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Polvere di (5) stelle, Giarruso out. Che farà Conte?

DINO GIARRUSSO EUROPARLAMENTARE M5S

In diretta al programma Coffebreak su La7, Dino Giarrusso ha annunciato che lascerà il Movimento Cinque Stelle. In aperta polemica con Giuseppe Conte da settimane, ha dichiarato che è in procinto di fondare un nuovo movimento politico. Come si potranno ricomporre i 5S sotto la guida di Conte, che sempre più povera di consenso?

Dino Giarrusso

Ex giornalista de Le Iene, Giarrusso non era riuscito ad entrare in Parlamento nel 2018. Alle elezioni europee del 2019, però, è risultato il candidato più votato di sempre nella storia del Movimento Cinque Stelle, con ben 117.211 preferenze. Protagonista e pasionario della stagione politica pentastellata delle origini, famosa è rimasta la scena in cui, mimando il segno delle manette, urlava: “Renzi sarebbe da impiccare!” Nel 2020 aveva rischiato l’espulsione per aver ricevuto finanziamenti da lobbisti, al di sopra delle soglie permesse dallo Statuto del Movimento.

Nelle scorse settimane, pur avendo difeso il tentativo di Giuseppe Conte di ridare nuovo slancio al movimento, aveva lamentato un deficit di attenzione nei suoi confronti, soprattutto per non essere stato ascoltato in merito alle scelte per le amministrative di Palermo del 12 giugno prossimo. Aveva, infatti, dichiarato di aver cercato un confronto con Conte, ma di non aver mai ricevuto risposte. “Già so la delusione di tantissime persone che mi scrivono e mi chiedono di non mollare e so che farò la gioia di tanti che nel movimento mi hanno sempre combattuto” ha dichiarato questa mattina.

La diaspora dei 5S

Quello di Giarrusso è solo l’ultimo caso di un malessere più che diffuso nel movimento e che parte da lontano. Nel 2018, in forza del quasi 33% dei voti acquisiti, i parlamentari del Movimento Cinque Stelle erano 338, ma già nel 2021 erano diminuiti a 237. I momenti dell’abbandono sono concentrati principalmente tra la caduta del Conte1, l’alleanza con il Pd che ha portato alla formazione del Conte2 e l’appoggio al governo Draghi: è in questo periodo che si perdono le prime pedine importanti, tra cui Barbara Lezzi e Nicola Morra ed è sempre in aperta critica a queste scelte che comincia il contrattacco dall’esterno anche di Alessandro Di Battista (anche contro l’alleato e amico Luigi Di Maio in particolare), che duramente rimprovera il movimento e Giuseppe Conte di aver perso l’anima originaria. Gli ex parlamentari, tra fuoriusciti ed espulsi, sono confluiti circa per la metà nel Gruppo Misto, una ventina hanno costituito L’Alternativa c’è (in aperta opposizione al governo Draghi), gli altri hanno scelto per lo più il centrodestra, in particolare la Lega. Poco prima di Giarrusso anche Vito Petrocelli, ex Presidente della commissione Esteri del Senato aveva abbandonato il movimento per confluire in Cal. Tra le espulsioni eccellenti ricordiamo invece Gianluigi Paragone, Gregorio De Falco, Paola Nugnes.

I dolori di Conte

Quando fu espulso dal Movimento, a gennaio del 2020, Paragone disse: “In questo momento si è accucciato, nella sua parte di governo, all’area progressista di questo Paese, mentre un’altra parte non sa di preciso dove andare e c’è ancora una terza parte che, come me, è rimasta alle radici di nucleo politico antisistema che a mio giudizio stava meglio con la Lega perché insieme rappresentavano meglio le forze antisistema”.

A ben guardare le difficoltà che Conte ancora oggi deve affrontare sono tutte lì, con l’aggravante di un consenso generale in netta decrescita per l’intero movimento, ma soprattutto per la sua leadership. Molto probabilmente il destino è quello di raccogliere il consenso ancora esistente e cercare di massimizzarlo, in vista delle prossime elezioni politiche del 2023.

Il 12 giugno il M5S, quasi sempre in coalizione con il Pd, misurerà parte della sua forza e la scelta di partecipare con un basso profilo potrebbe determinare dei valori di consenso davvero bassi, intorno al 12% stando agli ultimi sondaggi. Nel 2021, invece, Conte era accreditato da solo di più del 10% delle preferenze e godeva dei riflessi del proprio operato da presidente del Consiglio. Al momento, il Movimento appare sfilacciato sia nella base ideologica e programmatica sia nella struttura politica parlamentare, ma difficilmente Conte potrà sottrarsi dal cercare un nuovo contenitore in cui ricomprendere i suoi fedelissimi.

E a Giarrusso, secondo quanto riportato dalle Agenzie, ha da poco ribattuto così: “L’ho incontrato sei sette volte nel mio studio privato, anche di domenica. Mi ha sempre parlato e chiesto poltrone, posizioni, vicepresidente, delegati territoriali e via discorrendo. Non ho mai avvertito che ci fosse un dissenso politico, vengo a sapere oggi per la prima volta che la ragione del dissenso sarebbe il fatto che non è favorevole al sostegno al governo Draghi”, chiedendogli apertamente di dimettersi da europarlamentare.

@L_Argomento

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