Referendum cannabis, il boicottaggio contro le firme digitali

Referendum cannabis, il boicottaggio contro le firme digitali

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Referendum cannabis, il boicottaggio contro le firme digitali
Sarà un caso ma con l’insorgere delle pretestuose polemiche sul metodo Spid per raccogliere le firme in maniera digitale – per il referendum per la parziale legalizzazione della cannabis e per la completa depenalizzazione del consumo – si è come quasi completamente fermata la macchina burocratica dei comuni e degli enti locali che avrebbero dovuto trasmettere entro 48 ore i certificati elettorali di tutti i firmatari rispondendo a una semplice pec delle oltre 500 mila mandate in giro dall’Associazione Luca Coscioni e dal comitato promotore del referendum in questione.

Sino a due giorni orsono – scaduto abbondantemente il termine perentorio fissato dalla legge – erano poco più di 130 mila i certificati spediti dalle amministrazioni locali. Tanto che sia Riccardo Magi, sia Marco Perduca, tra i principali promotori del quesito, avevano già cominciato uno sciopero della fame.

Tra sabato e domenica però , sulla spinta delle notizie di stampa, qualcosa si sarebbe mosso e adesso i certificati inviati dalla PP AA hanno raggiunto quota. 250 mila. “Comunque troppo pochi per farcela entro il 30 settembre a raccoglierli tutti e a metterli in ordine per consegnare le firme in Cassazione – dice a “L’argomento” Marco Perduca – e quindi adesso è decisivo che nell’ordine del giorno del consiglio dei ministri di domani ci sia anche la proroga della raccolta firme al 31 ottobre, così come accordata ai referendum sulla giustizia, anche tenendo conto della campagna elettorale in corso per le amministrative..”

Per Mario Draghi una bella gatta da pelare, tenendo conto delle spinte contrarie alla raccolta di firme digitali che si registrano tra i partiti, terrorizzati dal potere venire espropriati del proprio potere di veto su ogni iniziativa legislativa dal basso. I media più servili fanno a gara a confondere un metodo – ormai in uso in quasi tutti i paesi civili nel mondo – con la democrazia diretta alla Casaleggio buttando il tutto in caciara, come nell’ultimo numero de “L’espresso” in edicola. Ed è curioso notare una sinistra coincidenza tra questa maniera di fare informazione e gli ostacoli burocratici dietro cui si nascondono le istituzioni. Con il risultato di boicottare un referendum che in una settimana ha raccolto più di seicentomila autenticazioni spid da parte di cittadini che evidentemente sentono la questione cannabis come non secondaria.

Vedremo come andrà a finire. Certo l’Italia rischia una nuova condanna davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Perché i giudici europei sanno benissimo che per conculcare i diritti universali degli elettori non esistono solo i metodi autoritari alla Erdogan o alla Putin, ma anche la “paraculaggine di regime”, in Italia in voga sin dal secondo dopoguerra.
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