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Ricomincio da Napoli. Mostre sui Gladiatori e Troisi Poeta Massimo

Ricomincio da Napoli. Mostre sui Gladiatori e Troisi Poeta Massimo

Ricomincio da Napoli. Mostre sui Gladiatori e Troisi Poeta Massimo
È stato scoperto in Turchia un gigantesco anfiteatro risalente all’età dei Severi (III secolo d.C) chiamato ormai dagli archeologi “ Colosseo dell’Anatolia” leggermente più piccolo di quello nostrano, sotterrato da tonnellate di terra sulle colline dell’antica città di Mastaura.

Lo stato di conservazione pare ottimo. Sugli spalti di questo anfiteatro monumentale gli spettatori potevano essere, secondo gli studiosi, più di ventimila. Il diametro è di novanta metri. Questa notizia fa il paio con la riapertura del Museo Archeologico di Napoli (MANN) che riapre con la mostra Gladiatori, il cui mito perdura nei secoli. Qui si ricostruiscono combattimenti, vita quotidiana, allenamenti, alimentazione, assieme alle più recenti scoperte e alle meraviglie dei restauri. L’esposizione napoletana illustra le particolari tecniche di combattimento, le armi impiegate, lo svolgimento degli spettacoli ai tempi dell’Impero. Un aspetto umano deriva poi dalla provenienza geografica di questi gladiatori che si sfidavano tra sangue e sabbia per il divertimento del pubblico e dei Cesari. C’è tra i restauri, un pavimento a mosaico proveniente da Basilea dove si dimostra assieme al sensazionale ritrovamento in Turchia, di come la fama di questi combattenti-eroi fosse estesa in ogni angolo dell’Impero.

C’è da immaginare il grande flusso degli spettatori che accalcavano gli spalti, riempivano questa città dell’Asia Minore, si eccitavano alla vista di quegli spettacoli sanguinolenti. Nei sotterranei dell’anfiteatro turco gli archeologi hanno svelato le aree dove gli atleti si allenavano e la struttura sembra davvero cristallizzata nel tempo. Mastaura nel 200 d.C doveva essere un centro molto ricco: lo testimonia il ritrovamento di centinaia di monete dell’epoca.

La Mostra al MANN è prorogata fino a gennaio ’22, in Anatolia intanto si continua a scavare alla ricerca di nuove sensazionali scoperte.

A Castel dell’Ovo la mostra organizzata dall’Istituto Luce Cinecittà e il Comune di Napoli su quel genio comico che si affacciò come una rivelazione nel 1981 con il suo Ricomincio da tre, di San Giorgio a Cremano, già componente della Smorfia al cabaret con Enzo Decaro e Lello Arena e in televisione: stiamo parlando di Massimo Troisi.

Si è spesso confinata la sua comicità nell’alveo del rassicurante erede di Pulcinella facendo passare la sua goffaggine come quella di un Jerry Lewis del sud Italia, tutto piagnisteo che rincorre ed evidenzia gli antichi mali di Napoli.

È evidente che non è così. Quello di Troisi è un rovesciamento semantico di tutti i luoghi comuni, il ribaltamento di tutto l’oleografico mondo souvenir: pizza mandolino vulcano, miracoli, camorra; un lavoro liberatorio di contestazione giovanile dissacrante in una ricerca auto-analitica sulle origini della Tradizione napoletana: non a caso la sua statuetta a San Gregorio Armeno la si vede accostata a quella di Totò e Eduardo.

Di questa Napoli Graffiti anni Ottanta c’è anche il blues di Pino Daniele, e Napoli con Troisi diventa una città culturale internazionale (anche grazie a Bennato, Roberto De Simone, Teresa De Sio, Maradona). Troisi se la prende con i comportamenti collettivi e privati in automatico, con il luogo comune che unifica, omogeinizza, schiaccia modelli di sviluppo e di ripresa e avanzamento culturale; i suoi innocenti refrain ossessivi fanno ridere e sono maledettamente seri. Amiamo tutti Massimo Troisi e senza di lui ci sembra sulla comicità di oggi, davvero di dover ricominciare. Da zero o almeno da tre.
Ricomincio da Napoli. Mostre sui Gladiatori e Troisi Poeta Massimo

Shortlink: https://bit.ly/2UKTZNQ

 

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