La sinistra senza popolo, vittima di se stessa

La sinistra senza popolo, vittima di se stessa

Incapace di ripensarsi, altezzosa e ombelicale, la sinistra ha perso il contatto con il suo elettorato storico

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La sinistra senza popolo vittima di se stessa
La morale sinistra della sinistra moralista. Ultima vittima in ordine di tempo è Laura Boldrini, paladina delle campagne umanitarie e femministe, in questi giorni attaccata sui giornali a seguito di accuse di ex collaboratrici (e pure di una colf), che lamenterebbero il modo in cui l’ex presidente della Camera le trattava sul luogo di lavoro: poco umanitario e femminista.

Non abbiamo modo di verificare la veridicità di questi addebiti, ma la canea che si dipana sulla figura di Boldrini, assurta a simbolo (in negativo) di una certa sinistra delle Ztl, ci consente di tentare un’analisi sulla sinistra post materialista e di come essa abbia perso ciò che Gramsci chiamava “connessione sentimentale” con il popolo.

Insomma, proprio la sinistra, che per secoli si era fatta paladina degli ultimi, con il compito di guidarli verso il Sol dell’Avvenir, viene sempre più spesso accusata di elitismo, di mantenere una distanza siderale con i bisogni della povera gente, che contraccambia covando un torvo risentimento verso gli eredi reali o ideali del partito comunista. Ed ecco che, al di là del dato che le notizie su Boldrini siano vere o meno, sui social si scatena una campagna contro di lei, accusata di doppia morale.

L’accusa di predicare bene e razzolare male è la più insidiosa per chi si è fatto eleggere per voler rappresentare i diseredati e, nemesi nella nemesi, l’ironica e amara constatazione del socialista Pietro Nenni, che a fare i puri trovi sempre uno più puro che ti epura, è la più adatta a chiosare sulle condotte di questa élite comunisteggiante, spesso più a chiacchiere che con i fatti. 

Com’è stato possibile che certa sinistra abbia perso il suo popolo? In effetti, mentre la sinistra comunista è sempre stata ossessionata dalla struttura economica, in omaggio al suo mentore Marx, filosofo ed economista, i postcomunisti hanno preso una piega moralisteggiante e manichea.  

Secondo il sociologo Ronald Inglehart, le condizioni di benessere economico e maggiore accesso all’istruzione superiore che hanno avuto luogo in Occidente a partire dagli anni Cinquanta avrebbero favorito una trasformazione sociale, in generale, e della sinistra, in particolare.

Da una società preoccupata innanzitutto della sussistenza, che metteva al centro i bisogni materiali, e che rivendicava in primis diritti economico-sociali, ad una nuova realtà più opulenta, più attenta ai diritti espressivi, dove la domanda politica non è più collettiva, ma individuale. La cosiddetta identity politics, che Laura Boldrini rappresenta elettoralmente, una proposta articolata su diritti femminili o delle altre minoranze, è in linea con questo passaggio dalla società materialista a quella post materialista.

Si tratterebbe di un passaggio storico e fondamentale, che certificava – in un dato momento -, la vittoria dei progressisti. La sinistra del pane e delle rose, che dopo aver riempito la pancia degli operai, li trasformava in ceto medio riflessivo e cercava di soddisfare nuove loro esigenze; essenzialmente, libertà individuali, in questo modo incrinando il primato comunitario di una sinistra che non parlava più alle classi sociali ma ad individui più interessati ad affermare il proprio sé.

Ecco che questa sinistra ha smesso di essere popolare per una chiara logica elettorale.

Era riuscita a trasformare i figli degli operai in dipendenti pubblici ed era a questi ultimi che doveva parlare.

Ma allora perché in tanti si scagliano contro la sinistra della Ztl?
Semplicemente perché le classi popolari non sono scomparse e quella sinistra ha deciso di parlare ai dipendenti pubblici sindacalizzati, abbandonando il lumpenproletariat alle destre. Nel frattempo, lo Stato sociale che aveva permesso quel miracolo sociale viene smantellato da quarant’anni a questa parte. E la sinistra, che ha sposato le cause libertarie e individuali, abdicando alle lotte socioeconomiche collettive, ha finito per dare una mano al liberismo: essendo libertaria e liberista.

Così, invece di proporre le rose oltre al pane, ha finito per rifilare rose al posto del pane. E più si precarizzava il mercato del lavoro e più si proponevano le palingenetiche virtù del multiculturalismo. Solo che gli operai non sono scomparsi, ma “vivono e lottano insieme a noi”, contro quella sinistra che viene accusata di rappresentare solo le Ztl e nient’altro. Come se ne esce? Accompagnando la lotta per l’asterisco nelle desinenze alle vecchie vertenze sociali.

Alternando le battaglie per i migranti e il multiculturalismo a quelle per gli operai autoctoni, che non saranno elegantissimi, ma non hanno tutti i torti ad essere arrabbiati. Insomma, la sinistra, per salvarsi, non dico che debba ritornare al materialismo storico, ma un po’ di materialismo sicuramente potrà aiutarla a ristabilire quel contatto con il popolo, oramai abbandonato ai populisti.
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