Libia, svelato accordo segreto per post-Gheddafi

Libia, svelato accordo segreto per post-Gheddafi

Libia e Uk avevano in mente un accordo spartitorio mai realizzatosi. Oggi la rivelazione

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Libia, svelato accordo segreto per post-Gheddafi
Un accordo che prevedeva il ritiro di Muammar Gheddafi dal potere ma la conservazione delle istituzioni statali libiche fu raggiunto nella primavera del 2011 in Norvegia ma poi non applicato a causa del disinteresse a una soluzione negoziata da parte di Francia e Gran Bretagna.

Questi “colloqui riservati con mediazione norvegese” vengono “rivelati in maniera esclusiva” dal sito del quotidiano britannico Independent citando “la prima intervista con un media internazionale” dell’allora ministro degli Esteri norvegese Jonas Store che mediò l’accordo.

“Le due parti concordarono una bozza” in cui si “affermava che Muammar Gheddafi, il quale aveva governato la Libia per 42 anni, si sarebbe dimesso e avrebbe lasciato la politica ma le istituzioni dello Stato sarebbero rimaste al loro posto”, sintetizza il sito. “

Alla fine però i colloqui fallirono e i ribelli, con il sostegno della Nato, catturarono e uccisero Gheddafi”, viene ricordato. Store “ha accusato Francia e Gran Bretagna di essersi opposte a una soluzione negoziata”, scrive l’Independent riferendosi al primo ministro britannico David Cameron e al presidente francese Nicolas Sarkozy.

Il figlio di Gheddafi, Said al-islam, invitò due alti funzionari norvegesi al palazzo presidenziale di Tripoli per negoziare ma poi furono fatti riparare in Tunisia nell’imminenza dei primi bombardamenti dell’Alleanza atlantica, viene rivelato. Jens Stoltenberg, l’attuale segretario generale della Nato e allora premier norvegese, chiese però a Store di proseguire i negoziati segreti in Norvegia:

“Dopo settimane di andirivieni”, il ministro riuscì a organizzare “il primo incontro faccia a faccia fra alti esponenti del regime e dell’opposizione in una camera d’hotel di Oslo il 27 aprile”, scrive il sito precisando che a rappresentare i gheddafiani c’era Mohamed Ismail, braccio destro di Saif al-Islam, mentre per i ribelli si presentò Aly Zeidan, che poi fu uno dei premier della Libia post-Gheddafi (dal novembre del 2012 al marzo del ’14) Uno dei “controversi punti-chiave” era la sorte del leader, che si rifiutava di lasciare la Libia e, ha sostenuto Store, le maggiori potenze occidentali non erano interessate a una ricomposizione negoziata, insiste l’Independent.
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