zohr, Nohr, Leviathan e Glauko non può certo essere gestita con un approccio limitato per via di una controversia regionale, bensì necessita di una progettazione ad ampio respiro come appunto il gasdotto Eastmed. Quest’ultimo sarebbe una risposta multilaterale non solo all’esigenza energetica del versante euromediterraneo, ma anche all’esigenza di costruire una rete di partnership tarata sull’energia che comporti una nuova stagione di distensione all’interno del Mare Nostrum.

Il gasdotto sottomarino, da Israele a Cipro alla Grecia e fino all’Italia, sarebbe il più lungo di sempre: nonostante abbia perso il sostegno americano per non irritare l’alleato sul Bosforo, resta una preziosa spinta verso lo sfruttamento dei giacimenti. Il percorso previsto passerebbe attraverso la ZEE cipriota, a sua volta contestata dalla Turchia.

Bruxelles-Tel Aviv

La cooperazione tra Ue e Israele oltre che una questione culturale e politica, abbraccia un preciso interesse europeo: dal momento che saranno necessari anni per sostituire il gas russo, sarebbe poco lungimirante non lavorare già da oggi per un accordo di massima coagulato attorno al gasdotto Eastmed, che in un colpo solo porterebbe a sfruttare risorse presenti in loco e non da far arrivare nel Mediterraneo (che comunque potranno sommarsi al gas dei giacimenti), ma in un’ottica di progettualità euroasiatica e non come un voler procedere di emergenza in emergenza, come sin qui fatto: lo dimostrano le gestioni approssimative delle crisi in Siria e in Libia.

Inoltre Israele ha dalla sua la preziosa capacità di farsi player macroregionale, come sul progetto dell‘Interconnettore EuroAsia. Con una capacità globale da 2.000 MW porterà un beneficio complessivo stimato in 10 miliardi entro il 2026, quando verranno collegate le reti elettriche tramite un cavo sottomarino lungo di 898 km tra Egitto, Israele, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Arabia Saudita, Cipro e Grecia.

Restando alla voce pipeline, Grecia ed Egitto hanno già annunciato la volontà di “agganciarsi” con un gasdotto se i ritardi dell’Eastmed dovessero protrarsi, stesso dicasi per Israele ed Egitto.

Nato

Il no turco all’Eastmed si manifesta in vari modi: la Turchia potrebbe utilizzare sul dossier NATO lo stesso piglio utilizzato contro il predicatore Fetullah Gulen, residente negli Usa, e accusato dal governo di essere l’ispiratore del fallito golpe del 2016. Lo dimostra la caparbietà con cui sono stati fatti fallire i negoziati andati in scena la scorsa settimana alla presenza di funzionari svedesi e finlandesi, che si sono trovati dinanzi ad un muro.

Che la partita sia lontana dall’essere risolta lo dimostra un ulteriore intreccio: Ankara starebbe valutando la possibilità di mettere sul tavolo lo status della Repubblica autoproclamata di Cipro Nord (le cui acque sono gravide di gas) nell’ambito dei negoziati per consentire a Finlandia e Svezia di aderire alla NATO. Un colpo basso di Erdogan, che sapendo di essere prezioso per il suo ruolo di guastatore, alza sempre di più il tenore delle sue richieste.

@L_Argomento

(Foto: Flickr)

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