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Risiko tra europei: così Draghi e Scholz giocano due partite (molto) diverse

Il primo ha abbracciato, ma come questa volta, la dottrina Usa e Nato per l’Italia dopo le virate asiatiche dei governi Conte. Il secondo raccoglie il testimone dopo 20 anni di merkelismo filo russo

MARIO DRAGHI, OLAF SCHOLZ CANCELLIERE TEDESCO

Il primo ha dalla sua un background mondiale riconosciuto, reso ancora più noto dal celebre whatever it takes pronunciato in occasione della crisi dell’euro e sul ruolo di Bce e banche centrali. Il secondo sta scontando non solo un noviziato fisiologico, dopo il ventennio targato Merkel, ma ha dalla sua il marchio di paese d’Europa più legato alla Russia. Mario Draghi e Olaf Scholz si trovano in posizioni alquanto differenti.

Qui Roma

Il premier italiano è stato tra i più convinti sostenitori della dottrina Nato dall’inizio della guerra in Ucraina in poi. Sì al sostegno politico e armato a Kiev, condanna ferma dell’invasione russa, ribadendo i principi che attengono alla sovranità nazionale degli stati in un’ottica di spiccato euroatlantismo. Del resto era stata (anche) questa la motivazione che aveva spinto, per così dire, una buona parte dell’establishment italiano a sposare il suo nome dopo i due governi Conte, che pendevano più a oriente.

Oggi qualcuno dice che Draghi possa essere il successore di Stoltenberg alla guida della Nato, ma le voci che si rincorrono sull’ex numero uno della Bce sono molteplici, come quelle che lo vorrebbero al posto di Michel. Il punto però non è questo, ma attiene alla strategia complessiva: in questa fase Draghi ha posizionato l’Italia, considerata da sempre il ventre molle dell’alleanza, stabilmente con Usa e Ue. Una Ue dove le sensibilità sono diverse, come appunto accade in Germania e Ungheria. La visita del premier italiano alla Casa Bianca è già su questa scia e confermerà solo il già detto.

Qui Berlino

La Germania sotto il governo Merkel è stata il partner europeo che più ha allacciato relazioni con la Russia. Dall’invasione della Crimea in poi il legame si è ulteriormente stretto, portando al frutto “proibito” del gasdotto Nord Stream 2. Da lì sono iniziati i problemi con l’alleato americano, che mal ha digerito sia quella partnership che quella con Pechino. Va ricordato che in Germania arrivano i treni targati Via della seta.

Lo scorso gennaio ha visto entrare in funzione una nuova rotta cargo terra-mare tra Xi’an, la capitale della provincia dello Shaanxi, nella Cina nord-occidentale, il sud-ovest della Germania e poi un’altra verso il porto di Mukran sempre in Germania. Gli Usa da tempo avevano avvisato Berlino di una possibile fonte di pericolo: ovvero, legarsi mani e braccia ai desiderata di Putin alla voce gas sarebbe stato un elemento altamente destabilizzante per l’intera Ue.

Scenari

Non è completamente vera l’affermazione che l’Europa si trova nel mezzo del braccio di ferro tra Usa e Russia, dal momento che da anni si moltiplicano i dibattiti sull’effettivo ruolo dell’Ue indipendentemnete dalle crisi degli altri big players. In sostanza Bruxelles ha ritardato non poco nel costruirsi uno status ad hoc ed oggi si trova a dover gestire una situazione esplosiva, resa ancora più ingarbugliata dalla crisi del gas.

Per cui se è vero come è vero che Draghi ha abbracciato, ma come questa volta, la dottrina Usa e Nato per l’Italia dopo le virate asiatiche dei governi Conte, Scholz raccoglie il testimone dopo 20 anni di merkelismo filo russo. Due modi, diversi e distanti, di intendere la vocazione di un’Europa che è chiamata stavolta ad una scelta.

@L_Argomento

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