la Testa del Referendum per riformare (finalmente!) la giustizia

la Testa del Referendum per riformare (finalmente!) la giustizia

Parla la Tesoriera del partito Radicale e del Comitato Promotore dei sei Referendum per una giustizia giusta

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la Testa del Referendum per riformare (finalmente!) la giustizia
Irene Testa, da quanto militante radicale? 

Nella mia vita ho avuto due incontri che mi hanno segnato profondamente: Enzo Tortora e Marco Pannella. Il primo lo conobbi quando avevo solo 13 anni. All’epoca era il Presidente del partito Radicale e fece iscrivere tutta la mia famiglia. Terminati gli studi decisi di trasferirmi a Roma per dare il mio contributo diretto alle battaglie di Marco Pannella sulla giustizia. Ho poi fondato con Marco una piccola associazione radicale “Il detenuto Ignoto”, come ignoti sono i volti dei tantissimi italiani vittime della mala giustizia privati della loro libertà. La questione carceri e detenuti, che è l’altra faccia della medaglia del tema giustizia. 

E questo impegno sui referendum per la riforma della giustizia come è nato?

Con il Segretario del Partito Radicale Maurizio Turco ne discutiamo da oltre un anno. Avevamo intuito che i nodi stavano venendo al pettine e che l’unico modo per aiutare il Paese e la stessa magistratura fosse la via referendaria. Oggi tocchiamo con mano quello che Pannella andava dicendo da decenni: la giustizia rappresenta la più grande ed importante questione sociale del nostro Paese.

Avevamo bisogno da subito di compagni di strada con cui costruire la campagna referendaria: ho semplicemente scritto un messaggio a Matteo Salvini, chiedendogli un incontro ed il pomeriggio stavamo già nel suo ufficio in Senato a discuterne.

Sulla scia di Pannella. Quella sulla giustizia giusta era una sua pietra miliare.

Certamente si. La madre di tutte le battaglie. Pensare che la prima manifestazione per la giustizia giusta fu nel 1967. Da allora il Partito Radicale ha promosso a più riprese diversi referendum. Solo un dato: quello sulla responsabilità civile fu votato da più dell’80% degli elettori ma venne successivamente stravolto in Parlamento. Ora però la situazione, se possibile, è addirittura peggiore perché sta montando nel Paese una sfiducia nella magistratura mai vista prima e questo rappresenta il dato più preoccupante.

Il momento non è mai stato tanto grave. La delegittimazione della magistratura è totale e per tutta risposta l’associazione nazionale dei magistrati invita le toghea contrastarvi.

A memoria mia non credo sia mai accaduto che un Presidente dell’ANM si rivolga ai magistrati chiedendo di “reagire” contro il metodo e lo strumento referendario che, è bene ricordarlo, è previsto dalla Costituzione. Questo ci dà una indicazione chiara della condizione in cui versa la magistratura ora.

I cittadini hanno solo due “armi” in mano. La scheda elettorale per eleggere i propri rappresentanti e quella referendaria. C’è chi sta lavorando da tempo per sfilare loro la seconda.

Chi sta aderendo al comitato promotore?

Il Comitato promotore è composto dal Partito Radicale e dalla Lega di Matteo Salvini. Stiamo incontrando poi diversi esponenti politici, come il Nuovo PSI, il Partito Liberale Europeo; se ne stanno aggiungendo anche altri: chiunque si metterà in piazza con i tavoli e autenticatori per raccogliere le firme sarà il benvenuto.

Salvini e pezzi di sinistra insieme? 

Matteo Salvini sta in maggioranza. Non credo fosse tra i suoi obiettivi governare con la sinistra (e viceversa). Tuttavia il momento storico lo richiede. Tornando a noi e alla questione giustizia, credo che questo inedito ticket tra due forze politiche storicamente diverse come Lega e Partito Radicale, dimostri che sia possibile, anzi doveroso, lavorare cercando un terreno comune su temi concreti e specifici, in modo da realizzare quella piattaforma riformatrice che permetta di dare una stabilità al Paese nel medio e lungo periodo. 

Si devono impegnare a fare i banchetti, adesso. A portarle davvero quelle firme. Quante firme vanno raccolte, e da quando? 

La campagna vera e propria è partita il 1 luglio.  Abbiamo 3 mesi per vincere questa sfida, anche se la raccolta firme si svolgerà in piena estate, con la campagna vaccinale in corso e con poca informazione. Come si sa servono 500mila firme a quesito. L’obiettivo che vorremmo raggiungere, condiviso con Matteo Salvini, è un milione di firme.

Un obiettivo realistico? 

Assolutamente si. Non ne siamo convinti solo noi del Comitato promotore, sentiamo che mai come ora questa urgenza, che noi radicali avvertiamo da oltre trent’anni, viene percepita come tale anche dalla maggior parte degli italiani sia di destra che di sinistra. Questa è un’occasione importantissima da non sciupare: il Paese non può permettersi di aspettare ancora.

Entro quando la Consulta renderà nota l’ammissibilità dei quesiti? 

Nel mese di dicembre dovrebbe pronunciarsi.

Dei sei quesiti è possibile che ne vengano rigettati alcuni ed ammessi altri, come già successo? 

Certo, purtroppo è possibile. Il percorso referendario può essere insidioso e noi lo sappiamo bene. Questa volta però, riuscendo a portare al voto i quesiti, sono convinta che i cittadini italiani ci faranno raggiungere il quorum. La novità poi, rispetto al passato, è che siamo certi che i parlamentari della Lega li sapranno difendere nelle Aule parlamentari affinché non venga stravolta nuovamente la volontà popolare. 

Perché puntare sui referendum e non sul Parlamento per mettere mano a riforme strutturali così composite e articolate? 

Proprio perché il Parlamento ha già dato prova di non essere in grado di fare le riforme necessarie. L’attuale eterogeneità della maggioranza, poi, non credo agevolerà il lavoro della Ministra Cartabia. Solo i cittadini italiani firmando i referendum hanno la possibilità di fare meglio e prima delle forze politiche.

Il referendum sarà, come dice qualcuno, una sconfitta per la politica? 

Il referendum è uno strumento al servizio della politica e dei cittadini e sarà percepita come una sconfitta solo da quella parte della politica che ha lavorato fino ad ora affinché nulla cambi.
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