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Economia

Materie prime da Russia e Cina: l’altra guerra per il dominio globale

Senza nichel addio alle auto elettriche, per questa ragione Volkswagen stringe nuovi accordi con Pechino. Senza chip (e nichel) un mondo intero si ferma

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Grano, neon, nichel oltre il già citato gas. Il tema dell’approvvigionamento di materie prime strategiche per l’industria occidentale e orientale è direttamente proporzionale al protrarsi della crisi in Ucraina, con Russia e Cina che osservano anche questo scenario con diversificato interesse. Siamo solo alle battute iniziali di una nuova lotta per il dominio globale a cui prendono parte produttori, distributori e utilizzatori.

Chi perde

Il nichel è basilare per la realizzazione di auto elettriche, ragion per cui alcune case automobilistiche tedesche hanno pensato al piano B, ovvero a nuovi accordi con la Cina che di quel materiale ha una necessità impellente. Inoltre con il neon si realizzano i chip, ragion per cui un settore già zavorrato da problemi di consegna potrebbe ora subire un altro duro colpo.

Il bivio che si apre per i produttori di veicoli elettrici è amletico: da un lato non battere ciglio davanti ad un aumento intenso dei prezzi e contemporaneamente dire addio ai margini di guadagno preventivati originariamente; dall’altro scaricare la criticità sui consumatori, ma con il rischio di perdere clienti in un momento già difficile per le vendite nel settore automotive.

Chi media

La crisi nel mercato del nichel che sta lasciando nel limbo miliardi di dollari è gestita in questa fase da nomi come JPMorgan Chase & Co., Standard Chartered PLC e BNP Paribas SA che lavorano al caso di Tsingshan Holding Group: si tratta del maggiore produttore cinese di acciaio e nichel sul London Metal Exchange che ha fatto registrare un aumento incontrollabile dei prezzi. Come conseguenza la borsa inglese ha fermato le negoziazioni la scorsa settimana.

Chi vince

La Russia è uno dei maggiori produttori mondiali di nichel e in occasione delle sanzioni occidentali il prezzo è salito alle stelle: oltre 100.000 dollari per tonnellata. Una contingenza che ha messo in crisi la cinese Tsingshan, appartenente al miliardario Xiang Guanda, che il presidente Xi Jinping potrebbe dover salvare. Inoltre si stanno creando le premesse per un problema di surplus: nell’intero manifatturiero asiatico potrebbe ridursi a 238 miliardi di dollari quest’anno, appena il 35% circa del massimo storico di 676 miliardi di dollari raggiunto l’anno scorso, secondo le stime di ANZ Research, dopo che l’avanzo commerciale della Cina è salito ai massimi storici durante la pandemia

Dal 2020 al 2021 infatti i cittadini hanno consumato più beni di prima a causa del lockdown. Adesso però la guerra in Ucraina sta nuovamente sconvolgendo l’intero quadro.

@L_Argomento

(Foto: Maersk twitter)

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