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Politica

Non solo guerra, tutte le (vecchie) spine della Rai

Fonte: Sito Rai

Non c’è pace in Rai. A Viale Mazzini, dopo le critiche scatenate dal prof. Orsini (anche su compensi e cachet) e dopo l’attenzionamento dei giornalisti russi invitati nelle trasmissioni Rai (svolgono funzioni da stampa estera o sono un microfono della propaganda russa?), scoppia il caso Damilano. Le critiche sono tutte sull’AD Carlo Fuortes, accusato di rispondere alla vecchia logica della lottizzazione. Si muovono, dunque, Commissione di Vigilanza e Copasir.

 Il caso Damilano

Dopo aver lasciato, in protesta, la direzione de L’Espresso, Marco Damilano ha trovato un accordo annuale con la Rai per la conduzione della striscia serale di approfondimento di Rai3 (per 10 minuti, dalle 20.35). Scelta che ha fatto non poco discutere gli interni della Rai e che è poi rimbalzata in Parlamento. Fa discutere il compenso (200 mila euro l’anno secondo quanto riferito dall’AdnKronos),  ma anche la collocazione della fascia: alla stessa ora, su Rai2 è già presente in palinsesto Tg2post, l’approfondimento politico della testata. Comunicazioni ufficiali dalla Rai dovrebbero arrivare solo nei prossimi giorni, sia per rispondere in Vigilanza ad un quesito posto da FdI e Lega, sia per informare il consiglio d’amministrazione Rai sui termini della decisione presa.

Reazioni interne alla Rai

La prima reazione alla notizia è arrivata dai giornalisti Rai, manifestata con una nota dell’Usigrai e dei Cdr delle redazioni delle tre principali testate giornalistiche, che hanno di fatto minacciato anche lo sciopero. Il Cdr di Rai2 ha espresso “stupore perché dall’Azienda ci aspettiamo la difesa e la valorizzazione del nostro prodotto, che è risultato dello sforzo dell’intera redazione, non una “concorrenza interna” che riteniamo fuori luogo e punitiva”. Dall’Usigrai è poi arrivata la critica per la mancanza di attenzione alle professionalità interne e la richiesta di chiarimenti sul compenso. Il Cdr di Rai1 ha sottolineato invece che: “Mentre si chiedono sacrifici alle redazioni, al tempo stesso si decide di spendere risorse per una nuova trasmissione d’informazione, affidandola a una figura esterna”, chiedendo chiarimenti sulla scelta sia dal punto di vista economico che di politica aziendale. Ed anche dal Cdr di Rai3 non sono mancate critiche e richieste di chiarimenti.

Reazioni politiche

Il caso Damilano arriverà in Vigilanza Rai, a seguito del quesito presentato dalla senatrice di FdI Daniela Santanché che aveva dichiarato: “Pretendiamo dall’Azienda risposte chiare: come è possibile che con una platea di 2mila giornalisti che lavorano in Rai sia stato necessario attingere ad esterni?” Così, l’AD Carlo Fuortes sarà chiamato a fornire i dettagli della collaborazione tra la Rai e Marco Damilano. Tuttavia, a livello politico, non mancano le voci di distinguo, come ad esempio quella del segretario della Vigilanza Rai e deputato di Italia Viva Michele Anzaldi che affida a twitter il suo pensiero: “Presenterò anch’io un’interrogazione per avere il report di tutti gli esterni, anche nelle reti e radio, relativi costi e soprattutto ascolti”, evidenziando come tutti i partiti politici continuino a fare da sempre pressioni sull’azienda. Poi, in un’intervista a VigilanzaTv ha affermato tra l’altro: “Se un esterno aumenta la qualità è giusto che la Rai lo chiami”. E una sottolineatura interessante arriva anche da Maurizio Mannoni, storico giornalista di Tg3 Linea Notte, che in un’intervista al Corriere della Sera dice: “Il programma non è di chi lo conduce, ma della Rai che lo manda in onda e che deve recuperare il proprio ruolo, a cui ha abdicato. Ci vuole qualcuno che chieda perché si invita una certa persona, che tipo di trasmissione si vuole fare e come.”

Commissione di Vigilanza e Copasir

L’AD Rai Carlo Fuortes è intanto atteso da una doppia convocazione: sarà, infatti, audito separatamente dal Copasir e dalla Commissione di Vigilanza Rai in merito al ruolo dei reporter russi nelle trasmissioni del servizio pubblico sulla guerra in Ucraina. Nel rispetto delle specifiche competenze, una nota ha spiegato che i Presidenti Alfonso Urso (Copasir) e Alberto Barachini (Vigilanza) hanno deciso di “investire i rispettivi organi parlamentari attraverso due procedure diverse”. Il tema di fondo è indagare sulla presenza dei giornalisti russi, approfondendo il loro eventuale legame con il governo di Putin e capire se siano stati utilizzati come eventuale motore di  propaganda. Il Copasir, dopo l’audizione in Vigilanza, procederà alla propria con carattere di segretezza e riservatezza ed audirà, oltre Fuortes, anche il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella. Il 4 maggio, invece, durante l’audizione in commissione Vigilanza, l’AD Rai sarà ascoltato “per quanto di competenza della Commissione, anche sui profili relativi all’informazione del servizio pubblico sul conflitto”.

@L_Argomento

 

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