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Internazionale

L’imbarazzo dei filorussi di Francia attesi dalle presidenziali di primavera

MARINE LE PEN

Se il settimanale francese Challenges parla di “ballo degli ipocriti”, di certo a droite non è poco l’imbarazzo, con una Marine Le Pen e un Éric Zemmour che fino a pochi giorni fa si dichiaravano filorussi ed ora si ritrovano a condannare l’invasione di Vladimir Putin in Ucraina.

Le Pen

Nel 2011 la candidata all’Eliseo per il Rassemblement National aveva dichiarato al quotidiano russo Kommersant che ammirava Putin e sei anni dopo, nel marzo del 2017, era stata ricevuta al Cremlino dal presidente russo. In quell’occasione Vyacheslav Volodin, il presidente della Duma, aveva regalato a Marine Le Pen un libro in cui viene paragonata a Giovanna d’Arco, una delle figure storicamente più venerate dal partito di estrema destra francese.

Volantini al macero

Completamente diversa, oggi, la situazione. Secondo quanto riporta Libération, il Rassemblement National avrebbe distrutto tutti i volantini elettorali non ancora distribuiti che ritraevano Le Pen insieme con il leader del Cremlino e che avrebbero dovuto mostrare il suo prestigio internazionale. E la stessa Marine, in un comunicato dello scorso 24 febbraio, ha chiesto il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina, perché “nessuna ragione può giustificare un’operazione militare che rompe l’equilibrio della pace in Europa”.

Zemmour

Non se la passano bene neanche dalle parti di Reconquete!, di Éric Zemmour. Che soltanto nel 2018, intervistato da L’Opinion sognava un “Putin francese” mentre lo scorso settembre a CNwes spiegava “sono per un’alleanza russa. Penso che sarebbe l’alleato più affidabile”. Ora Zemmour ha condannato l’aggressione della Russia e ha chiesto al presidente Emmanuel Macron di nominare due emissari per la pace: l’ex presidente Nicolas Sarkozy e Hubert Védrine, ex ministro degli Esteri di Jacques Chirac.

Periodo difficile anche per la gauche francese, dove il leader della France Insoumise, Jean Luc Melenchon aveva aderito alle posizioni del Cremlino e fino a qualche tempo fa chiedeva ufficialmente l’uscita della Francia dalla Nato. Melanchon, abilissimo a prendere fin da subito le distanze da Vladimir Putin, ha evidenziato a più riprese “il balzo indietro della storia di cui la Russia ha tutta la responsabilità” e ha auspicato l’utilizzo dell’Osce come organizzazione in grado di elaborare una risposta alla crisi.

E così la guerra fra Russia e Ucraina piomba sulle presidenziali francesi, in programma i prossimi 10 e 24 aprile. Con i tre principali rivali che cercano di smarcarsi dal loro (precedente) sostegno a Vladimir Putin e Emmanuel Macron, candidato non ancora ufficiale ma secondo i sondaggi in testa con il 25% delle preferenze, intento a gestire una crisi internazionale.

@L_Argomento

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