Niente smart working senza green pass

Niente smart working senza green pass

Rientro graduale per Pa,nuove regole lavoro agile post-emergenza

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Niente smart working senza green pass
Lo smart working non potrà essere, almeno in via formale, una alternativa al possesso del green pass anche se, con ogni probabilità, nelle occasioni in cui si lavora da casa non si sarà chiamati ad esibire il certificato. Regole e interpretazioni ufficiali ancora non ce ne sono, visto che il decreto che estende l’obbligo per l’accesso a tutti i luoghi di lavoro non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Ma la lettura che si va consolidando tra tecnici e addetti ai lavori è che chi non è vaccinato e non si sottopone al tampone non potrà ottenere in automatico l’ok allo smart working perchè non si vuole creare, e così sarà quantomeno nel pubblico, alcuna corsia preferenziale a no vax e no green pass. Lo spirito del Super green pass d’altronde, come hanno ripetuto i ministri in questi giorni, è quello di convincere le persone a vaccinarsi, quindi si cercherà di evitare che il lavoro da casa diventi un escamotage per bypassare l’obbligo del certificato.

Certo, nel caso dei privati la bozza del decreto non prevede alcuna indicazione di cornice sulle modalità di applicazione dell’obbligo, e le associazioni di imprese e commercianti aspettano di vedere le norme definitive prima di valutare se produrre linee guida interne per orientare i propri iscritti.

Per la pubblica amministrazione saranno invece le linee guida che devono mettere a punto i ministri Renato Brunetta e Roberto Speranza a stabilire le modalità di controllo del green pass, che potrebbe essere associato ad esempio al badge per il passaggio ai tornelli. Il processo per il ritorno allo sportello o in ufficio, cui le amministrazioni stanno iniziando a prepararsi, sarà invece oggetto di due diversi provvedimenti: da un lato un dpcm con cui si tornerà a stabilire che il lavoro in presenza è la modalità “ordinaria” per svolgere la propria mansione.

Dall’altro, un apposito atto ministeriale che detterà i criteri per il rientro graduale, partendo da chi offre servizi diretti al cittadino, seguiti dal backoffice e così via fino al ritorno di tutti i dipendenti pubblici in presenza. Il nuovo set di regole per il lavoro agile, che serviranno quando finira’ lo stato di emergenza, sarà invece definito all’interno del rinnovo del contratto.

Stando alle prime bozze – che saranno oggetto di nuovi incontri all’Aran a partire da mercoledì 22 – il documento ricalca in gran parte quanto gia’ previsto dalla legge sul lavoro agile del 2017, compresa l’indicazione di dare priorità alle mamme nei primi tre anni dopo la maternità, i lavoratori disabili o che hanno figli con disabilità da accudire.

Saranno previste tre fasce di lavoro da remoto, operatività, contattabilità e inoperabilità, mentre giorni e orari in cui svolgere lo smart working dovranno essere oggetto dell’accordo scritto tra amministrazioni e singolo dipendente. Intanto ogni ufficio si deve riorganizzare il lavoro in vista di metà ottobre, quando si tornerà in presenza in modo piu’ massiccio e ci sarà da controllare il possesso del green pass.

Dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici sarebbero circa 300mila, secondo le stime, a non essersi immunizzati e tra questi sono compresi, viene sottolineato, anche tutti quei soggetti che sono esentati dal vaccino per motivi di salute.
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