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Parte da Ramstein il secondo tempo della guerra, ma i nodi sono a Berlino

Più armi e coordinamento tattico è la strada imboccata dall’occidente. In Germania nell’occhio del ciclone l’ex cancelliere Schroeder per la sua attività di lobby con la Russia

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Parte dal vertice di Ramstein il secondo tempo della guerra in Ucraina, con un meeting tattico fra rappresentanti di 40 paesi per definire il modus operandi, a più di 60 giorni dall’invasione. Rispetto a due mesi fa Mosca ha mancato tutti i suoi obiettivi: Kiev non è stata conquistata, né il porto di Odessa, strategico per i traffici commerciali e per la bretella con la Crimea. In più l’occidente non si è frantumato, ma al contrario ha deciso di appoggiare l’Ucraina (anche se persiste il nodo Germania).

Ramstein

Il rafforzamento delle capacità di difesa dell’Ucraina contro un attacco russo potenzialmente decisivo nell’est del paese potrebbe essere affrontato nella stessa misura in cui è stata sostenuta la resistenza ucraina, ma contando su mezzi più potenti, com i droni-kamikaze made in Usa.

Dopo il viaggio a Kiev del segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin e del Segretario di Stato Anthony Blinken, al momento il primo step dei colloqui è coordinare la crescente assistenza alla sicurezza a Kiev. La presenza su suolo ucraino di addestratori è un altro elemento che gioca a favore di Kiev.

Schroeder

Sono duei nodi tedeschi rispetto al conflitto bellico: Gerhard Schroeder e Olaf Scholz. Sul primo pesa la richiesta del Partito socialdemocratico tedesco (SPD) di espellerlo dopo il rifiuto a rinunciare ai suoi legami d’affari con la Russia, così come si legge nella sua recente intervista al New York Times: “Non faccio mea culpa. Non è il mio genere”. L’attuale co-presidente dell’SPD Saskia Esken ha detto che Schroeder dovrebbe lasciare il partito: “Penso che dovrebbe”. Schroeder è attualmente supervisore del board del colosso statale russo dell’energia Rosneft, è presente in varie posizioni nel gasdotto Nord Stream 2 ed è nel cda di Gazprom.

Scholz

Ma non è tutto, perché anche l’attuale cancelliere tedesco vive una fase complessa per via del tema legato all’invio di armi in Ucraina. “Se Scholz non vuole consegnare armi, allora dovrebbe dirlo” lo ha attaccato dalle colonne del Welt l’editorialista Jan Fleischhauer che si sente scioccato dal SPD. “Quando si tratta di aiutare l’Ucraina, stai esaminando un grande buco nero. Scholz attualmente si occupa solo di creare ulteriori ostacoli”. Al momento il governo federale ha ricevuto una richiesta di 88 veicoli da combattimento per un valore di oltre due miliardi di euro su cui deve decidere.

@L_Argomento

(Foto: Flickr)

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