Scenari di democrazia sintetica

Scenari di democrazia sintetica

Il Virus della sembianza democratica e i suoi vaccini

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Scenari di democrazia sintetica
Il portare la mascherina addosso sette giorni su sette non ci esonera dal rigettare la maschera dell’ignava ipocrisia di non voler vedere ciò che, con accelerazione centrifuga impressa dallo smarrimento dei cardini reggenti, ci allontana ogni giorno dallo stato di democrazia liberale, fondamento di ogni convivenza pacifica e felice. Come non accorgersi dei tanti segnali che gli eventi, quasi a marcare il cammino disforico di questi giorni, disseminano sul nostro sopravvivere quotidiano?

Il grande matematico Gauss sosteneva che quando si perdono le misure non v’è più certezza di controllare una curva.

Se abbiamo poggiato i piedi sulla luna lo dobbiamo alla capacità di controllo della rotta e delle manovre di scostamento necessarie. Houston abbiamo un problema: stiamo perdendo la misura. Il sistema democratico da segnali di sbandamento, di abbandono della curva per una fuga sulla tangente del machismo governativo unilaterale. La pandemia ha mostrato gli evidenti limiti fisici della nostra città celeste, poggiata su certezze assiomatiche andate in mille pezzi per effetto domino sociale, politico, economico, mediatico e culturale.

Sembra un videogioco la quotidianità, basta collegarsi (tanto lo siamo tutti comunque) nell’infosfera di questo nostro eccitato sociosistema gassoso e non più liquido (come lo ha teorizzato Baumann), dove ogni particella e frattale d’uomo sbatte incessantemente l’una contro l’altra, per correre sfrenati sulle rotaie di un ottovolante micidiale della storia.

Assistiamo allora inermi all’assalto del parlamento a Washington, l’icona della democrazia liberale, agevolato dal presidente in carica che non legittima il nuovo presidente accusandolo di broglio elettorale. I social media aprono una Norimberga digitale condannando unilateralmente Trump, all’oblio della bannazione eterna, un pericolosissimo e inquietante precedente storico. Biden The President poi si insedia e come atto e dimostrazione di pacifica distensione da dell’assassino a Putin (che proprio santo non è), riportando le lancette dell’orologio storico indietro di mezzo secolo, il quale replica nel malaugurargli una buona salute.

Mentre il despota coreano gioca al piccolo missile e manda in scena il suo bellicoso messaggio. Il mondo cinese (un mondo alieno al resto del mondo) si allea con Teheran; la Turchia, come l’Egitto, come altri stati arabi e come la Birmania danno prove quotidiane di una deriva totalitaria, una variante a quella sudamericana, che persegue ogni precedente diritto democratico che sembrava essersi affermato, chiudendo in galera l’opposizione e massacrando il popolo per le strade.

La tigre indiana zitta e sorniona muove i suoi pezzi sullo scacchiere internazionale e, nel silenzio generale, copre i tanti piccoli e grandi vizi capitali di una medioevale rappresentazione gioiosa della democrazia.

E noi europei? E noi italiani? Assistiamo all’altalenante balletto di numeri del contagio e della fredda morte che ci viene snocciolata come un’estrazione del Lotto, discutiamo di miliardi in arrivo dal Recovery Fund mentre, per la maggiore, sono i cento euro quelli che inseguiamo a fine mese; chiusi e rinchiusi nell’incapacità psicotica di reinventarci di nuovo liberi, catapultandoci in massa per le vie o rintanandoci soli in casa, nei tanti carnevali improvvisati che sono il cambio di colore da zona rossa ad arancione e viceversa, il giallo non va più di moda e il nero dell’economia, più che il bianco di una ritrovata normalità, ci veste. La logica trama della libertà, icona statuaria della grande mela della democrazia mondiale, ha smarrito ogni suo senso nel volgere di un solo anno.

E il vecchio continente ora appare davvero vecchio e malandato. Con una Unione Europea che dimostra la sua pochezza negoziativa sull’approvigionamento dei vaccini, la nazione tedesca in balia di una signora cancelliere in stato di imbarazzante declino, costretta a tornare sulle proprie decisioni chiedendo scusa al popolo più per ragioni elettorali che per ragioni democratiche e di stato.

E noi italiani capaci di consegnare alla concorrenza (spesso sleale) internazionale tutto il frutto imprenditoriale del nostro secolare ingegno, per l’inadeguatezza delle misure di un tragico lockdown, che condanna quasi un milione di imprese alla chiusura e milioni di italiani alla povertà per decreto, ora però politicamente corretta perché finalmente affidata al governo dei migliori, quello di Draghi, beatificato alla firma.

Proprio nell’anno in cui celebriamo Dante, vero padre della nostra lingua e della primigenia idea di una nazione italiana. Mentre tutti noi, che per la verità poco uso ormai facciamo dell’auto, vediamo il petrolio e altri beni schizzare alle stelle perché una nave insabbiatasi nel canale di Suez, ne occlude da giorni ogni traffico per mare. I rischi, non solo quelli pandemici, climatici, finanziari, sociali e geostrategici, anche i più banali e accidentali, tendono ora a globalizzarsi, insieme come in un frullatore. Per questo, in questo tempo sospeso come in un incantesimo lo è anche la bella addormentata della democrazia liberale che oggi, come apparirà anche dagli studi condotti, si è trasformata in una forma deviata di democrazia sintetica, un sembiante verosimile, l’avatar della democrazia reale.

Il trionfo della società dei consumi in assenza di pubblici. Un mondo sintetico perfetto, non più Second Life ma First Life, compresso tra uno dei suoi schermi e canali (cellulare, tv, computer e tutti i social) e il consumo sincopato di beni, svuotato di ogni tessuto relazionale nel distanziamento sociale. Ascolta, isolati, proteggiti, mangia, obbedisci, non procreare, non partecipare e continua a comprare a distanza sono le esortazioni non più subliminali che l’umanità riceve ogni giorno. Risultato? Audience da record, fatturati on line alle stelle, pubblicità massimamente persuasiva, notizie sparate in endovena, psicofarmaci ormai sdoganati e l’eutanasia dell’animale sociale e della sua più alta invenzione: la democrazia.

Nel mondo sintetico digitale proliferano attori privati con enormi poteri negoziali e normativi e il nostro quotidiano è un acquario, non un mare aperto, con pareti trasparenti che delimitano spazi (sempre meno fisici e sempre più virtuali) dove sbattiamo il muso noi pesciolini. E sono proprio questi controller digitali, in collaborazione con burocrazie pubbliche o semipubbliche su cui non esercitiamo controllo alcuno, a stabilire regole e sanzioni.

Va installandosi un’anarchia demagogica più che una democrazia, una democratura (dittatura dolce vestita da democrazia) più che una vera e propria dittatura. Un nuovo sociosistema planetario, governato da reti occulte e gigantesche corporation, che alimenta la strategia del consenso con i suoi anonimi e predestinati fantocci.

Una rete che paradossalmente entra in crisi e si paralizza quando si tratta di prendere vere decisioni democratiche e d’interesse popolare come quelle relative alla crisi pandemica, ai disastri climatici, alla salvaguardia dei diritti umani.

Si certo, si svolgono ancora regolari elezioni nella democrazia sintetica ma, rispetto alla democrazia liberale, la legittimità e l’efficacia di parlamenti e governi va perdendosi, in funzione della sua trascurabilità. Dove ci sono individui vi è un sociosistema, un insieme di cerchie e reti interconnesse (reali o virtuali) che danno forma all’economia, e di conseguenza ad un ordinamento politico al quale comunemente condursi.

Le forme di politica sintetica sono rette da un sistema di reputazione tribale e informale dove ognuno è garanzia del proprio nucleo e il tutto concede al nucleo una protezione identitaria con propri Media e Leader; un comportamento anarcoide autarchico retto da Gilde.

Per tutta questa serie di motivi, sopra elencati, le azioni dei Leader di un movimento politico sintetico possono essere globalmente legittimate a rappresentare una comunità, un movimento ma questo in ogni caso non garantisce alcun vero meccanismo e/o strumento democratico capace di un governo pubblico efficace. Per la semplice ed evidente causa che ogni decisione assunta è manovrata dall’alto. E così, allo stato attuale dell’arte, i pattern comportamentali dei mondi sintetici e social-mediatici della politica condizionano fortemente la sorte del Paese reale.”

Ora, vien da chiedersi, dobbiamo rassegnarci a morire nell’acquario sintetico? Apocalittici e Integrati come magistralmente nel suo libro preconizzava il Prof. Eco?

Si tratta di affrontare il problema con cognizione di causa. L’ideogramma cinese della parola problema si traduce in cosa che ha almeno due soluzioni. Cerchiamo di fornire un contributo al dipanarsi di questa matassa.

Le questioni sotto esposte, raggruppate per sintesi in 16 domande e/o tematiche sono dirette derivate fenomenologiche dell’analisi psico-linguistica del dialogo digitale da condotte nel nostro organismo di ricerca. Questa metodologia e approccio di lavoro consente, con la successiva fase di estrapolazione degli epifenomeni (i marcatori predittivi di scenari a breve-medio periodo) che sono poi presentati in forma pseudo-oracolare di quesiti, di formulare una sorta di vaticinio dello scenario a tendere, basato su di una esposizione degli items emersi dal sentiment digitale analizzato, materia prima della sua stessa inferenza predittiva.

1. Wikicrazia. La capacità manipolativa della tecnologia e dei media sono minacce per uno stato democratico?

2. Governo Vs Governance. Come funziona la condivisione, osservanza, applicazione delle regole fondamentali della democrazia e dei principi costituzionali?

3. Lo Spazio di Manovra. Qual è oggi lo spazio di manovra della democrazia, ovvero i vincoli sovrannazionali imposti agli stati e la globalizzazione dei rischi?

4. Deficit di Democrazia. Qual è il deficit reale di democrazia e quello percepito?

5. Diritto democratico all’informazione. In che stato si trova il diritto democratico all’informazione nel controllo pubblico/privato del villaggio mediatico?

6. Consenso Vs Contesto. Democrazia del consenso oppure democrazia di contesto?

7. La Democrazia della CONCURANZA. Dalla democrazia noncurante, ignorante, egoriferita alla democrazia concurante, d’ Intelligenza Collettiva Cooperante?

8. Cittadini o Sudditi? Inclusi o esclusi dai vari processi e dinamiche decisionali? Sovranismo Vs Sovranità Popolare.

9. Scenari. Prossimi scenari socio-economici della democrazia?

10. Minacce. Chi minaccia e che minacce per la democrazia?

11. Efficacia. La democrazia è ancora una forma efficace di governo?

12. Ignorare i benefici. Ignoranza storica-popolare dei benefici della democrazia?

13. Esportare Democrazia. La democrazia è un bene esportabile e insediabile?

14. Metrica della Democrazia. Esiste una metrica della democrazia? Nel caso positivo quali sono i parametri oggettivi, gli indicatori sensibili da misurare?

15. Partecipazione. Che bisogno/bisogni/desideri di partecipazione democratica?

16. Vaccino alla dittatura. Il Paese è vaccinato contro il virus della dittatura?

 

1 Wikicrazia. La capacità manipolativa della tecnologia e dei media sono minacce per uno stato democratico?

Molto recenti stati generali e vertici di partito appaiono come una vera e propria farsa e messa in scena di una wikicrazia in “democrazia verosimile” della partecipazione sotto la regia di una torre di controllo aziendale od oligarchica. Per i risultati che si possono commentare a caldo, una vera e propria manipolazione dell’elettore nella sub specie di web-elettore.

Negli elettori virtuali va in onda il piacere di farsi manipolare, un rapporto sado-maso vittima carnefice, lo stesso poi riproposto all’intero Paese, nel corso dell’iter sanitario e delle procedure restrittive anti covid19. La società e il villaggio mediatico producono un’enormità di note, veline e breaking news, sempre più titoli ad effetto, sempre meno notizie e tanto meno approfondite informazioni pubbliche.

Si assiste ad un eccesso di comunicazione politica di superficie, una spettacolarizzazione del contraddittorio mediatico che di fatto poi non ha vero modo di esprimersi democraticamente. Questa informazione di facciata di fatto rende difficile il drenaggio delle notizie, buone o cattive che esse siano. Il ritmo frenetico delle Ultim’ora, rende difficile l’elaborazione di una pubblica e critica opinione che finisce per ridursi agli emoticon dei social.

2 Governo Vs Governance. Come funziona la condivisione, osservanza, applicazione delle regole fondamentali della democrazia e dei principi costituzionali?

Si considera possibile, anche se non attuato, il coniugare diversamente e democraticamente le applicazioni delle regole del governare con una governance tecnica delegata ad attuarle concretamente. Conte non solo non lo ha consentito ma ha creato di fatto un ristrettissimo cerchio magico, una oligarchia filo-napoleonica (NapoleConte), esentando le opposizioni da un reale confronto e contraddittorio parlamentare, esautorando chiunque fosse alieno al cerchio da ogni possibilità di incidere su decisioni apicali autarchiche.

Il presidentissimo Draghi, mutatis mutandis, non sembra percorrere altra via. Non è più nemmeno una questione tra maggioranza e opposizione, perché all’interno della loro stessa maggioranza i PdC tirano dritto per la tangente. E’ pertanto palesemente incostituzionale che le camere non possano più di tanto incidere sulla legge di bilancio e sulla somma delle decisioni strategiche che i vari governi presentano sempre più di frequente al voto di fiducia. Nelle ultime legislature si registra l’assenza di una vera opposizione nelle camere verso Palazzo Chigi, ruolo democratico insostituibile. Per questo la vera democrazia è sospesa, s’abbassano gli anticorpi di una deriva oligarchica.

3 Lo Spazio di Manovra. Qual è oggi lo spazio di manovra della democrazia, ovvero i vincoli sovrannazionali imposti agli stati e la globalizzazione dei rischi?

Il pubblico medio non ha la percezione di quel che succede a livello sovrannazionale e di quanta parte delle decisioni assunte da organismi terzi allo stato finiscono per essere iniettate nelle così ridotte manovre di governo. Il Recovery Fund scatenerà il collasso e/o il subbuglio nelle norme di subappalto (il fuori norma). La UE sta approvando il trattato con i paesi Sud Americani. Quando entrerà in vigore gli italiani non sapranno le conseguenze delle disposizioni e delle decisioni da questo derivano. Come peraltro le decisioni governative e gli impegni assunti dall’Italia con il Trattato “Via della Seta” negoziato e siglato con la Repubblica Popolare Cinese non sono di pubblico dominio, ne rese trasparenti e comprensibili ai potenziali fruitori.

4 Deficit di Democrazia. Qual è Il deficit reale di democrazia e quello percepito?

Il deficit di democrazia è personalizzato, proprio perché manca un senso civico generalizzato. Manca la cognizione di fondo. Parliamo di lesa maestà della democrazia solo quando tocca interessi personali e/o corporativi. Manca drammaticamente una visione generale d’insieme dei diritti e doveri democratici, manca il senso civico perché se n’è soppresso l’insegnamento.

5 Diritto democratico all’informazione. In che stato si trova Il diritto democratico all’informazione nel controllo pubblico/privato del villaggio mediatico?

Nel passato recente il caso Morra, nel governo Conte bis, ci ha raccontato molto in tal senso. Era stato programmato un suo intervento poi cancellato per via delle dichiarazioni “inopportune e squalificanti” rilasciate dallo stesso. Ma così facendo, al di fuori di qualsiasi valutazione di merito, si è violato quel principio democratico che garantisce di esprimere il proprio pensiero all’interno di un servizio pubblico. Ovvero la possibilità e il diritto che l’informazione libera sia il primo mattone per la costituzione e la formazione di un giudizio indipendente. Quello a cui si è assistito è il processo inverso: l’utilizzo dell’informazione per generare una opinione pubblica coincidente. Kafka docet.

6 Consenso Vs Contesto. Democrazia del consenso oppure democrazia di contesto?

Problema delle democrazie moderne e degli stati liberali. Il cittadino consapevole non cadrebbe in questa trappola. Nemmeno una classe dirigente esente dal venire manipolata e influenzata dall’ossessione monoteistica del voto e della campagna elettorale, perciò distante dalla realtà popolare, dallo stato dell’arte delle cose quotidiane. Non può esistere una politica pragmatica e orientata alle ragioni di stato se la politica è a scadenza semestrale. Si considera l’elettore talmente stupido da indurlo in uno stato di continuum elettorale, che finisce per cortocircuitare l’intero apparato delle istituzioni.

7 La Democrazia della CONCURANZA. Dalla democrazia noncurante, ignorante, egoriferita alla democrazia concurante, d’Intelligenza Collettiva Cooperante?

Occorre verificare perché, fino ad oggi, non ce la si sia ancora mai è fatta a realizzare una cooperazione intelligente tra maggioranza e opposizione, negli interessi della nazione. Qual è l’errore? La sindrome del Napoleone al governo. Consentire sempre l’insediamento di un Napoleone, qualunque ne sia il colore politico, a Palazzo Chigi. Il primo lockdown ci ha mostrato come, l’istante dopo, i toni dell’opposizione (incarnati da Salvini e la Meloni) si siano fatti concilianti, limitandosi a chiedere di essere coinvolti per scrivere insieme i decreti quando avrebbero dovuto insorgere con forza su questa necessaria condizione di vera democrazia istituzionale in piena emergenza nazionale.

Chi ha sbagliato non è Napoleone-Conte ma chi, in ogni sedia delle istituzioni ha consentito che il parlamento fosse esautorato dalla partecipazione democratica. La vera operazione istituzionale era quella di una piena cooperazione intelligente, aperta a tutti i tavoli, nella condivisione delle responsabilità di stato. E si torna inevitabilmente al fatidico errore di Salvini di chiedere maggiori poteri appellandosi, una volta di più, al voto, ignorando le procedure democratiche. Così di fatto con Draghi si è commissariato il Paese.

8 Cittadini o Sudditi? Inclusi o esclusi dai vari processi e dinamiche decisionali? Sovranismo Vs Sovranità Popolare.

I Cittadini italiani hanno deciso di essere sudditi nell’autoescludersi dalle reali decisioni, affidandole all’epiteto, allo slogan e al voto di protesta del Vaffa Day o del Prima gli Italiani. L’antitesi dell’esclusione è la partecipazione civica democratica quotidiana. Sudditi consapevoli e ipocriti che si affidano a solisti improvvisati della democrazia, impreparati e opportunisti nel carpirne rabbia e frustrazione, incrementando le disuguaglianze di uno stato dove non si progetta un’equa e meritocratica distribuzione di opportunità di sviluppo e ricchezza da lavoro.

9 Scenari. Prossimi scenari socio-economici della democrazia?

Viviamo in una società gassosa, dove anche i minimi riferimenti istituzionali si compongono e scompongono in modo volatile, nel lasso di tempo più breve; c’è bisogno di fare i conti con un vero e proprio distanziamento coesivo dalle istituzioni; gli apparati di gestione e governo della cosa pubblica sono entrati nel più profondo stato di crisi identitaria e confusione decisionale, che la pandemia ha solo drasticamente e ancor più drammaticamente contribuito ad accelerare e a depotenziare nel merito. Quindi crisi dello stato, della chiesa, dei partiti e movimenti politici, delle associazioni di rappresentanza, dei sindacati, della scuola, della famiglia. Frontiere come colabrodi aperti all’emigrazione clandestina, scorribande finanziarie e sciacallaggio economico di cinici e spietati speculatori, autonomia delle politiche nazionali contingentata da decisioni sovrannazionali obbliganti, catene di comando incapaci d’assumere e produrre decisioni/soluzioni rapide.

E in aggiunta, nel worst case degli scenari, impoverimento e collasso del sistema economico che non è premiale verso chi imprende e che mostra tutti gli enormi limiti del reddito di cittadinanza. Notevole aumento delle disparità di trattamento giuslavoristico della popolazione, che affligge le donne, le nuove generazioni, i lavoratori dello spettacolo, le piccole e medie imprese e le professioni non riconosciute. L’incapacità di generare un’agenda delle emergenze e promuoverne una parallela delle eccellenze di questo Paese.

10 Minacce. Chi minaccia e che minacce per la democrazia? Molte decisioni del quotidiano di ognuno sono fortemente condizionate da manovratori occulti, su cui nulla possono stati e individui. Lo stato democratico non ha in sostanza mantenuto le promesse d’essere un grembo protettivo, capace di custodire la democrazia reale e alleviare le molte ansie dei suoi cittadini residenti. E, in modo più allargato, chi dimostra di non crederci e di non tutelarla la democrazia; la mancanza di competenze e di una visione istituzionale dello stato-nazione; la svendita del patrimonio pubblico e culturale a stati esteri; non riuscire né a proteggere né a valorizzare l’enorme patrimonio industriale, paesaggistico e storico-culturale del territorio.

11 Efficacia. La democrazia è ancora una forma efficace di governo? I due terzi degli stati sovrani al mondo vivono in regime democratico e al loro interno si iscrive il 60% della popolazione del pianeta. Alcuni di questi però vivono ben distanti dai fondamenti occidentali della democrazia. In una democradura (democrazia-dittatura). Democrazia formale e dittatura di fatto vigente. I nuovi regimi democratici si trovano in grande difficoltà nel realizzare le loro promesse. La democrazia non è generatrice di immediata ricchezza, di prestazioni sanitarie performanti, di diminuzione delle povertà. Le democrazie occidentali sono minacciate da forme involute di oligarchia strisciante, sovranismo degenerante, tecnocrazia, populismo demagogico. Se lo osserviamo da una prospettiva sociologica di rincorsa storica, il modello democratico è relativamente recente nella storia del mondo. Fino alla metà del secolo scorso nessuno avrebbe scommesso che una sola forma di gestione del potere, affidata al plebiscito popolare, si sarebbe poi imposta così largamente come legittima, riconosciuta e praticata, con un governo espressione della maggioranza di un consenso espresso nell’urna elettorale.

La democrazia è una forma di governo sostanzialmente ancora da attuare. In Italia un meccanismo istituzionale di governo di una repubblica parlamentare ancora relativamente giovane. Occorre che si mettano a frutto i grandi insegnamenti delle crisi, quella pandemica in atto può fungere da laboratorio.

12 Ignorare i benefici. Ignoranza storica-popolare dei benefici della democrazia?

Più che di democrazia dell’ignoranza possiamo parlare dell’ignoranza della democrazia, anzi d’ignavia in quanto denuncia l’assenza di una vera volontà attuativa della democrazia, il non voler sapere di potere e saper fare, la mancanza di responsabilità collettiva, di consapevolezza d’essere un popolo. Ci si maschera quindi, spesso e volentieri, dietro all’ignoranza; ci si riempie la bocca, quando e perché fa comodo, della parola diritti, diritti.

Dietro ad ogni diritto ha sempre ad esserci un dovere. La vita democratica deve prenderne coscienza perché oggi il Paese non ne è consapevole, confonde aspettative personali con i diritti e si sottrae in modo subdolo al rispetto dei doveri. La democrazia italiana nasce con la Repubblica, nella coscienza degli effetti devastanti dell’oppressione dittatoriale e della catastrofe bellica patita. Il voto del ’46 arrivava dopo un periodo di quasi 15 anni da un voto precedente. In un secolo breve, il ‘900, che aveva visto il lucubre alternarsi di guerra-dittatura-seconda guerra. Nell’ignoranza e ignavia della democrazia è forte il marcatore storico della “damnatio memoriae”.

La generazione nata negli anni ’70 del secolo scorso aveva già perso la coscienza dei benefici del vivere democratico. Mentre i sessantottini, nati nell’immediato dopoguerra, erano figli di borghesi trasformatisi in ribelli e rivoluzionari e poi nel tempo in grandi borghesi. Quella degli anni di piombo, i fratelli minori dei sessantottini, è scesa in piazza per i diritti civili sempre tentata da una deriva più fredda ma più violenta della militanza politica, spesso estremizzata, nelle parole e nei cruenti fatti. Quella dei giovani e adolescenti d’oggi è figlia di una involuzione, più che di una rivoluzione interiore, d’obiettivi di consumo sempre più minimalisti e opachi.

13 Esportare Democrazia. La democrazia è un bene esportabile e insediabile?

Le lezioni della storia ci dicono un netto no e nel modo più assoluto. La democrazia non è, non può e non potrà mai essere un bene esportabile. Ogni popolo che ambisca alla democrazia deve compiere un suo proprio e indipendente percorso, senza subire alcuna interferenza esterna. Il gesto più grande di un genitore è quello di lasciare ai figli la libertà di sbagliare. Quando un popolo democratico si erge a giudice o maestro di un altro popolo ha di fatto tradito gli stessi principi democratici. Si può favorire la democrazia altrui promuovendo gli scambi culturali e l’insegnamento dell’educazione civica e dei diritti civili e umanitari, presentando sempre la forma di governo democratico come un’alternativa di vita ad altre forme di governo esistenti. Quindi un democratico scambio di informazioni e opportunità di sviluppo.

14 Metrica della Democrazia. Esiste una metrica della democrazia? Nel caso positivo quali sono i parametri oggettivi, gli indicatori sensibili da misurare?

Certo. Esistono parametri per la misurazione oggettiva dei marcatori sociali, istituzionali, economici e culturali della democrazia; sicuramente la misurazione e le risposte osservate possono mutare in ragione del punto di osservazione. La osserviamo come cittadini? Come Professionisti della politica? Come attori del villaggio mediatico? Come insegnanti? Come forze dell’ordine e/o magistrati?

Le risposte hanno diversa angolatura prospettica. Rimane il fatto che una comunità dove diseguaglianze e povertà del popolo prevalgono denuncia un fallimento o una profonda crisi della democrazia reale. Il lavoro precario, la forte disoccupazione, la disparità di accesso all’istruzione sono tutte tutele disattese della sussistenza democratica. Una democrazia malata ammorba in modo virale ogni istituzione e cittadino.

Partecipazione. Che bisogno/bisogni/desideri di partecipazione democratica?

Ci sono spazi sufficienti alla partecipazione democratica. O meglio ci sarebbero. Non è tanto un problema di offerta ma una questione di domanda. Una domanda sporadica e posticcia che non incontra, occupa spazi reali.

15 Vaccino alla dittatura. Il Paese è vaccinato contro il virus della dittatura?

Se un sistema democratico non funziona allora è sempre possibile una deriva dittatoriale. Il Paese sta virando verso una democrazia presidenziale con il superuomo carismatico al potere. Si sente un bisogno mai sopito di una dittatura, anche paludata da una verosimiglianza democratica. Kemal Ataturk cambiò la Turchia in meglio. Forse oggi un Churchill o un Ataturk farebbero comodo alle nazioni, come l’Inghilterra ha tratto vantaggio indiscutibile da donne come Queen Elisabeth II e Margaret Thatcher.

Oggi l’empasse della democrazia è evidente. Forse occorre azzerare e ricominciare tutto daccapo. La civiltà occidentale ha sperimentato per prima la democrazia popolare, anche se poi in forma di Repubblica Imperiale, con la madre di tutte le battaglie democratiche ovvero la Rivoluzione Francese.

Forse il futuro potrebbe anche appartenere a forme di dittature funzionali o nuove monarchie costituzionali, o ad oligarchie costituzionali. L’attuale sistema democratico, così come si è involuto e destrutturato è destinato a fallire. In Siria funzionava bene, con un grande ceto medio, poi in poco tempo tutto è cambiato andandosi irrimediabilmente a deteriorare. Hong Kong fungeva da zona franca della democrazia tra sistema inglese e la Cina. Ora subisce le intenzioni egemoni e repressive di una grande potenza. Questo ci spaventa.

16 La democrazia liberale è un oceano che va riducendosi di giorno in giorno e che se non rivitalizzato tenderà a prosciugarsi nel medio periodo. Il pianeta in pochi decenni è demograficamente esploso con un visibile raddoppio dei suoi abitanti, mentre alcuni stati, come il nostro ad esempio, sono in decrescita veloce del tasso di natalità e in drammatico incremento della popolazione anziana, della mortalità, di una vera e propria emorragia demografica con la fuga e l’abbandono dei giovani. Il mondo è un villaggio, in larga parte interconnesso. I capitali e le finanze viaggiano ormai in forma digitale o elettronica e a velocità insospettabile.

Carl Marx aveva capito che le modifiche istituzionali sono sempre ben più lente di quelle socio-economiche. Sono le istituzioni a doversi adeguare ai continui cambiamenti di scenario in continua parossistica evoluzione verso un apparato sempre più sintetico.

La politica attuale ha un certo tornaconto nel mantenere l’elettorato nell’ignoranza di fondo che lo rende facilmente manipolabile; questo ha creato nel tempo una forma di iper-personalismo della politica, l’affermarsi del mito del leader maximo; per questo Forza Italia è Berlusconi, Fratelli d’Italia è Giorgia Meloni, La Lega è Matteo Salvini, Renzi ha il suo partito, Conte si è preso il Movimento Cinque Stelle.

La vita democratica si regge pertanto su figure anziché su proposte politiche. Il Parlamento è però essenziale per l’ordine democratico; oggi la politica agisce in maniera di screditarlo, impoverendone la funzione repubblicana baricentrica, esentandolo spesso dai propri centrali compiti democratici, ridotto a mero avatar. Assistiamo ogni giorno ad un paradosso tragicomico: La bulimia della burocrazia che si accompagna all’anoressia del sistema politico e democratico, con partiti deboli.

La Pandemia ha smascherato, d’un tratto, la finzione di un mondo al collasso. Le condizioni di vita della maggioranza della popolazione peggiorano ma gli stessi governanti danno palesemente l’impressione di essere diventati poco più di amministratori di condominio, impossibilitati a prendere decisioni più significative di quella di far cambiare le fioriere sui balconi. Le vere decisioni si prendono altrove: nelle stanze della finanza globale anche se dove siano queste stanze e cosa sia esattamente la finanza globale non è chiaro a nessuno di noi.

IL BISOGNO DI UNA DEMOCRAZIA MAGGIORMENTE PARTECIPATIVA

L’unico vero modo di incrementare la partecipazione del cittadino elettore è quello di renderlo protagonista e non più spettatore di un canovaccio democratico ormai obsoleto, virtuale e sintetico. La politica, come tutti i giochi dell’uomo, è gioco maledettamente serio. I meccanismi di ingaggio devono trovare nuovi campi, applicazioni ora ancora assenti:

  • La democrazia sintetica discende da una crisi della democrazia partecipativa

  • Votare più spesso e più velocemente/Essere consultati su molte questioni

  • Il bisogno di uno zapping elettorale frequente

La democrazia che verrà

  • La nuova democrazia passa per eterogenee forme aggregative nella vita associativa, nel quotidiano vissuto locale o di prossimità, nei media, nei social una Democracy of the things se la vogliamo modaiola alla quattropuntozero.

  • I meccanismi democratici collettivi devono liberare la libertà degli individui

  • Un nuovo neo-tribalismo globale annuncia un nuovo percorso glocal della democrazia: da comunità locale- a nazione- a continente- a mondo- per chiudere il cerchio tornando alla comunità locale: ovvero la circolarità sostenibile della nuova geografia democratica

  • Una Tecno-Democrazia con sistemi istantanei di voto (Real Time Democracy)

E infine oggi la politica democratica deve forzatamente occuparsi di organizzare la solidarietà, la protezione della cultura e del sistema di valori che andranno poi a coniugarsi con lo stile di vita, un apparato burocratico finalmente snello, efficace e semplificato nell’intento di assicurare la progressiva sconfitta delle tante povertà che ancora affliggono quote rilevanti della popolazione, in primis lo stato d’indigenza, la fame vera che oggi si tocca con mano nelle file della Caritas.

Poi occorrerà ridare slancio alla formazione, alla ricerca e all’innovazione, senza le quali non può installarsi il benessere e non vi sarà futuro. E comunque non basta. Deve garantire equanimi opportunità di partenza per ogni cittadino e favorire la crescita di una diffusa coscienza civica dei grandi rischi e delle minacce incombenti.
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