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Economia

Non solo Mar Nero, traffici commerciali in tilt anche ad Amburgo e Shanghai

Una nave portacontainer su cinque nel mondo è in attesa fuori da un porto congestionato, di cui ben il 27,7% si trova in Cina

Non c’è solo l’imbuto rappresentato dal Mar Nero ad impattare negativamente sui traffici commerciali globali, con la crisi del grano in nordafrica e quella dei semiconduttori per le industrie ad essi connesse. Ma anche il lockdown imposto a Shanghai per il ripresentarsi della pandemia sta provocando un generale ritardo di navi e carico/scarico di containers. Una contingenza che avrà effetti gravi su gran parte delle economie.

Qui Amburgo

Nel porto tedesco le interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali portano a lunghi ritardi delle navi, con un sovraccarico dei magazzini. Ad oggi 10 mercantili sono fermi al largo di Helgoland. Tra l’altro la Germania è destinataria dei treni provenienti dalla Cina, proprio in virtù dell’esigenza di intercettare un milione di container destinati a percorrere oltre 6.000 miglia di ferrovia che collega l’Europa occidentale alla Cina orientale attraverso la Russia, tagliata fuori dalle rotte dopo l’invasione dell’Ucraina.

Qui Shanghai

Nel porto cinese, rimasto comunque aperto in questo nuovo lockdown, si ingrossano le fila di navi in attesa, con un vero e proprio collo di bottiglia per migliaia di containers. Fuori uso il 90% dei camion che supportano le consegne di import ed export. I camion devono attendere anche 40 ore per poter sganciare il proprio carico. E’ chiaro che una minore domanda si traduce in tariffe di trasporto inferiori.

Si tratta di uno dei più grandi centri di produzione in Cina, con forti concentrazioni di fornitori di automobili ed elettronica. Shanghai è inoltre la sede del più grande porto per container del mondo e di un aeroporto fondamentale per i volumi di traffico delle merci cinesi. In totale le esportazioni prodotte a Shanghai rappresentano il 7,2% del volume totale della Cina.

Effetti

Gli effetti sull’economia globale e sull’inflazione saranno gravi, come osservato anche dalla banca d’affari Bernstein in un paper ad hoc. Una nave portacontainer su cinque nel mondo è in attesa fuori da un porto congestionato, di cui ben il 27,7% si trova in Cina. Un primo effetto si ritrova nello shock provocato al sistema per le tariffe di trasporto marittimo a lungo termine dagli Stati Uniti all’Estremo Oriente, che accusa cali significativi.

Inoltre le esportazioni cinesi di carburante marittimo a marzo sono crollate del 15% rispetto a un anno fa: la causa è da ritrovarsi nei prezzi elevati e nel contenimento del COVID-19 nei porti nazionali. Se da un lato ci sono oggettivi cali dei costi di spedizione dei container dalla Cina all’Europa e agli Stati Uniti, dall’altro molti esportatori cinesi hanno ritardato i tempi di consegna degli ordini esistenti e si sono invece affrettati ad assicurarsi nuovi ordini, per far fronte ai mutevoli scenari.

Alcuni porti americani, nel breve periodo, potrebbero verosimilmente essere stressati da migliaia di mancate consegne. Il risultato è una massiccia dose di incertezza sull’intero comparto.

@L_Argomento

(Foto: Flickr)

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