Scuole, primo passo di De Luca: Campania in dad

Scuole, primo passo di De Luca: Campania in dad

Sulla stessa lunghezza d'onda il sondaggione lanciato ieri da queste colonne, che verteva proprio la decisione del governo di riaprire le scuole il prossimo 10 gennaio nonostante l'elevatissimo numero di contagi

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“E’ irresponsabile aprile le scuole il 10 gennaio. Per quello che ci riguarda non apriremo le medie e le elementari. Non ci sono le condizioni minime di sicurezza”. Lo ha detto il governatore campano Vincenzo De Luca che, di fatto, è il primo amministratore a intervenire in questo vero e proprio derby. Ieri erano stati i presidi italiani a rivolgere un appello al governo per chiedere la dad per almeno due settimane, in modo da aumentare il numero dei bambini vaccinati e così provare a bypassare il picco dei contagi che dovrebbe verificarsi attorno al 20 gennaio.

Secondo De Luca bisogna “approfittare di questi 20-25 giorni per fare un lavoro straordinario, e qui chiedo la collaborazione di presidi, docenti e pediatri, per avere non 20 giorni di riposo, ma per utilizzare al meglio queste giornate per sviluppare quanto più possibile la campagna di vaccinazione per i bambini più piccoli”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sondaggione lanciato ieri da queste colonne, che verteva proprio la decisione del governo di riaprire le scuole il prossimo 10 gennaio nonostante l’elevatissimo numero di contagi a cui il 76% dei votanti si è detto contrario.

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Per il posticipo della riapertura si schiera anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: “La situazione è abbastanza critica e di fronte a questo scenario vista la diffusione attuale del virus credo che posticipare l’apertura delle scuole di 15 giorni e magari allungare di due settimane la frequenza in presenza a giugno possa essere una decisione di buonsenso”. Ma il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non cambia idea: “Nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza. Siamo molto attenti alle voci che ci arrivano dal Paese, ma anche alle tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza”.

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