Connect with us

Hi, what are you looking for?

Politica

M5s alla deriva, ecco perché Di Maio abbandona

LUIGI DI MAIO MINISTRO DEGLI ESTERI

Il documento prodotto dal consiglio nazionale del Movimento, dimostra che il M5S si è sgonfiato. Nessuna espulsione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nessuna richiesta di voto sulle armi a Kiev. Un documento che lascia aperte tutte le contraddizioni in essere e dimostra comunque una confusione interna ancora più accentuata.

Il consiglio nazionale

Dopo lo scontro verbale a distanza tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, si è riunito il consiglio nazionale del movimento, organo mai riunitosi prima. Del consiglio fanno parte: il presidente Giuseppe Conte, i capigruppo di Senato, Camera e Parlamento europeo Mariolina Castellone, Davide Crippa e Tiziana Beghin, i quattro vicepresidenti del Movimento Michele Gubitosa, Mario Turco, Alessandra Todde e Riccardo Ricciardi, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, Gianluca Perilli, l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, Fabio Massimo Castaldo e Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia.

Dalla riunione di ieri sera non è giunta alcuna decisione veramente dirimente, anzi nel documento finale, diffuso solo oggi, non c’è traccia di nessuna espulsione e nessuna rottura con Mario Draghi sull’Ucraina. Si registra chiaramente la spaccatura tra le due anime, quella contiana e quella dimaiana e una serie di posizioni individuali, tutte accomunate dal timore di prendere ormai atto di aver toccato il punto minimo e di non sapere come risalire la china: dopo la sconfitta elettorale e l’irrilevanza certificata in termine di consenso, arriva il timore di non poter recuperare una linea politica comune.

I contiani ritengono che Di Maio stia cercando lo strappo nascondendo il vero nodo del contendere, che sarebbe la sua voglia di leadership e di avviare un’autonoma iniziativa politica. I dimaiani di contro, pensano che l’atteggiamento di Conte sia stato una sorta di harakiri politico e che dare idea di porsi contro la linea del governo e di Draghi significhi la sparizione definitiva del movimento.

Luigi Di Maio vs M5S

Di Maio è finito nel mirino per aver criticato aspramente Conte e il no a nuove armi all’Ucraina. Conte, durante la riunione si è detto molto rammaricato dalle parole usate dal ministro degli esteri sulla sua stessa forza politica. E, alla fine, ha dovuto tenere insieme l’ala più dura del M5s, secondo cui il Di Maio avrebbe ormai altri progetti e dovrebbe essere allontanato dal movimento e chi invece ancora spinge per ricomporre la frattura.

Motivo per cui, lo stesso presidente della camera Roberto Fico questa mattina ha dichiarato: “Arrabbiati e delusi per gli attacchi di Di Maio. Per quale motivo si deve mettere in discussione una cosa che non è in discussione, c’è qualcos’altro? Attaccare il Movimento su delle posizioni che non sono in discussione nel Movimento, dispiace a tutta la comunità”, ipotizzando che il ministro degli esteri stia forse cercando di uscire (o farsi espellere) dal movimento per lavorare ad una propria forza politica.

Il vicepresidente del Movimento, Riccardo Ricciardi, aveva definito Di Maioun corpo estraneo“, auspicando provvedimenti nei suoi confronti. Ma l’ipotesi, rimbalzata per tutto il giorno, di un’espulsione (o auto-espulsione) di Di Maio per ora è stata messa da parte. Il ministro non ha fatto alcun passo indietro, probabilmente perché un allontanamento dal movimento è quello che ritiene il male minore. Lo scontro appare solo in stallo, in attesa di poter riprendere in un momento diverso, dopo il ballottaggio di domenica e soprattutto dopo le comunicazioni di Draghi al Parlamento.

Il documento finale del consiglio

Questa mattina il portavoce del ministro degli esteri aveva in una nota dichiarato: “Siamo stupiti e stanchi per gli attacchi che diversi esponenti M5S, titolari anche di importanti cariche istituzionali, oggi hanno rivolto al ministro Di Maio”.

La mediazione sul documento del consiglio nazionale che accompagnerà le comunicazioni del premier Draghi punta su un maggiore coinvolgimento del Parlamento, ma senza che sia necessario un ulteriore voto riguardo l’invio delle armi. Viene, anzi, riconfermata la posizione atlantista del movimento. Il Movimento 5 stelle mette da parte la tentazione di presentare una propria risoluzione e si presenterà al tavolo della maggioranza chiedendo che il governo riferisca su ogni passaggio della guerra in Ucraina.

Un compromesso che da una lato permette di rivendicare la centralità delle camere, dall’altra però viene interpretato come un passo indietro rispetto alle richieste iniziali e per molti la preoccupazione è che il titolare della Farnesina possa intestarsi il passo indietro rispetto l’ipotesi di presentare una risoluzione di voto sulle armi. Il chiarimento politico sulla posizione di Di Maio nel movimento non c’è stato, ma è chiaramente solo rimandato.

@L_Argomento

Articoli Correlati

Politica

Intervista al Presidente di ItaliaViva e Vicepresidente della Camera dei Deputati: “La maggioranza? Avremo sempre un rumore di fondo di chi pensa che alzando...

Politica

Mario Draghi ha minimizzato il suo ritorno anticipato dal vertice Nato di Madrid, ha evidenziato gli sforzi ottenuti con i provvedimenti contro il caro...

Politica

Fa specie lo spettacolo che sta andando in scena nei palazzi romani, con una macro crisi economica in atto a cui la politica risponde...

Politica

  ROMA – “Il governo che è entrato nell’ultimo anno di vita è stato un governo d’eccezione e come tale deve rimanere. Noi sosterremo...