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Non è Letta l’incubo di Salvini: perché Meloni stacca tutti

Amministrative e politiche segneranno il futuro prossimo del segretario leghista, sempre più in difficoltà

MATTEO SALVINI POLITICO GIORGIA MELONI

A meno di una settimana dal voto amministrativo del 12 giugno, nel centrodestra è alta la tensione, soprattutto fra i due ex amici, ora sempre più distanti, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ieri le parole del leader leghista hanno riacceso le scintille, sulla guida della coalizione e sulla linea politica nella scelta dei candidati alle amministrative.

Le ansie salviniane

Rispondendo alla Stampa estera, Salvini ha affermato “Sto lavorando a una coalizione di centrodestra più coesa di quanto non lo sia oggi. Alle elezioni amministrative in mille comuni, in qualche realtà purtroppo il centrodestra è diviso, ed è un errore. Non do colpe. Faccio l’esempio di Parma, un centrodestra compatto probabilmente avrebbe vinto anche al primo turno, la scelta di FdI di correre da sola anche contro il centrodestra probabilmente ci impedisce di vincere al primo turno, ma non sono qua a fare processi.”

Dietro la dichiarazione del leader c’è tutta la tensione in vista del 12 giugno, i cui risultati daranno un’indicazione definitiva per il prosieguo delle alleanze nella coalizione. Salvini sa che Meloni è forte e che rivendica la leadership del centrodestra, al contempo deve contrastare il fronte interno al suo partito che gli chiede (anche se ancora non manifestamente) di cambiare strategia politica, oppure di farsi da parte. Il risultato che la Lega acquisirà alle amministrative sarà la cartina di tornasole delle scelte di Salvini: se davvero il consenso non verrà in buona parte recuperato (soprattutto al Centro Nord), il leader leghista dovrà seriamente ragionare sul suo futuro e su quello del partito. Al momento cerca di ostentare tranquillità e in spirito attendista dichiara che il suo principale nemico è a sinistra, ed è quell’Enrico Letta che al momento è l’unico a tenere il passo di FdI nei sondaggi.

La forza meloniana

La leader di FdI, a margine del Salone del mobile di Milano, rispondendo a Salvini ha detto: “Non mi pare che si possano trattare le questioni così. In alcuni casi non siamo riusciti per ragioni che sono territoriali, o anche di rapporti. In alcune città non siamo riusciti a trovare una quadra, ma non mi pare per responsabilità di Fratelli d’Italia. Quindi, consiglio maggiore prudenza in queste dichiarazioni“.

A Meloni occorre dare atto di coerenza sul fronte delle prossime elezioni amministrative e quello che ribadisce è la sintesi di quanto visto in campo nei mesi di scelta dei candidati, non solo a Parma, ma anche a Palermo, dove seppur con una convergenza in extremis su Lagalla, il centrodestra ha mostrato tutte le sue debolezze. E con buona probabilità, saranno proprio i risultati in queste due città a ridisegnare i rapporti di forza interni. Meloni ha lavorato già da primo partito del centrodestra, forte del consenso acquisito non ha avuto titubanze nel presentare propri candidati fuori dalla coalizione e sa bene che dalla tornata elettorale ha tutto da guadagnare e forse poco da perdere perché come ha ricordato: “Diciamo che il terremoto è più facile quando le fondamenta non sono solide, per cui si sta insieme per interesse, semplicemente per fare accordi e mantenere poltrone ed è più facile che si crolli alla prima difficoltà.”

Salvini, Meloni e Draghi

Ieri Salvini ha rimarcato anche che: “I miei avversari sono a sinistra. Giorgia Meloni ha scelto la via dell’opposizione e questa legittima scelta nel breve periodo paga più che stare al governo con Letta, Renzi e Conte.” “Ma io la Lega all’opposizione che cresce nei sondaggi e lascia campo libero alla sinistra per aumentare le tasse non l’ho voluta”. In qualche modo il leader leghista ha cercato di imputare il suo calo dei consensi alla scelta di responsabilità in appoggio al governo Draghi, anche in contrasto con una parte dei suoi esponenti di partito.

Tuttavia, soprattutto dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, Salvini ha tenuto un atteggiamento altalenante nei confronti del governo e questo ha determinato una serie di contrasti interni alla Lega e nella coalizione di centrodestra. Da un lato il posizionamento su una linea pacifista, che ha messo in dubbio la scelta fortemente atlantica che l’Italia ha fatto a livello internazionale e ha creato forti imbarazzi al governo per la questione del viaggio in Russia e dei rapporti tra Salvini e Putin. D’altra parte le battaglie, più elettorali e di consenso a ben vedere, sui temi come il fisco, il catasto oppure i balneari che hanno visto la Lega protagonista delle fibrillazioni che hanno attraversato la maggioranza di governo e rischiato di mettere in discussione, anche, il percorso intrapreso con il Pnrr.

Meloni, saldamente all’opposizione, ha invece combattuto le sue battaglie interne da una posizione privilegiata e forse ha ragione Salvini. Ma la coerenza delle scelte e della linea politica indicata da sempre al suo partito è quello che le ha permesso più di tutto di mantenere il consenso acquisito e di crescere, andando a recuperare spazi e voti nei vuoti argomentativi lasciati, anche e soprattutto, dalla Lega di Salvini, con cui ha sempre avuto un elettorato contendibile. FdI è poi apparso persino più in linea con Draghi e con le scelte del governo, in tema di guerra e di posizionamento geopolitico italiano. Non dimentichiamo che Meloni ha criticato l’ipotesi di un possibile viaggio a Mosca di Salvini, rimarcando che nell’attuale situazione occorre muoversi con cautela e stare attenti a “non dare segnali di crepe nel fronte, abbiamo in questa fase bisogno di una postura solida dell’Occidente.”

@L_Argomento

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