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Più agenda Draghi e meno populismo grillino: la tentazione proporzionale del Pd

Il piano per “aggirare” cartelli elettorali imbarazzanti. Letta molla Conte: questa la prospettiva del Nazareno in attesa di capire cosa farà il premier.

ENRICO LETTA SEGRETARIO DEL PD
Tempo di lettura stimato 2 minuti

Il proporzionale per “aggirare” cartelli elettorali imbarazzanti. Il Pd lo pensa, dopo la settimana di proteste grilline sulle spese militari. Ormai non più solo lo stretto inner circle lettiano ritiene che una virata verso un sistema elettorale che non preveda alleanze sia la strada migliore per disinnescare la mina dei contiani, con cui comunque procede il lavoro di apparentamento alle prossime amministrative. Ma le politiche saranno un’altra storia.

Veto Conte

Le parole di Giuseppe Conte non hanno aiutato: “Noi abbiamo un’identità chiara, non siamo disposti a compromessi per compiacere. Sul salario minimo, ad esempio, ci aspettiamo che Pd prenda posizioni chiare e forti”. E a Carlo Calenda e Matteo Renzi rivolge un veto. “Io lavoro per un campo progressista. Più che l’ampiezza mi sta a cuore la coesione di questo campo, perché non sono disponibile a prendere in giro i cittadini presentandomi alle elezioni con interpreti che sono in politica per difendere i loro propri interessi o rafforzare il predominio di e’lites economiche e sociali”.

Disomogeneità

Per usare un eufemismo, la disomogeneità di alleanze e coalizioni può essere bypassata da una legge elettorale proporzionale, come osservato da Matteo Orfini secondo cui oggi ci sono coalizioni “disomogenee che sono tenute insieme solo da una legge elettorale figlia di un’altra fase politica” e sposa in toto la linea di Nicola Zingaretti che propone di cambiare la legge elettorale ed approvare il proporzionale con soglia di sbarramento. Per cui l’asse Pd-M5s è picconato apertamente da esponenti come Marcucci, ma nei ragionamenti off the records anche da molti altri parlamentari.

Verso le urne

Per capire cosa accadrà in Parlamento nei prossimi mesi è utile rileggere la enews di Matteo Renzi di qualche giorno fa quando l’ex premier ha puntato il dito contro Conte “che per avere un like in più, nel difficile confronto elettorale che deve portarlo a fare il leader dei Cinque Stelle ha minacciato la crisi di governo in caso di aumento delle spese militari”. E si è chiesto: “Però perché adesso ha cambiato idea? Perché usa il dramma ucraino a fini interni: questo è lo stile politico dei populisti, tutto si riduce a un tweet senza approfondimento. E, dunque, Conte per avere un po’ di consenso spara a zero contro le spese militari italiane. Però sulle spese militari russe in Italia lo stesso Conte e l’intero Movimento Cinque Stelle rifiutano di fare chiarezza con la commissione di inchiesta sul Covid che Italia Viva ha proposto e che nessuno vuole, chissà perché”.

@L_Argomento

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