Pantelleria distrutta e le ricostruzioni diverse

Pantelleria distrutta e le ricostruzioni diverse

Un testimone oculare parla con L’Argomento e svela la duplice traiettoria del ciclone che ha investito l’isola siciliana

Tempo di lettura stimato 3 minuti

Pantelleria distrutta e le ricostruzioni diverse
Il disastro che ha colpito Pantelleria è senza precedenti. Case scoperchiate, muri abbattuti, auto risucchiate in aria come fuscelli, alberi sradicati: in un paesaggio da day after, Pantelleria conta i danni della tromba d’aria che l’ha investita nel tardo pomeriggio di ieri, provocando due morti e nove feriti. Il vigile del fuoco Giovanni Errera, 47 anni, padre di due bambini, era sulla sua Land Rover “Defender”, un fuoristrada che pesa oltre due tonnellate e che le foto ritraggono sull’asfalto con le ruote in aria e l’abitacolo schiacciato. Anche Francesco Valenza, 86 anni, era in auto.

Entrambi sono finiti nel vortice della tromba d’aria, perdendo la vita. Dei nove feriti, sette (quattro turisti laziali e tre operai di Palermo) sono stati dimessi in nottata, ma una coppia resta ricoverata nell’ospedale Bernardo Nagar dell’isola. L’uomo ha fratture alla colonna vertebrale, la donna alla gabbia toracica. Da ieri, intanto, vanno avanti senza sosta le ricerche, con il supporto di droni.

Si pensa ad eventuali dispersi, ma finora non sono stati segnalati scomparsi nell’isola affollata di turisti. Nulla è lasciato al caso, e stamane, dopo aver avvistato due ciclomotori sugli scogli, i soccorritori hanno setacciato la zona.

Per fortuna il bilancio, già pesante, è fermo ai numeri di giovedì. Dopo una mattinata ventosa e con un po’ di pioggia, nel pomeriggio qualche raggio di sole ha diradato i nuvoloni. La zona colpita è quella a nordest dell’isola, Khattibugale e, soprattutto, Campobello: aree verdi che fanno ombra ai tradizionali dammusi, alcuni dei quali sono stati scoperchiati come scatolette di tonno. Dentro una delle case è stata trovata un’auto e i tetti non hanno resistito al vento – che secondo i meteorologi ha superato i cento chilometri orari – e alla pioggia di pietre.

Per le strade dell’isola si respira un’aria di mestizia, qualcuno racconta di un riparo trovato in una grotta, come nella preistoria. L’argomento è uno solo, declinato sotto forma di domanda: com’è potuto accadere? Eppure, non è un fenomeno sconosciuto a Pantelleria, pero’ mai si è verificato con questa intensità. Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea, spiega che le trombe d’aria si formano a mare per la differenza di temperatura tra atmosfera e acqua. E’ impossibile prevederle. Spesso verificano a mare aperto, ma si ha contezza della loro forza quando, come ieri, arrivano a terra.

Nella Sicilia che quest’anno ha toccato la temperatura più alta registrata in Europa, 48 gradi, l’effetto s’è fatto sentire e “testimonia il cambiamento climatico globale che stiamo vivendo”, sottolinea Sannino. Alla febbre naturale del pianeta, si aggiunge quella provocata dagli incendi, spesso dolosi, di cui anche Pantelleria e’ stata vittima cinque anni fa, quando 500 ettari di verde, a Montagna Grande, sono andati in fumo.

Un disastro ambientale che ha avuto, almeno, l’effetto di accelerare e portare a termine l’istituzione nell’isola del parco nazionale, pensato gia’ nel 2008. Intanto, nel pomeriggio il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci – insieme al suo vice Gaetano Armao, all’assessore Ruggero Razza e al responsabile regionale della Protezione Civile Salvo Cocina – si e’ recato nell’isola e ha effettuato un sorvolo per rendersi conto dei danni e per annunciare che la giunta regionale deliberera’ lo sato di emergenza e chiedera’ al governo di proclamare lo stato di calamita’.

L’area colpita, raccontano i testimoni, adesso sembra un paesaggio lunare. La tromba d’aria ha trovato un ostacolo nella cala dei Cinque Denti, con alle spalle un fronte montuoso che ha “morso” e spezzato la corsa del violento vortice naturale che si accingeva a divorare altre contrade. Qui però le versioni divergono. Le autorità dell’isola descrivono una traiettoria in uscita del tornado, che si sarebbe “tuffato” in mare per esaurire così la spinta.

Una fonte attendibile, residente da molti anni a Pantelleria, parla con L’Argomento per dirci che “la tromba d’aria ha fatto 800 metri sulla costa divorando tutto quello che incontrava, case, auto e persone ed è tornata in mare ma è poi rientrata a terra dopo un chilometro, distruggendo altre case e per fortuna nessuna altra persona. Case scoperchiate come lattine di pomodori, auto depositate sui tetti”.

Una fotografia che mette i brividi. La prima volta che un uragano tropicale colpisce con questa violenza il territorio italiano. È urgente fare i conti con il surriscaldamento globale a partire da scelte più razionali di sostenibilità, città per città. Perché la prossima volta Pantelleria potrebbe essere un’altra.
Pantelleria distrutta e le ricostruzioni diverse

Shortlink: https://bit.ly/3z2xXED

TAGS