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La slavina che Letta teme per il suo Pd dopo il crack del m5s

Non è il momento dei giochetti partitici, vista la situazione del paese: la siccità potrebbe dimezzare i raccolti e il settore automotive fa segnare un crollo senza precedenti

GIUSEPPE CONTE POLITICO ENRICO LETTA SULLO SFONDO , SULLO SCHERMO MARIO DRAGHI

Da tempo si era già rotto l’uno vale uno, infarcito di promesse e illusioni, ma il passo di Luigi Di Maio, intenzionato a staccarsi definitivamente dall’onda ondivaga di Giuseppe Conte, lo mette nero su bianco. Il nodo adesso non tocca tanto le potenziali percentuali del M5s o della neo formazione dimaiana, né le prospettive future (che non ci sono) per un’esperienza che è stata unica in ambito europeo, quanto i riflessi in ambito centrosinistra e le contromosse che dovrà fare il Nazareno.

Quando Enrico Letta sceglie di usare la parola gioco (“Non si gioca con l’interesse nazionale”) posiziona il Pd ancora una volta in antitesi rispetto al puzzle grillino: è come se volesse dire che, al netto dei problemi, i dem restano comunque quelli affidabili, sia per il premier sia per la comunità nazionale che deve affrontare sfide complicatissime come il Pnrr e il caro bollette. Non è un passaggio da poco, in prospettiva, anche perché l’oggi (ovvero la tenuta della maggioranza) dovrebbe essere garantito dalla pattuglia fedele a Di Maio si dice composta da 36 parlamentari che dovrebbe aver sminato il terreno da eventuali colpi di testa dei contiani.

Non è il momento dei giochetti partitici, vista la situazione del paese. Ieri in Salento è morto un operaio (da inizio 2022 sono stati più di 170mila gli infortuni sul lavoro): aveva 72 anni e continuava ad “arrampicarsi” su un’impalcatura di cinque metri per arrotondare una pensioncina che, semplicemente, non bastava più.

La siccità, se non affrontata, porterà entro due settimane alla perdita di molti raccolti in tutta Italia. Male anche il mercato dell’automotive, dove il nostro paese è fanalino di coda europeo: mentre in Europa si discute di elettrico e addio al fossile entro il 2035, in Italia alla pandemia si è sommata la mancanza di componenti indispensabili per la produzione. Il risultato si ritrova nei dati dell’associazione dei costruttori europei (ACEA): lo scorso maggio sono state immatricolate 948.149 auto, il 12,5% in meno rispetto a dodici mesi prima e in ulteriore calo del 34,3% rispetto al 2019. Numeri da crack.

Letta ha capito che il paese è distante dalle dinamiche dei palazzi romani e con quel commento ha inteso fare ciò che più di qualcuno gli suggeriva da tempo, ma che non poteva fare prima per via delle amministrative.

@L_Argomento

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