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Perché gli inglesi hanno perso la pazienza dopo 30 anni

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In Gran Bretagna è iniziato il più grande sciopero delle ferrovie degli ultimi 30 anni. Oltre 40 mila lavoratori sciopereranno, per questioni riguardanti gli stipendi e il posto di lavoro, contro l’ondata di licenziamenti e disagi dovuti all’inflazione. Il governo si è rifiutato di partecipare alle trattative e i sindacati hanno quindi minacciato l’inizio di una vera e propria “estate di malcontenti”.

Lo sciopero

E’ stato confermato lo sciopero generale che coinvolgerà l’intera rete ferroviaria britannica per tre giorni. Sono oltre 40.000 i dipendenti di 13 operatori ferroviari che incroceranno le braccia a seguito di problemi per disaccordi su retribuzioni e licenziamenti nati a causa dell’emergenza sanitaria e relativi mancati introiti. I leader sindacali hanno quindi confermato che andranno avanti con le azioni programmate dopo il fallimento dei negoziati. Lo sciopero in programma questa settimana è il più importante mai registrato nel paese nel corso degli ultimi 30 anni. La mobilitazione riguarderà anche la metropolitana di Londra e si preannuncia un vero e proprio incubo per gli utenti: una linea su due risulta già chiusa e quattro treni su cinque sono stati cancellati. Come spiegato da l’Independent, sono rimasti attivi solo 4.500 dei 20mila collegamenti ferroviari previsti ogni giorno.

Il governo britannico

Nonostante qualche tentativo di mediazione, la posizione del governo è rimasta rigida ed è in atto un vero e proprio braccio di ferro coi sindacati. Il rifiuto di partecipare alle trattative per risolvere le controversie è stato motivato dal fatto che si tratta di questioni che i sindacati devono affrontare direttamente con i datori di lavoro delle ferrovie. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha definito la protesta “ingiusta e non necessaria’‘. “Il governo del Regno Unito ha sostenuto con 16 milioni di sterline l’industria ferroviaria” ha spiegato Johnson, aggiungendo che “abbiamo mantenuto in funzione le nostre ferrovie e anche giustamente. Abbiamo sostenuto i lavoratori delle ferrovie e le loro famiglie. Abbiamo sostenuto l’intero settore”. Ma, nel frattempo si prospetta l’allargamento della protesta anche ad altre categorie lavorative che potrebbero decidere di mettere in atto ulteriori azioni sindacali.

Inflazione e rincaro delle materie prime

Lo sciopero dei treni in Gran Bretagna è nato come protesta contro l’aumento dei prezzi e dell’inflazione che sta viaggiando verso il 10%, ai massimi da 30 anni. I lavoratori stanno chiedendo in particolare aumenti salariali, il contrasto al deterioramento delle condizioni di lavoro e ai “migliaia di esuberi” previsti dalle molteplici compagnie ferroviarie private che compongono il settore nel Regno Unito.

Il segretario generale dell’Rmt (Rail Maritime and Transport Workers, principale sindacato della categoria) Mick Lynch, ha puntato il dito contro il governo conservatore di Johnson: “È chiaro che l’esecutivo Tory, dopo aver tagliato 4 miliardi di sterline in fondi da National Rail e da Transport for London, ha ora attivamente impedito una soluzione a questa controversia”. Il segretario al Tesoro Simon Clarke ha escluso la possibilità di aumenti salariali in linea con l’inflazione, adducendo la ben nota ‘spirale prezzi-salari’ come concausa della crescita inflattiva. La politica adottata è, classicamente, monetaria restrittiva: la scorsa settimana, la Banca d’Inghilterra ha aumentato i tassi di interesse dall’1% all’1,25%.

L’aumento dei prezzi dell’energia è stato il fattore scatenante della crescita inflattiva, anche se i problemi di approvvigionamento delle materie prime a causa della pandemia hanno fatto aumentare il prezzo di molti altri beni, a partire dai beni alimentari. Ma la Gran Bretagna non è sola, come ormai chiaro da diversi mesi, l’inflazione nell’intera eurozona è, al momento, la più alta dalla creazione della moneta unica europea.

@L_Argomento

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