Renzi, Controrrente: “non sta cercando prove, sta cercando reati”

Renzi, Controrrente: “non sta cercando prove, sta cercando reati”

"Hanno preso i telefonini dei non indagati con l'unico obiettivo di avere più informazioni su di loro e su di me"

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Renzi, Controrrente: “non sta cercando prove, sta cercando reati”
“Nel novembre 2019 il procuratore Turco va all’assalto di chi finanzia – in modo trasparente, lecito e rendicontato – iniziative politiche come la Leopolda, che la fondazione Open organizza ogni anno.

Alle sei del mattino, decine di finanziatori non indagati, vengono svegliati con un blitz da centinaia di uomini della Guardia di Finanza. Centinaia di finanzieri, per un costo esagerato che tanto paga il contribuente.

Il messaggio è chiaro: voi avete finanziato la Leopolda di Renzi? E adesso noi vi entriamo in casa al mattino, vi rovesciamo i cassetti e andiamo a spulciarvi il telefonino che vi sequestriamo.

E cosa c’entra il telefonino con un bonifico la cui copia è semplicemente ottenibile in banca? Nulla”. Lo scrive il leader di Italia Viva Matteo Renzi in un capitolo del suo nuovo libro “Controcorrente” (Piemme). “Per mesi i telefonini, con i messaggi privati, le foto private, i dati privati restano nelle mani degli inquirenti. Il Pm Turco, nel silenzio impaurito dei commentatori, prende i telefonini dei non indagati finanziatori della Leopolda con l’unico obiettivo di avere più informazioni su di loro. E su di me – continua Renzi Non sta cercando prove, sta cercando reati.

E questa frase non la dico io, la dice mesi dopo la Corte di Cassazione che dà quattro volte torto al pubblico ministero fiorentino. Sono parole che dovrebbero far arrossire di vergogna gli inquirenti quelle che la Suprema Corte mette per iscritto nell’annullare le ordinanze di sequestro: un inutile ‘sacrificio di diritti’, con un sequestro ‘onnivoro e invasivo’, ‘asimmetrico’, ‘che finisce per assumere una non consentita funzione esplorativa’.

Il sequestro insomma sacrifica i diritti di un cittadino per andare a cercare altri reati”. “Con centinaia di finanzieri che al mattino vengono inviati a sequestrare telefonini di persone per bene, nemmeno indagate, ma a cui viene dato il messaggio: ‘State lontani da Renzi’.

Ma non ci rendiamo conto che in questo stile – contestato dalla Corte di Cassazione, non dalle chiacchiere del bar – c’è una fortissima invasione di campo della magistratura nella sfera politica? Chi tocca Renzi rischia, chi finanzia iniziative cui lui partecipa rischia ancora di più. I cittadini finanziatori hanno reazioni diverse. Qualcuno smette anche di parlarmi. Molti soffrono la violazione della privacy in silenzio. Altri sono indignati e consolano me quando io non trovo le parole per scusarmi con loro.

Uno mi scriverà dopo mesi: ‘Ti chiedo scusa se in questi mesi ti ho evitato. Ma quando ho visto i finanzieri aprire i cassetti di camera mia mi sono sentito come violentato. E ho pensato che tu avessi combinato chissà che cosa'”.
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