L’arte contemporanea? In chiesa, a Milano

L’arte contemporanea? In chiesa, a Milano

Alla scoperta di Dan Flavin, artista newyorkese visitabile quando i musei sono chiusi

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L’arte contemporanea? In chiesa, a Milano
Si sa, a causa della pandemia tutti i musei sono chiusi ma di arte da vedere ce n’è sempre tanta.

Se sei in crisi d’astinenza da visite ai musei la soluzione c’è: entra in una chiesa!

A Milano ci sono chiese per tutti i gusti e per tutte le epoche storiche, ma se cerchi un luogo dove scoprire il contemporaneo non puoi di certo farti scappare l’installazione permanente dell’artista Dan Flavin in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa.

L’opera è arrivata a Milano, in Via Neera 24, in occasione di una mostra personale dedicata all’artista da parte della Cardi Gallery nel 2019.

Dan Flavin è un’artista americano nato a New York nel 1933 ed è fra i più importanti esponenti della Minimal Art. È conosciuto per i suoi lavori di luce sotto forma di tubi a fluorescenza, spesso posti in relazione ad un contesto architettonico specifico, evidenziandone la struttura, le sue contraddizioni e cambiamenti.

Il suo approccio è essenziale, il vocabolario di forme geometriche e colori è semplice e asciutto; sono proprio queste caratteristiche che hanno annoverato l’artista come progenitore e principale esponente del Minimalismo. Dai primi anni Sessanta Dan Flavin intraprende una ricerca sistematica dell’arte interpretandola e traducendola nello studio della luce. Il medium che contraddistingue la sua produzione artistica è il semplice tubo al neon fluorescente, normalmente di produzione industriale, inserito e reinventato come parte di composizioni lineari e semplici.

Dan Flavin, con l’utilizzo del neon, si rivolge senza filtri alla tradizione del ready-made, pratica d’arte contemporanea che consiste nel prelevare un oggetto di uso comune dal suo contesto quotidiano che viene successivamente esposto come opera d’arte. L’artista in questo caso propone come modulo base una semplice luce che viene però ripensata in una serie di combinazioni che possono essere pressoché infinite.

Ti starai sicuramente chiedendo il perché della scelta di intervenire all’interno di una chiesa, ambientazione che sembra piuttosto disconnessa dalla pratica dell’artista.

In verità Dan Flavin conosceva in maniera approfondita la teologia e la storia dell’arte e aveva nuove prospettive su entrambe le materie. La sua ascesa artistica non è dissociata dalla sfera religiosa. L’artista comincia a lavorare con le “icone”, dipinti, solitamente quadrati e monocromi, corredati di apparecchi per l’illuminazione e lampadine. Ma non ha mai consentito alcuna interpretazione di tipo spirituale del suo lavoro.

Contrariamente alla sensazione di estrema novità che l’installazione può suscitare entrando in chiesa, il progetto per Santa Maria Annunziata fu ideato da Dan Flavin nel 1996, poco prima della sua morte.

L’artista, invitato dal Reverendo Giulio Greco, pensò ad un’opera che potesse presentarsi come elemento centrale del restauro e rinnovamento della chiesa che fu progettata negli anni ’30 da Giovanni Muzio. Entrando nella chiesa il visitatore viene avvolto da una luce ultravioletta, di differenti tonalità di colore, verde, blu rosa e dorata, che permea in tutte le superfici volumetriche dell’architettura.

Cominciando l’esplorazione dello spazio dall’ingresso, la successione cromatica delle luci a neon collocate dapprima nella navata, per proseguire nel transetto e finendo nell’ abside, rappresentano il naturale ciclo della luce ossia notte, alba, giorno.

Sembra proprio che il progetto, per coerenza artistica, vada a chiudere il cerchio della produzione artistica di Dan Flavin, cominciato attingendo alla sfera religiosa, in maniera più che precisa.

Non resta che entrare e farsi trasportare in universo di luci e colori che ipnotizza, avvolge e meraviglia.
L’arte contemporanea? In chiesa, a Milano

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