Quel comprensibile shock degli orfani della Trattativa

Quel comprensibile shock degli orfani della Trattativa

Smarriti, perplessi, disorientati, i cantori della leggendaria “trattativa Stato-mafia” non si capacitano

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Quel comprensibile shock degli orfani della Trattativa
Nella storia del pensiero si è dovuto più volte fare i conti con i “turning point”. Sono i momenti in cui quel che si credeva si rivela falso, o superato, comunque non più sostenibile.

Sono episodi o concatenamenti di eventi che creano le condizioni per la rimessa in discussione delle certezze sino ad allora possedute. Alessandro Baricco fa risalire il più celebre “turning point” alla Rivoluzione francese: da un momento all’altro crollarono le certezze, i punti di riferimento, e cambiarono con quelle le abitudini quotidiane di ciascuno. Più di recente ci sono stati il crollo del muro di Berlino, l’11 settembre 2001, il referendum sulla Brexit, gli attentati di Parigi, l’insorgenza del Covid.

Nella mente di qualcuno, deve essere scattato questo shock anche all’ascolto della sentenza pronunciata giovedì sera dalla Corte d’Assise di Palermo. “Dichiarano gli imputati assolti”, è stato un colpo a sorpresa per molti. Che da allora non sembrano essersi ripresi. La psicologia viene in soccorso e spiega: di fronte a un turning point traumatico, molti hanno la tentazione di negare l’evidenza. Di non riconoscere la realtà come vera. O meglio, di iniziare a costruirsi una propria realtà, parallela a quella ufficiale.

Ecco che Marco Travaglio va in Tv come ospite in una trasmissione, Ottoemezzo, che ha per titolo: “Ha perso Marco Travaglio?”. Chissà se l’intervistato poteva essere più obiettivo di come è stato. In ogni caso cosa ha detto? “La trattativa c’è stata, solo che per difendere i Signori, come avveniva tanti anni fa, si dice che non è reato”.

Ma come, la sentenza manda assolti, e lui insiste: “la Trattativa c’è stata?”. Imbarazzato anche Marco Damilano quando sul palco di Propaganda ci prova a tornare su: “I fatti ci sono stati ma non costituiscono reato”. Non solo Il Fatto rimane a piedi. L’Espresso di cosa camperà, se i teorici della Trattativa non ne potranno più scrivere? Allora bisogna fare muro.

Dire tutti insieme che loro – e solo loro, un pugno di giornalisti illuminati – lo sanno che la Trattativa c’è stata, ma capiscono che il tribunale non lo voglia far passare per reato. Contraddicono del tutto la sentenza, sì. Ma che ci volete fare? Rimaniamo su La7 per arrivare ad Andrea Purgatori, spostato di domenica. “Ho dedicato tante puntate alla Trattativa”, parte il conduttore. “Adesso andrò a leggermi le motivazioni della sentenza”, dice per prendere tempo. Ma come, quando si vocifera che ci siano dei colpevoli si gridano i loro nomi ai quattro venti, quando c’è una sentenza di assoluzione bisogna aspettare a parlarne?

Lo shock post trauma può durare, dicono gli specialisti, dai trenta giorni ai due anni. In alcuni casi si arriva a cinque.
Quel comprensibile shock degli orfani della Trattativa

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