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Economia

Recovery e Pnrr ai tempi della guerra: Bruxelles scommette su Roma

MARIO DRAGHI PREMIER

Ad oggi, l’Europa ha garantito all’Italia circa 47 miliardi di euro, che dovranno essere spesi presto e bene. La crescita post Covid ha, però, rallentato sotto i colpi della guerra e dell’inflazione, ma Bruxelles continua a scommettere molto sull’Italia. Il contributo che arriverà dal Pnrr sarà fondamentale per riequilibrare il nostro debito pubblico e per questo a livello europeo il premier Mario Draghi sta lavorando anche all’ipotesi di un nuovo recovery a supporto.

Lo stato di avanzamento del Pnrr

Le verifiche comunitarie si sono fin qui concentrate su obiettivi qualitativi, ma nel corso del 2022 l’Italia sarà chiamata a rispondere anche dal punto di vista quantitativo dei 51 obiettivi che deve soddisfare. I 47 miliardi di euro sin qui arrivati dall’Europa dovranno essere essere destinati puntualmente e correttamente attraverso investimenti e riforme che riguardano efficienza energetica nell’edilizia, mobilità sostenibile, digitalizzazione della pubblica amministrazione e del sistema di giustizia, miglioramento del sistema di gestione idrica e sviluppo dell’idrogeno. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza vale per l’Italia complessivamente 191,5 miliardi di euro messi a disposizione dall’Unione europea, integrati dai 30,6 miliardi del Piano complementare, finanziato direttamente dallo Stato, per un totale di 222,1 miliardi. Un’opportunità davvero imperdibile e, infatti, il governo Draghi sta lavorando alacremente sul fronte, consapevole però del fatto che la guerra ha cambiato notevolmente lo scenario economico e di crescita. Occorrerà, dunque, operare una rimodulazione del Pnrr, tenendo conto del caro prezzi e soprattutto del caro energia, e renderlo armonico ad una crescita che non è più quella prevista in fase di definizione iniziale.

Recovery energetico

Il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni ha recentemente affermato: “Il piano della Commissione Ue per contrastare il caro-energia e far fronte alle criticità innescate dall’invasione russa dell’Ucraina, REPowerEU, deve essere sostenuto dalle necessarie risorse nazionali ed europee”. La versione definitiva del piano potrebbe vedere la luce già nel mese di maggio e dovrebbe prevedere l’ipotesi di prezzi regolati. La vittoria di Emmanuel Macron ha rinsaldato ancor di più la volontà di un nuovo recovery; insieme al nostro premier Draghi, infatti, è stato il primo promotore dell’idea di una seconda comunitarizzazione del debito (dove ci sono spese comuni, queste vanno affrontate insieme) per fronteggiare i due grandi problemi che l’Europa si trova di fronte oggi: difesa ed energia. Quello che dovrebbe scattare è, dunque, un ombrello di protezione (come già visto con il Covid) fatto per accrescere le capacità difensive dei 27 Stati membri e per portarli unitamente all’autosufficienza energetica (Gentiloni ha indicato nel 2027 l’anno obiettivo), in accordo con quanto deciso dalla Commissione a luglio scorso attraverso il Green deal (passaggio graduale ma definitivo alle fonti rinnovabili).

Patto di stabilità

La guerra Russia-Ucraina ha chiaramente rimesso in discussione anche il futuro del Patto di Stabilità. I membri dell’Unione Europea dovranno necessariamente decidere se tenerlo sospeso anche per il prossimo anno. Il tasso di crescita nell’area euro, infatti, non sarà quello previsto e con buona probabilità l’inflazione resterà alta per diversi mesi ancora. In un’ottica di ripresa e crescita della produttività (anche attraverso i Pnrr in atto negli stati) le rigide regole della stabilità ante Covid ed ante crisi energetica, rischiano di cozzare proprio contro le richieste di adottare un nuovo recovery europeo.

@L_Argomento

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