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Politica

L’avanguardia di Susanna Agnelli, primo ministro donna alla Farnesina. E oggi?

Semplicistico scomodare il femminismo, invece fu donna pubblica (ma molto riservata) e adattissima a quel ruolo quando in Italia c’erano giganti

SUSANNA AGNELLI, FRANCESCO COSSIGA

Nel centenario della nascita di Susanna Agnelli c’è un passaggio che fa specie, più di altri tra i ricordi e gli aneddoti. Fu la prima e unica ministra degli esteri italiana, evidentemente non per quote rosa o per femminismo, ma per via di un appeal (donna pubblica, ma al contempo riservata) che la rese adattissima a quel ruolo. Appunti per la politica di domani.

Giganti di ieri

Gli anniversari servono non per commemorare e basta, ma per utilizzare quel bagaglio storico e culturale al fine di migliorare l’oggi e soprattutto il domani. Dall’uscita di scena di Angela Merkel, al di là del merito di alcune decisioni, si sono moltiplicate le analisi sull’assenza di giganti nella politica europea (oltre che italiana). Oggi, piaccia o meno, c’è un vuoto di leaderismo oggettivo, in tutti gli schieramenti, compensati in parte dall’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Rileggere le pagine dell’impegno (anche politico) di Susanna Agnelli po’ rivelarsi utile per chi oggi è chiamato a tracciare traiettorie e formare classe dirigente.

Onu & Italia

Prima fu sottosegretario agli Esteri dal 1983 al 1991 nei governi Craxi, Goria, De Mita e Andreotti. Nel 1995 divenne Ministro degli esteri nel Governo Dini, incarico che svolse impegnandosi contro chi voleva escludere l’Italia dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Fu quello un anno complesso per la politica internazionale, caratterizzato da tre fattori su tutti come le instabilità regionali diffuse, le crisi macroscopiche come quella nella ex-Jugoslavia e le ampie conseguenze geopolitiche del crollo del blocco sovietico.

In quel quadro l’Italia rischiava di restare fuori da un consesso mondiale come quello del Palazzo di Vetro che, per quanto sia da riformare, è comunque un desco a cui sedersi e non a cui rinunciare.

Proiezioni

Una personalità poliedrica, dunque, che la portò a fondare Telethon, senza dimenticare che fu volontaria sulle navi ospedale della Croce Rossa durante la guerra, quando aveva solo 18 anni, mescolando così impegno politico, industriale e sociale in una sorta di multilateralismo de facto. E’ quello il sentiero che valeva ieri, e vale oggi, per un ruolo delicato e determinante che deve volare più alto di piccole diatribe regionali.

@L_Argomento

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