Seaspiracy su Netflix accusa la pesca

Seaspiracy su Netflix accusa la pesca

Il documentario del londinese Ali Tabrizi con il sottotitolo “esiste la pesca sostenibile?” è un pugno allo stomaco

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Seaspiracy su Netflix accusa la pesca
I novanta minuti sulla distruzione della fauna marina e sugli abusi della pesca in tutto il mondo sono una implacabile condanna del consumo di pesce. Costruito come un romanzo di formazione, la soggettiva dell’io narrante è molto efficace.

E’ lo stesso Ali Tabrizi che vuole salvare i mari, partendo dalla sua passione infantile per i delfini e le balene ammirati negli spettacoli dei parchi a tema acquatici. Da adulto intraprende un progetto un po’ ingenuo: salvare gli oceani pulendo le spiagge della plastica.

Dalla presa di coscienza che non sarà sufficiente pulire le spiagge, Tabrizi sviluppa un thriller incalzante e a tratti drammatico alla ricerca dei colpevoli dell’inquinamento degli oceani e della mattanza dei pesci.

I colpevoli su cui punta la telecamera sono ovviamente la pesca industriale, ma anche alcune organizzazioni che dovrebbero certificare la pesca sostenibile, come la MSC (Marine Stewardship Council), di cui denuncia i conflitti di interesse.

Come l’inizio, anche la conclusione del documentario è tuttavia ingenua e illusoria: rinunciare al pesce. Non affronta il gigantesco problema di convincere sette miliardi e mezzo di persone in tutto il mondo a rinunciare all’alimentazione a base dei pesce. Al massimo si potrà convincere qualche “radical chic” dei paesi occidentali, ma non sarà questo a risolverà il problema.

Il documentario è costruito in parte come una fiction di azione e dell’orrore, e in alcuni punti non è molto rigoroso. Dal punto di vista della verifica dei fatti, qualche lacuna c’è: ha nominato diverse organizzazioni che dovrebbero certificare la pesca sostenibile ma sono invischiate nei conflitti di interesse; però non ha menzionato Greenpeace, che è la più attiva nella difesa dei mari e nota per le sue azioni spettacolari.

Dalle interviste ad attivisti ed esperti emergono due proposte concrete per porre un freno alla sterminazione dei pesci. La prima, l’istituzione di parchi marini veramente protetti dalla pesca. In Italia, per esempio, c’è il Parco Marino di Punta Campanella, istituito alla fine degli anni ’90  ai tempi del ministro Ronchi, dove nelle aree a massima protezione (zone rosse), che sono tra l’altro piccolissime, si nota una sorprendente ripopolazione della fauna marina e delle alghe.

La seconda, il contenimento della pesca commerciale e abusiva. Si tratta di un’impresa difficilissima e costosissima, però ci sono delle idee.

Greenpeace, per esempio, propone di installare delle telecamere di monitoraggio sui pescherecci.

Seaspiracy, uscito il 28 marzo 2021, ha rapidamente scalato la classifica degli ascolti posizionandosi dopo pochi giorni al quarto posto di Netflix.
Seaspiracy su Netflix accusa la pesca

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