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Economia

Per il fisco quasi tutte le giacenze sono inesigibili

Solo il 3,43% dei faldoni presenti in magazzino può essere riscosso, Iva e sanzioni le più eluse

Per il fisco quasi tutte le giacenze sono inesigibili

Per il fisco quasi tutte le giacenze sono inesigibili
Il magazzino ‘monstre’ dei crediti non riscossi, che nel 2019 valeva 813 miliardi, è quasi del tutto irrecuperabile: il fisco, infatti, conta di incassarne solo 25,5 miliardi, appena il 3,43%.

A certificarlo in una lunga analisi sull’impatto di questi crediti sulla contabilità pubblica è la Corte dei Conti che ricorda come il magazzino sia lievitato in gran parte per i tempi lunghi, prorogati di anno in anno, fissati per dichiarare definitivamente “inesigibili” i ruoli, una volta tentate tutte le strade della riscossione.

Il governo, dopo un braccio di ferro della nuova maggioranza allargata proprio sulla “pulizia” di questo magazzino, tradotto in un mini-condono delle vecchie cartelle fino a 5mila euro, ha promesso una riforma della riscossione.

La road map andrà indicata dal ministero dell’Economia, con un documento da presentare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto Sostegni, quindi entro il 22 maggio.

Per ora il tema, dicono i partiti, non è “in cima alla lista” delle priorità viste le scadenze tra Def, scostamento e decreto sostegni bis e presentazione del Recovery.

Le nuove schermaglie, quindi, sono rimandate di qualche settimana, anche se la questione delle cartelle rischia di riaccendersi con gli emendamenti al decreto Sostegni, che vanno presentati entro lunedì.

Per affrontare la riforma della riscossione non si potrà, comunque, non partire dai numeri: quelli che riordinano i magistrati contabili sono quelli forniti ogni anno dall’Agenzia della Riscossione – la ex Equitalia – che deve indicare, ai fini della contabilità pubblica, la “valutazione del grado di esigibilità” dei crediti iscritti a ruolo”.

Ad essere più difficili da recuperare, secondo il documento della Corte, sono Iva e sanzioni sulle imposte dirette (rispettivamente il 26,35% e il 25,62% nel 2019). Insieme a Irpef, Ires e le sanzioni sulle imposte indirette, queste sole 5 voci rappresentano il 77-78% dei crediti “inesigibili”.

A zavorrare la macchina della riscossione sono però i crediti i soggetti falliti, deceduti, nullatenenti o per cui si è tentata invano la riscossione, come ricordato più volte anche in Parlamento dal direttore dell’Agenzia delle Entrate e della Riscossione Ernesto Maria Ruffini.

Le chance di incassare, infatti, salgono al 20,4%, circa 9,5 miliardi su 46, per i crediti “relativi alle posizioni che si presumono di maggiore solvibilità”.

Sui soggetti falliti si stima invece un potenziale incasso del 3,81%, cioè 4,98 miliardi sui 130 miliardi di residuo. soggetti deceduti e alle ditte cessate, che registrano “percentuale di incassabilita’ del 2,72%”, quindi “2,77 miliardi” a fronte di un residuo di quasi 102 miliardi. Incasso zero viene stimato invece per quei soggetti nei confronti dei quali si è gia’ tentata invano, negli anni, una azione di riscossione e per i soggetti nullatenenti (che rappresentano circa altri 324 miliardi di magazzino).

Nei 25 miliardi complessivi di potenziale “incassabilita'” la quota più rilevante è rappresentata dai 9 miliardi e mezzo di possibili incassi dai soggetti più solvibili (che hanno appunto debiti per 46,6 miliardi) e altri 8,2 miliardi dai piani di rate in essere (e non revocate).
Per il fisco quasi tutte le giacenze sono inesigibili

Shortlink: https://bit.ly/2OJYsxG

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