Politica

M’ama o non m’ama? Tutti si fanno un partito. Conte non sa ancora…

La balcanizzazione grillina si confronta da un lato con l’esigenza di pesarsi già dalle amministrative e dall’altro con la probabile nuove legge proporzionale

GIUSEPPE CONTE POLITICO , MOVIMENTO CINQUE STELLE

La parabola del M5S è con molta probabilità in una fase di cambiamento definitivo. All’indomani delle elezioni del 12 giugno si capirà il riposizionamento dei parlamentari, tra Conte e l’ala più governista di Di Maio. Tra gli ex pentastellati, intanto, Italexit di Paragone cresce nei sondaggi e Giarrusso lavora alla creazione di un nuovo movimento.

Conte e lo strappo 

Difficilmente rinviabile, ormai, per Giuseppe Conte la decisione sul suo futuro politico e su quella del movimento di cui è alla guida. Dopo le amministrative di giugno, l’ex premier dovrà indicare la strada che vuole percorrere. Troppo difficile rimanere su una linea politica che lo vede continuamente in bilico tra appoggio e contrasto al governo Draghi. Il 21 giugno è stata fissata la comunicazione del premier in Aula a Palazzo Madama sul tema dell’invio delle armi in Ucraina e sembrerebbe che il M5S voglia riproporre una risoluzione che porti ad un nuovo voto del Parlamento, proposta su cui il governo ha sempre detto di non concordare. Se davvero, come afferma Matteo Renzi questa mattina in una enews “E’ il giorno in cui i grillini tenteranno l’assalto contro Draghi in Senato” difficile prevederlo, ma l’intenzione di Conte sembra davvero quella di cedere sul tema.

La pattuglia contiana

Di fronte ad un vero strappo con il governo Draghi, Conte potrebbe al momento contare su nomi importanti come il capodelegazione al governo Stefano Patuanelli, ma anche i vicepresidenti Mario Turco, Alessandra Todde, Paola Taverna, Michele Gubitosa e Riccardo Ricciardi. Molto vicini all’ex premier rimangono anche il presidente della Camera Roberto Fico e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Inca, ma i ruoli istituzionali e governativi che ricoprono pongono il problema di quale reazione potrebbero tenere di fronte ad uno strappo conclamato. Cercando di recuperare consenso guardando al disagio sociale che corre nella popolazione, Conte sembra sempre più convinto che anche se un eventuale strappo con Draghi provocasse una divisione tra i parlamentari, il ritorno in termini di voti sarebbe a suo favore e lo afferma su Facebook, ribadendo tra l’altro: ”Ma certo non siamo isolati nel Paese perché l’86% degli italiani la pensa come noi.”

I parlamentari dell’ala governista di Di Maio

Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio potrebbe contare al momento sull’appoggio di circa 80 parlamentari, tra cui la viceministra Laura Castelli, il presidente della commissione Ue della Camera Sergio Battelli, il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, deputati come Gianluca Vacca e il senatore Primo Di Nicola. Ma tra i fedelissimi dell’una o dell’altra parte, c’è un cospicuo numero di parlamentari che non è chiaro fino in fondo come potrebbero decidere di posizionarsi in caso di divisione.

L’incognita Beppe Grillo

Apparentemente sulla linea di Conte in tema di armi, ha contrastato però la volontà di modificare il simbolo del movimento (‘ConTe’) e di puntare sulla personalizzazione del consenso attraendo voti in forza della sola leadership dell’ex presidente del Consiglio. Grillo gode di alcuni forti fedelissimi tra i parlamentari, in primis Carla Ruocco e se Conte decidesse di rifondare davvero un nuovo partito, probabilmente non troverebbe una strada completamente aperta dal Garante del movimento.

Gli ex 5S Paragone e Giarrusso

L’ultimo sondaggio di Pagnoncelli indica Italexit di Gianluigi Paragone al 4,5%, il che fa credere che sia stato proprio l’ex direttore della Padania ed ex membro del Movimento Cinque Stelle a raccogliere l’eredità degli scontenti delle origini: No euro, No vax, neutralità sull’Ucraina, contrasto alle multinazionali nutrito di ambientalismo radicale. Attorno a Paragone esiste una densa schiera di altri ex pentastellati ed ex leghisti.

Ultimo in ordine temporale l’annuncio della creazione di un nuovo movimento da Dino Giarrusso, fuoriuscito da pochi giorni e che già sembra stia lavorando con Cateno De Luca, controverso sindaco di Messina, ad un progetto per il Sud che potrebbe impensierire, e non poco, il M5S in Sicilia in vista delle regionali di autunno.

@L_Argomento

 

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