Ma quali primarie, quale statuto? Il Pd vede già Letta segretario

Ma quali primarie, quale statuto? Il Pd vede già Letta segretario

Il Rettore di Sciences Po è tentato di accettare la richiesta di tornare a guidare i Dem, un giorno per accettare

Tempo di lettura stimato 3 minuti

Ma quali primarie, quale statuto? Il Pd vede già Letta segretario
Il Pd che avrebbe nel suo statuto le primarie, i congressi, il voto degli iscritti manda ormai tutto al macero. E come in un inaspettato televoto da casa, valuta le quotazioni e gli apprezzamenti che da remoto fanno salire il nome di Enrico Letta nel gradimento interno.

Come in uno Z-movie, il Pd appare oggi come un corpo cui è stata staccata la testa: si agita, barcolla, prova a non cadere ma ad andare avanti di qualche passo. Ma la ricerca di una testa si fa disperata ed urgente. E potrebbe essere trovata nelle prossime quarantott’ore. E’ questo il tempo che si è preso Enrico Letta per sciogliere la riserva: “Ho il Pd nel cuore e queste sollecitazioni toccano le corde più profonde”, ha scritto su Twitter.

L’ex premier ha chiesto un time out per “riflettere bene. E poi decidere”. Fosse per la maggior parte degli azionisti del Pd, la questione leadership sarebbe già chiusa e pronta per ottenere il sigillo dell’Assemblea di domenica.

Gli uomini più vicini a Nicola Zingaretti si sono fatti avanti apertamente: “L’ipotesi Letta è una opportunità per il partito per rilanciare il suo profilo e forza politica”, ha detto Nicola Oddati. E ovviamente AreaDem di Dario Franceschini, tra i primi a promuovere la soluzione Letta. L’ex premier ha il sostegno di Fianco a fianco, l’area che appoggiò Maurizio Martina alle ultime primarie: “E’ un grande occasione per rilancio, lavoriamo perché si concretizzi”, ha detto Matteo Mauri.

E anche per gli orlandiani, a sentire Michele Bordo, “Letta è la personalità più adatta”. Insomma, la maggioranza dem ‘blinda’ l’ex-premier. Gli altri – Base Riformista in testa (ma non solo) – restano sulla richiesta di congresso anticipato.

Ma la logica dei numeri non impone, in teoria, alcuna mediazione. Con la maggioranza che sostenne Zingaretti al congresso compatta per Letta, i numeri in assemblea sono schiaccianti. Ed in serata arriva, via social, un messaggio al segretario in pectore dal candidato segretario in pectore (al futuro congresso), Stefano Bonaccini, che marca così il dibattito pre-assemblea: “Letta personalità autorevole e adeguata. Apriamo insieme una nuova fase costituente”.

Intanto, anche in modo fisiologico, il partito è in ebollizione proprio a un passo dall’approdo in grado di chiudere la crisi aperta dalle dimissioni di Zingaretti. Un fronte che si è riaperto, infatti, è quello delle donne.

Da ieri si sta ragionando sull’ipotesi di una candidatura femminile. “Me lo auguro”, ha detto Valeria Fedeli. Il nome ci sarebbe già, Debora Serracchiani. Tuttavia, come sottolineano alcune donne dem, visto che si sta lavorando a una “soluzione il più possibile unitaria” non è detto la cosa si concretizzi. In realtà, la candidatura ‘rosa’ potrebbe essere la calamita capace di raccogliere quelle insofferenze che ancora si registrano intorno al nome di Letta. Base riformista, su tutti, insiste anche sul congresso.

Ma non solo, perché a chiedere la definizione di un percorso congressuale oggi sono stati anche Goffredo Bettini (bisogna “garantire quel confronto nel Pd che non può ulteriormente attendere”) e Gianni Cuperlo (serve “un percorso democratico, partecipato, per una discussione sull’identità di un Pd che va ripensato e ricostruito”).

Lo ribadisce Francesco Verducci dell’area Orfini ponendo però come prioritario un “cambio di linea politica” che “lasci alle spalle un atteggiamento di subalternità che ha sacrificato la forza e il progetto del Pd sull’altare dell’alleanza a tutti i costi con i 5 Stelle”.

Ma a parlare di congresso è anche il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio: “Fatto il piano vaccinale, a novembre-dicembre o dopo l’elezione del presidente della Repubblica” serve “un congresso che coinvolga la gente, che sappia rendere contendibile la segreteria”.

E Letta? Le voci circolate nella giornata di ieri mettevano in rilievo due questioni che avrebbe posto l’ex-premier: una candidatura unitaria e un mandato pieno con il congresso nel 2023. Ecco, il secondo punto, è quello che fa irrigidire tutta l’ala ‘congressista’ dem.

“I temi che sono emersi in questi mesi sul futuro del Pd richiedono di essere presi molto sul serio, coinvolgendo tutta la nostra comunità politica, a partire da iscritti e militanti, tramite un autentico congresso”, dice Andrea Romano di Base Riformista. Ma quali primarie, quale statuto? Il Pd vede già Letta segretario

Un modo per tenere insieme tutto, suggeriscono da Base Riformista, potrebbe essere un dispositivo che accompagni la candidatura di Letta con un impegno al congresso quando sarà finita l’emergenza sanitaria. Ma la maggioranza non è dello stesso avviso.

Anche perchè se tutti convergono su Letta, in teoria non ci sarebbe bisogno appunto di alcuna mediazione per il via libera al nuovo segretario che però auspica un sostegno unitario, o il più largo possibile, alla sua candidatura. “La verità è che Base Riformista è in difficoltà.

Come fanno a non votare Letta? E quindi alzano cortine fumogene” tra la suggestione di una candidatura femminile e la questione congresso. Dice l’orlandiano Michele Bordo: “Noi dobbiamo evitare che riprenda la discussione da dove l’abbiamo lasciata. Il tema non è quando facciamo le primarie. Il congresso si farà a scadenza nel 2023.

Anche perché se chiami una personalità come Letta, non la chiami a tempo…”.

Certo, se Enrico Letta accettasse avrebbe una facile interlocuzione con quello che risulta essere più di un consigliere per il governo Draghi, lo zio Gianni. Stavolta sarebbero, però, dalla stessa parte.

Ma quali primarie, quale statuto? Il Pd vede già Letta segretario

TAGS