L’omofobia di sinistra da Pasolini a Morisi

L’omofobia di sinistra da Pasolini a Morisi

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L’omofobia di sinistra da Pasolini a Morisi
Esistono categorie dello spirito che emergono solo quando sono sotto gli occhi di tutti. Ma che di solito i mass media tendono a rimuovere o omettere nelle proprie cronache o nelle pensose riflessioni
politiche ed esistenziali. Una di queste è l’omofobia di sinistra. Che esattamente come l’antisemitismo di sinistra è considerata un tabù.

Pure se esiste. In questi giorni grazie a questo linciaggio quotidiano ai danni dello sprovveduto Luca Morisi ne abbiamo avuto un assaggio ben consistente. Il “frocio” può essere dileggiato e sputtanato nei propri intimi comportamenti solo se rigorosamente “non di sinistra”. O comunque non omologabile al centralismo democratico del vecchio Pci.

Come accadde nel lontano 1949 al malcapitato Pier Paolo Pasolini. Che, a causa del suo coinvolgimento in una storia di sesso con minori nel paese friulano di Ramusciello – cosiddetti fatti di amusciello – in seguito al disvelamento della cosa sui giornali e quando il poeta era ancora in attesa di giudizio, venne espulso senza tanti complimenti dal Pci friulano per decisione dell’allora capo della federazione di Pordenone.

Il tutto in un processo quasi a porte chiuse dove a difenderlo c’era una sola persona, una donna – Teresina Degan – che però arrivò in Federazione quando tutto era già stato deciso in quanto furbescamente non avvisata della tempistica stalinista del processo politico in corso. Lei protestò e disse che non si poteva espellere un iscritto per fatti personali e senza che il dibattimento penale per corruzione di minorenni fosse ancora stato celebrato.

L’allora capo della federazione, Antonino Scaini, per tutta risposta le disse che la decisione in realtà era stata presa dalla federazione di Udine, che faceva capo al futuro onorevole Mario Lizzero, e che Pasolini si sarebbe meglio difeso nel processo come “non comunista”.

A maggiore risalto di quella ipocrisia, anni dopo, quando Pasolini fu brutalmente ammazzato da Pino Pelosi probabilmente in combutta con altri marchettari, all’Idroscalo di Ostia, tanto Lizzeri quanto Scaini furono in prima fila a celebrarne le lodi, in Friiuli come in Parlamento. E ci furono anche militanti di base che protestarono, ancora nel 1975. contro questa celebrazione di “un frocio che non faceva onore al partito”.

Solo che nel frattempo uno dei persecutori dell’epoca era diventato amico fraterno del regista e scrittore. In quanto Pasolini si rifiutò di costituirsi parte civile contro di lui per un fatto ben più grave di quello di Ramusciello, ossia per l’eccidio da parte dei partigiani comunisti della Brigata partigiana – ma non comunista filotitina – Osoppo a Porzus in Friuli. Eccidio in cui perse la vita anche il fratello di Pasolini.

Pasolini dimostrando una nobiltà d’animo commovente perdonò uno dei probabili assassini del fratello e si rifiutò di costituirsi parte civile come pure l’accusa cercava di convincerlo a fare.

Tornando ai giorni nostri – si parva licet – ecco i paladini della legge Zan che dovrebbe punire l’omofobia quasi in una sorta di processo alle intenzioni, scatenarsi nell’additare il malcapitato Luca Morisi al pubblico ludibrio.

Con il concorso attivo di tutti quei mass media, “Repubblica” e Gruppo Cairo editore, di solito sostenitori di una morale politically correct e LGBT friendly.

Ma quando il gay è di destra, o, come nel caso di Pasolini, di sinistra non ortodossa, ogni dileggio è valido ed ogni esposizione al pubblico ludibrio viene considerata salvifica. Funziona così. Sappiatelo.

L’omofobia di sinistra da Pasolini a Morisi

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