Milano: la parola a Monica Romano, la prima consigliera trans

Milano: la parola a Monica Romano, la prima consigliera trans

É da vent'anni un'attivista lgbt, oltre che una professionista di lunga data

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Milano: la parola a Monica Romano, la prima consigliera trans
“C’è una forte importanza simbolica nella mia elezione: l’elezione della prima donna transgender a Milano è per il movimento un fatto di portata storica”. Lo dice con il sorriso sulle labbra Monica Romano, prima consigliera transgeder eletta a Palazzo Marino. Eletta con 938 preferenze alle ultime amministrative nelle liste del Pd,

Romano è da vent’anni un’attivista lgbt, oltre che una professionista di lunga data (è consulente del lavoro): due anime, le sue, che porterà con determinazione nel nuovo ruolo di consigliera nella sua Milano che “è stata pronta ad andare oltre gli steccati, oltre le diffidenze e i pregiudizi, cogliendo il programma, le idee e le proposte al di là delle impressioni che potevano dividerci.

Delle 938 preferenze – dice a LaPresse – tantissime sono di persone eterosessuali, con una famiglia e dei figli che però si sono rispecchiate nella mia candidatura e nel mio programma”.

Il dato da cui partire, spiega Romano, è che le discriminazioni non sono dirette contro una singola categoria, ma colpiscono un ampio ventaglio, dalle donne alle persone con disabilità, oltre alla comunità lgbt. Per questo, “il fatto che tante persone abbiano visto in una donna trans una figura a cui affidare la propria fiducia per portare avanti queste battaglie rende Milano, ancora una volta, capitale dei diritti: in un’altra città non credo che sarebbe successo”.

Le sue, spiega, saranno battaglie ideologiche ancorate alla realtà, a partire dall’aumento “dei posti letto per i giovani lgbt cacciati di casa dalle famiglie” o “dare alle associazioni lgbt una sede fisica” a Milano perché è nella vita di tutti i giorni che si deve intervenire per scardinare “l’arretratezza culturale su questi temi che ancora c’è in Italia”.

La vicenda del ddl Zan lo dimostra: “Adesso la battaglia si farà in Parlamento ma queste elezioni amministrative hanno confermato che le istanze della nostra comunità sono condivise dai cittadini: questo è un segnale di cui il Parlamento dovrà tener conto”.

Il suo successo elettorale è però qualcosa di più: è la dimostrazione che le discriminazioni si possono e si devono combattere, sempre: “A chi inizia oggi il percorso di transizione dico che farcela è possibile, che è possibile essere felici anche per persone come noi e che l’infelicità non è il nostro destino perché noi possiamo cambiare le cose se vogliamo e se ci impegniamo: non perdete la speranza, mai”.
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