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Economia

Le ansie di Goldman Sachs sul Pnrr: serve un’accelerazione (e Draghi a Chigi?)

Non mancano le preoccupazioni internazionali sui riflessi economici del passaggio del premier al Colle: si rischierebbe una frenata sul processo riformatore, propedeutico alla seconda tranches di fondi Ue?

MARIO DRAGHI PREMIER

Si tiene oggi a Padova la prima tappa del 2022 di “Italiadomani – Dialoghi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”, un ciclo di incontri promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per comunicare con cittadini, imprese e Amministrazioni locali sui contenuti e le opportunità del Pnrr. Al momento ciò che è certo è che l’Italia ha superato il primo scoglio ma le vere riforme sono ancora lontane. Nello specifico Bruxelles ha dato semaforo verde alla prima tranche da 24 miliardi, in virtù del raggiungimento delle 51 condizioni previste. Sono per lo più obiettivi sulla carta e di prospettiva, ma non ancora provvedimenti tangibili, che andranno calibrati in una seconda fase al fine di non perdere gli altri fondi. Tra le riforme richieste c’è la revisione del sistema giudiziario, uno dei meno efficienti in Europa, e quella della regolarizzazione immobiliare.

In tutto il Pnrr italiano prevede tra fasce di azione: le riforme orizzontali, ovvero le innovazioni strutturali dell’ordinamento; quelle definite abilitanti, per conferire efficacia e operatività al Piano ed eliminando gli intralci burocratici; e quelle settoriali, che toccano i singoli ambiti di azione. L’Italia lo scorso agosto ha ricevuto la prima rata da 24,9 miliardi di euro dalla Commissione europea, ovvero il 13 per cento dei fondi totali. In tutto per l’Italia il Recovery Fund riguarda 191,5 miliardi. La seconda fase delle riforme, e quindi anche del flusso di fondi, è alle porte ma non mancano i timori legati all’intreccio con l’elezione del Presidente della Repubblica visto che il governo fino ad oggi ha calmierato i mercati grazie alla figura di Draghi e ai piani di riforma. Ma secondo gli analisti di Goldman Sachs la partenza di Mario Draghi “innescherà incertezza sul nuovo governo e sulla sua efficacia politica”.

E osservano: “Dati gli interessi divergenti tra i partiti in Parlamento e il tempo tipico necessario per formare un nuovo governo, siamo più preoccupati del consenso sul fatto che questo scenario comporterebbe un ritardo nell’attuazione del Recovery Fund e delle relative riforme”.

@L_Argomento

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