Liberi tutti nella Spagna che riapre senza freni

Liberi tutti nella Spagna che riapre senza freni

Clima festoso da Madrid a Barcellona, gli spagnoli affollano manifestazioni di gioia in piazza

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Liberi tutti nella Spagna che riapre senza freni
Dopo più di un anno di ‘estado de alarma’, dal 9 maggio la Spagna ha finalmente riaperto le frontiere tra le regioni (Comunidades), anche se quella che potrebbe sembrare una buona notizia per gli spagnoli lo è meno per gli organi chiamati a dettare le nuove regole.

Alla luce dei diminuiti contagi, della situazione nelle UCI (unità di terapia intensiva) e delle vaccinazioni (6 milioni di spagnoli risultano vaccinati e 13 milioni hanno ricevuto la prima dose), il presidente Pedro Sanchez non ha ritenuto opportuno prolungare lo stato di allarme, esponendosi alle critiche dell’opposizione e della magistratura.

Teodor García Egea, segretario generale del Partido Popular, di schieramento opposto al Governo (PSOE), dichiara che “Sanchez farà passare la Spagna dallo stato di allarme allo stato del caos”. Al di là di ogni logica considerazione di posizione del partito resta la realtà del sistema governativo: la Spagna è una monarchia parlamentare suddivisa dal punto di vista amministrativo in 17 regioni e 2 città autonome (Ceuta e Melilla), i cui poteri sono circoscritti ad alcune aree specifiche, come il cambiamento dell’orario e la ricettività di ristoranti, negozi, cinema, teatri, palestre. Le decisioni che implicano limiti ai diritti fondamentali, quali la libertà di circolazione o il numero di persone con cui ci si può riunire in casa, non rientrano negli ambiti decisionali delle regioni ma hanno bisogno dell’autorizzazione dei tribunali, che non hanno accettato di buon grado una responsabilità che esula dalle loro competenze.

María Jesús del Barco, magistrata e portavoce dell’Associazione Professionale della Magistratura è molto critica: “Il nostro ruolo non è legiferare, nè siamo un potere esecutivo, siamo giudici. Il Governo ha avuto abbastanza tempo per cambiare la legge sanitaria datata 1981 e riformata nel 1986, per adattarla alla situazione attuale e non lo ha fatto. Devono esistere motivi molto gravi per limitare i diritti fondamentali dell’uomo. Se si approva la chiusura di una Comunidad comunque si lede la libertà anche di chi non vi è residente”.

Secondo molti giuristi una legge sanitaria specifica approvata a maggioranza assoluta dal Congreso de los Diputados eviterebbe le diverse interpretazioni dei giudici, tra l’altro costretti a pronunciarsi entro 5 giorni dalla richiesta.

Anche tra gli esperti di diritto costituzionale vi sono posizioni contrapposte, passando da chi sostiene che, decaduto lo stato di allarme, ogni Comunidad potrebbe continuare a mantenerlo con l’unico limite di non richiedere un sacrificio sproporzionato ai suoi abitanti, a chi, invece ritiene che in nessun caso si possa limitare il diritto fondamentale alla libera circolazione. Stesse posizioni opposte riguardano la possibilità di decidere il coprifuoco.

Appare evidente che il punto fondamentale consista nella mancanza di una legge sanitaria chiara e della poca lungimiranza da parte del Governo centrale a non immaginare cosa sarebbe successo al decadere lo stato di allarme. Non è solo una questione delle differenti richieste a seconda delle situazioni regionali, ma anche uno scontro fra poteri legislativo, esecutivo e giurisdizionale. Si pone un problema di costituzionalità del ruolo istituzionale in cui si vengono a trovare i tribunali, quasi elevati a compartecipi del potere esecutivo nel processo di adozione delle misure amministrative.

Inevitabile la confusione derivante dall’avere 17 normative diverse : alcune regioni sono già ricorse al parere dei tribunali che hanno dato risposte discordanti, accettando o rifiutando il permesso per mantenere le limitazioni alla circolazione.

Gli unici punti fermi rimasti sono l’obbligo delle mascherine, la ricettività limitata ed il rispetto degli orari stabiliti da ogni singola Comunidad.

Andalusia, Aragona, Castilla-La Mancha, Galizia, La Rioja, Madrid (che ha ritardato la chiusura dei ristoranti alla mezzanotte) e Murcia hanno chiesto e ottenuto di poter imporre una limitazione alla circolazione in zone specifiche ad alto rischio. Le Canarie, Navarra, la Comunidad di Valencia e le isole Baleari sono le uniche quattro regioni a mantenere il coprifuoco (h 23.00/06.00). Queste ultime assieme alle Canarie richiedono il tampone negativo nelle 72 ore precedenti all’arrivo e altre misure restrittive per evitare i rischi di un eccessivo flusso turistico privo di controllo.

La prima vicepresidente del Governo, Carmen Calvo ha dichiarato che “Bisogna essere prudenti però è giunta l’ora di pensare agli abbracci, alle imprese e al lavoro”.

A Madrid nella notte tra l’8 ed il 9 si è vissuto il paradosso di tornare a casa alle 23 (orario in vigore) ed uscire un’ora dopo per celebrare la fine dello stato di allarme come se fosse Capodanno, obbligando in casi estremi, le forze dell’ordine a multe ed arresti.

I sanitari guardano con preoccupazione alla notte di festa per il pericolo di una nuova ondata: “Sembra che la gente stia confondendo la fine dello stato di allarme con la fine della pandemia“, hanno dichiarato.

L’effetto positivo immediato è stato l’aumento del traffico di viaggiatori tra le regioni per andare verso le seconde residenze o ricongiungersi con le famiglie, ma anche per recarsi nelle località turistiche, dove le strutture alberghiere, investite da tante richieste, iniziano ad avere un respiro.
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