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Riforma Cartabia, c’è il sì della Camera ma…

MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA ESTERNO PALAZZO
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Ieri l’approvazione alla Camera del terzo pacchetto di leggi sulla riforma della giustizia targata Marta Cartabia (anche in chiave Pnrr). Dopo il processo civile e il processo penale, è passata la legge delega di riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario: 328 voti favorevoli, 41 voti contrari (FdI e Alternativa) e 25 astenuti (Italia Viva).

Iter della riforma

Il testo base è quello presentato nel 2020 dall’allora Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, riformulato e approvato in via definitiva nel settembre 2021. Solo dopo la riconferma di Sergio Mattarella alla carica di Presidente della Repubblica (e dunque presidente del Csm), però è ripartito l’iter della discussione. Il 16 febbraio 2022 sono 400 gli emendamenti in commissione giustizia prima del passaggio alle camere, fino al 14 aprile scorso quando è stato licenziato il testo approvato ieri. La Ministra Marta Cartabia ha sugellato l’approvazione dichiarando: “Credo che in questo passaggio abbiamo proposto la riforma migliore possibile, ben consapevoli che in ogni riforma sempre tutto è perfettibile.” E il vicepresidente del Csm David Ermini riconosce che “Era una riforma sicuramente necessaria e urgente, non solo per segnare il cambio di passo rispetto al passato, ma soprattutto per dare compiutezza all’ampio percorso riformatore della giustizia avviato in questi anni”, riecheggiando i moniti più volte arrivati dallo stesso Presidente della Repubblica.

Distinguo e dichiarazioni politiche

In vista del passaggio definitivo al Senato, rimangono comunque 38 gli ordini del giorno che verranno ripresentati (compresi quelli della Lega), su cui il governo ha dato parere contrario, ma che Italia Viva ha votato insieme alle opposizioni. Pesa sempre la scelta dell’astensionismo da parte di Matteo Renzi che al Senato conta un gruppo parlamentare più nutrito. Sullo sfondo rimane l’opposizione delle toghe e il rischio che il 30 aprile l’Anm decida per uno sciopero. Il governo, dunque, non è atteso solo da un passaggio formale, tant’è che da più parti sembra circolare l’ipotesi, fino ad ora sempre smentita, di valutare la fiducia.

 Italia Viva

“È una mini-riforma, una riforma inutile. Non dà linea e non dà visione. La politica oggi rinuncia a fare da legislatore, ci dispiace per il ministro Cartabia che ha scelto la strada di una scorciatoia con una riforma che non migliorerà nulla”, ha dichiarato per Italia Viva il deputato Cosimo Ferri. Il tema della legge elettorale e il rifiuto di aprire al sorteggio temperato, è il motivo principale per cui Renzi ha annunciato l’astensione. Oltre ai distinguo in merito al meccanismo delle porte girevoli, sia per quanto riguarda l’eleggibilità che per il fronte del cosiddetto ricollocamento.

Lega e referendum

“Per senso di responsabilità abbiamo garantito sostegno alla riforma, almeno per salvaguardare quei piccoli traguardi comunque raggiunti. Al Senato riproporremo tutte le modifiche necessarie a ridare credibilità e autorevolezza alla magistratura. Siamo certi, inoltre, che avremo modo di vedere quel coraggio, che è mancato alla Camera, in occasione del voto sui cinque referendum sulla Giustizia del prossimo 12 giugno” ha dichiarato Roberto Turri, capogruppo della Lega in commissione Giustizia. Nei giorni scorsi era, infatti, stata abbandonata, anche, la proposta leghista di sorteggiare i collegi elettorali, tornando al testo del governo che invece delegava la loro determinazione al ministro.

Forza Italia e separazione delle carriere

Matilde Siracusano per FI ha detto: “Questa non è la nostra riforma, ma se non ci fosse stata Forza Italia al governo non avremmo approvato lo stop alle porte girevoli o la separazione delle funzioni. È la migliore legge sull’ordinamento giudiziario che si è prodotta”, a sottolineare ancora una volta uno dei tanti cavalli di battaglia di Berlusconi, in tema giustizia.

Maggioranza e governo

“È una riforma che si colloca a metà strada tra chi la considera inutile e chi la considera pericolosa: si colloca cioè sull’asse del riformismo possibile”, ha dichiarato Alfredo Bazoli del Pd. Mentre Valentina D’Orso per il Movimento 5 Stelle rivendica “il faticosissimo percorso di mediazione, lungo cui il M5S ha difeso, per quanto possibile, il disegno di legge originario”. Entusiasta Enrico Costa di Azione che afferma: “Oggi finalmente arriviamo a un’inversione a U”, rivendicando principalmente l’approvazione del fascicolo personale e di valutazione dei magistrati.

@L_Argomento

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