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Politica

Nulla sarà come prima (e non solo per Draghi e i conti italiani)

Dopo 28 anni il pallino è ancora nelle mani del Cav: premier dimesso, Bce tentata da una decisione storica e intanto i partiti devono riorganizzarsi

SILVIO BERLISCONI RAFFIGURATO IN VERSIONE TERMINATOR MURALES DELL'ARTISTA HARRY GREB NEL VICOLO DEI GRANARI

Che cosa accadrà ai due schieramenti da domani? Lo ha osservato ieri nel suo intervento in Senato Matteo Renzi, uno che può aver sbagliato i tempi passati ma che di politica ancora capisce qualcosa. Da un lato il campolargo dove in molti non vogliono votare chi ha in mano in cerino della crisi, ovvero Conte e il M5s; dall’altro il centrodestra che lamenta le defezioni di Gelmini e Cangini, sempre più in sofferenza rispetto alla trazione salviniana che ha prodotto l’inversione a U di Berlusconi, che resta ancora il king maker dopo quasi tre decenni. 

Astensionismo

Nessuno sa se si aprirà o meno (e come) uno spazio al centro, anche perché c’è da considerare un elemento prima di tutti gli altri: già l’astensionismo è in costante crescita, come dimostrato alle ultime amministrative. Inoltre i cittadini ancora una volta non comprendono le alchimie politiche e le scelte partitiche in un momento di estrema difficoltà.

Per cui se nel 2013 e nel 2015 hanno scelto la comoda casa del voto di protesta, riponendo la fiducia nell’utopia targata M5s, adesso potrebbero virare massicciamente sul non voto, alimentando quella sacca di non consenso.

Csx

Enrico Letta, nell’anno appena trascorso, ha puntato la sua strategia su un cavallo che moltissimi dei suoi colonnelli non vogliono più. Lo ha ripetuto anche il capogruppo Luigi Zanda sulla stampa di oggi. Al limite solo un’alleanza elettorale, ma non strutturale in chiave di centrosinistra. Ha certificato, quindi, che il campo largo è fallito. Già settimane fa lo aveva osservato Romano Prodi, dopo l’evidenza di una postura, quella di Conte e di ciò che resta del m5s, che non ha punti di caduta reali ma solo atteggiamenti di circostanza.

Cdx

Il volto di Antonio Tajani ieri all’uscita da Villa Grande la diceva lunga sul non allineamento del numero 2 del Ppe rispetto alla virata anti Draghi. Come farà l’ex presidente del Parlamento europeo a spiegare in Ue i motivi che hanno condotto anche la coalizione moderata e popolare (sulla carta?) a far cadere il governo dei migliori mentre la Bce riunisce un delicatissimo consiglio? E c’è chi scommette che sono molti i mal di pancia in Lega e Forza Italia di chi non avrebbe voluto questo epilogo, ma che in vista di una possibile vittoria elettorale faranno finta di nulla. A meno che non rispondano presente alle sirene centriste, che tra Toti e Quagliariello, Calenda e Tabacci, stanno programmando alleanze e strategie.

Resta il fatto che l’intervista di Fedele Confalonieri di qualche giorno fa (“Caro Silvio, guarda di più a Meloni”) potrebbe aver inciso più del previsto sullo scatto avuto ieri dal Cavaliere, che ha di nuovo preso in mano il boccino 28 anni dopo.

@L_Argomento

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