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Economia

Morte e tasse, l’Unione Europea alla guerra della patrimoniale

L’intervento di Claudio Togna: colpire la casa in Italia significa colpire un risparmio già tassato all’origine ed acquistato con denaro duramente guadagnato su cui si sono già pagate le imposte

CONSIGLIO DELL'UE SU OCCUPAZIONE, POLITICA SOCIALE, SALUTE E CONSUMATORI EPSCO

di Claudio Togna

Benjamin Franklin il grande scienziato e politico statunitense Padre fondatore degli Stati Uniti d’America ebbe ad affermare “In questo mondo non vi è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse”. Doveva essere un aforisma. Purtroppo è divenuto non solo il manifesto ideologico delle sinistre ma anche quello di una certa Europa.

Le ripetute recentissime “raccomandazioni” all’Italia di aggiornare, tra l’altro, le rendite catastali si inseriscono, cercando nemmeno tanto occultamente di condizionarla, nella dialettica italiana tra alcune delle forze di governo con l’adesione dell’opposizione (sostanzialmente l’intero perimetro del centro destra) in manifesto dissenso rispetto alla linea delle sinistre.

L’esame attento delle forze politiche e dei commentatori sull’articolo 6 del DDL di riforma del sistema fiscale (cosiddetta “revisione del Catasto Fabbricati“) ha portato, fuori dall’ipocrisia, a riconoscere che nessuna rendita catastale è da rivalutare (essendo già tutte ampiamente e puntualmente rivalutate da parte degli Uffici catastali) ma che l’obiettivo fosse quello della sostituzione dell’impianto fiscale delle tasse sulla casa fondato dal legislatore costituente sul “criterio reddituale” con un impianto su base “patrimoniale” che non solo rende all’odiosa IMU la sua natura di imposta patrimoniale ma la incattivisce ancora di più potendola parametrare sul valore di commercio (non depurato dalle passività) del bene immobile (determinato con autonoma valutazione da parte dell’Agenzia delle Entrate) con una duplice finalità.

La prima, più immediata, quella dell’aumento del gettito fiscale da utilizzare con la spremitura sui proprietari di casa per l’alleggerimento di altre imposte. La seconda, più insidiosa, che persegue, a sua volta, un duplice obiettivo.

Il primo quello di far rientrare nel perimetro impositivo dell’IMU quelle prime case il cui valore superi o possa superare un certo limite arbitrariamente imposto dal legislatore con l’argomentazione: la tua casa vale cinquecentomila Euro e non vuoi pagare l’IMU? Il secondo quello (sostenuto dalle forze politiche di sinistra anche governative) di implementare i valori immobiliari che cadono nella successione ereditaria per rimpinguarne il gettito anche attraverso l’applicazione di aliquote particolarmente pesanti.

La Francia, che i nostri eroici tassatori di sinistra prendono a modello quanto a sistema impositivo ma quasi mai a livello di serietà organizzativo amministrativa, ha all’attualità aliquote successorie che arrivano a superare il 45% del valore dell’asse ereditario. Ed infatti i grandi e medi patrimoni immobiliari sono pressocché scomparsi dalla Francia in quanto chi ha potuto ha chiesto altre cittadinanze.

Senza contare che il valore patrimoniale commerciale catastale finirebbe per penalizzare gli ISEE delle famiglie italiane con una sperequazione fortissima a favore degli immigrati che già, con le attuali normative, godono di non sempre giusti privilegi rispetto ai cittadini. L’Italia, come viene spesso ricordato, è il paese con la più alta percentuale di proprietari immobiliari di Europa: per ragioni storico – culturali e per le peculiari ragioni legate allo sviluppo economico italiano ed alla propensione al risparmio della popolazione italiana. Un popolo viene definito tale quando ha comunanza di lingua, di leggi e di territorio: territorio inteso non tanto e non solo quale confini nazionali ma anche, e soprattutto, per quel senso di peculiare appartenenza che la singola persona ha con la casa che sente sua, che è sua, quale punto di sintesi di continuità di memoria e di affetti.

Colpire la casa in Italia significa colpire un risparmio già tassato all’origine ed acquistato con denaro duramente guadagnato su cui si sono già pagate le imposte: una punizione per le persone virtuose ed un omaggio alla prodigalità quando non alla dissipazione. Questo straordinario “desiderio” delle istituzioni europee nei confronti delle case e del risparmio degli italiani non è nuovo.

Vi concorrono sia codici culturali, diversi da quello italiano, che vedono nella locazione e non nella proprietà un modo di vivere più leggero e con meno responsabilità sia l’obiettivo degli stati di vedere concentrate le proprietà immobiliari in pochi operatori con cui trattare, volta per volta, le imposte patrimoniali piuttosto che avere milioni di proprietari con situazioni giuridico – economico differenziate che inevitabilmente si opporrebbero, con moneta elettorale, ad un prelievo ritenuto ingiusto e parassitario. Ma come sostenuto da Machiavelli sono le forze a dare i nomi alle cose. Quindi se la parola patrimoniale non piace la si chiami “riforma delle rendite catastali” che suona più gentile e sembra un provvedimento di buon senso per riallineare posizioni all’interno della cosiddetta “invarianza di gettito”.

Ma dell’invarianza di gettito di tasse sulla casa l’Unione Europea non sa che farsene. Vuole i soldi. E li vuole subito. E, come il creditore di Dürrenmatt, bussa alla porta del debitore per esigere il suo credito. E lo Stato chiami il balzello come vuole purché ne escano quattrini sonanti. I patrimoni liquidi si possono spostare (magari anche in paesi europei nella sostanza compiacenti) ma le case son lì, inermi e non le puoi spostare in previsione di un balzello ingiusto e parassitario. E le case son tante. Come si dice nella mentalità mercantile di stampo calvinista: “La ricchezza non sta nel togliere tantissimo a pochi ma tanto a tanti”.

In buona sostanza il “paravento” della revisione delle rendite catastali (al quale, va dato atto, non crede più nemmeno il presidente Draghi in questa formulazione) richiesto dall’Europa è la richiesta di una patrimoniale sulla casa (a maggior ragione ora che può prospettarsi come “patrimoniale di guerra”).

Il punto di accordo trovato tra governo e forze politiche che, con buon senso, esclude tale procedimento di revisione da ogni ipotesi di utilizzo sotto il profilo della tassazione non ha, evidentemente, nè soddisfatto nè tranquillizzato l’Europa che anzi ha ribadito con forza la propria volontà di “suggerire” (si legge: imporre) sia la patrimoniale in vita del proprietario sia la patrimoniale in morte con l’auspicato aumento delle aliquote sulle successioni e donazioni conformemente al modello francese tanto caro alle sinistre.

Naturalmente l’Europa fa finta di non ricordare che oltre l’80% delle abitazioni in Italia vengono acquistate con un mutuo fondiario che può coprire l’80% del valore d’acquisto ed in alcuni casi anche l’intero valore d’acquisto. Una normale preparazione economica rende evidente che per determinare il valore di un patrimonio si debba conoscere il suo valore attuale di commercio e depurarlo dei debiti e delle passività.

Ma sulle passività che rappresentano un debito (e che debito) contratte nei confronti degli istituti bancari dai proprietari attraverso i mutui nulla si dice. Come se il mutuo fosse un attivo patrimoniale invece che un debito per lo più, visti i tempi, immanente in forma esistenziale come “peso” come “responsabilità”. Ma tale criterio normale sembra non valere, secondo l’Europa, per gli immobili italiani. I quali ultimi sono affetti inoltre da un problema che in Europa è meno grave e cioè quello del condono edilizio.

In Italia vi sono milioni di abitazioni con un procedimento di condono edilizio, a volte quarantennale, in attesa di definizione con un gettito stimato incassabile tra oneri vari pari a circa 22 miliardi di Euro. Perché l’Europa non “suggerisce” all’Italia il completamento in tempi rapidi delle istanze di condono pendenti?

22 miliardi circa son lì belli pronti. Certo la via delle tasse e della morte è più “strutturale”. Ma potrebbe portare anche a situazioni di ribellioni (anche fiscali) non preventivabili e non preventivate. Compito del centro destra sarà quello di tenere la barra dritta sulle intenzioni del Presidente Berlusconi “la casa non si tocca”.

@L_Argomento

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