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La ruota? Il problema del centrosinistra sta nei passeggeri

ENRICO LETTA POLITICO

Durante la presentazione del libro di Giovanni Orsina ‘Una democrazia eccentrica’, insieme alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, Enrico Letta ha paragonato sé stesso ad una delle ruote della macchina governativa di Mario Draghi.

Letta e la metafora della macchina

“Siamo in un momento in cui occorre evitare nuovi incidenti e non aggiungerne altri sennò non si sa dove si va a finire” ha detto il segretario dem. “Se si accumulano incidenti uno dopo l’altro si va fuori strada ed è, poi, difficile rimettere la macchina in carreggiata. C’è bisogno di una seria messa a punto in questi momenti di uscita dalla carreggiata. Il governo deve arrivare a fine legislatura e non finire oggi, ma io sono una delle ruote.

Evidente che Letta si riferisse all’ennesima spaccatura della maggioranza creatasi ieri in commissione Esteri del Senato, con l’elezione della senatrice Stefania Craxi e l’incapacità di arrivare ad avere un nome condiviso da tutti prima della votazione. Ma il segretario del Pd ha così rimarcato tutte le criticità che quasi quotidianamente emergono e che rischiano di portare definitivamente il governo al collasso. A ben guardare, proseguendo sulla metafora di Letta, il problema principale appaiono, però, i passeggeri della macchina: le tante anime (correnti) e i tanti mondi (ideologie) dei rappresentanti del centrosinistra, da Leu a M5S e PD.

Le diversità PD – M5S

Come più volte scritto da queste colonne, nell’articolo Pd e M5S, resa dei conti solo rinviata (in attesa del proporzionale), sempre più prossimo sembra il momento in cui tra Pd e M5S occorrerà più di un semplice chiarimento. Sembra parimenti difficile che davvero possano trovare un allineamento intorno ai temi della politica estera, che al momento rappresenta una buona parte della struttura programmatica attorno a cui dovrà ruotare la prossima campagna elettorale. Le conseguenze economiche della pandemia e della guerra in Ucraina accompagneranno ancora a lungo la nostra politica. Come sarà possibile conciliare la visione fortemente governista e spiccatamente euroatlantica di Letta con quella più scettica, fatta di distinguo e di indecisioni di Conte non è chiaro e forse non sarà davvero possibile.

Letta afferma convintamente di credere ancora nel ‘campo largo’ e di voler lavorare per l’unità del centrosinistra, ma comincia a spiegare anche che è attorno al Pd che devono confluire le alleanze e sempre più esponenti dem ribadiscono che i confini identitari del partito non possono essere scavalcati, pena un appiattimento sulle ideologie pentastellate. D’altro canto, anche il futuro che vuole disegnare Conte per il M5S è ancora in parte imperscrutabile, al netto della sua carica personale e leaderistica.

Letta e la legge elettorale proporzionale

Alla Direzione del Pd, Letta ha detto che il partito “è largamente consensuale attorno all’idea di un cambiamento dell’attuale legge elettorale”. Non ha mai indicato chiaramente il sistema proporzionale, di cui tante volte ha dichiarato di non essere convinto, ma ha evidenziato la necessità di un cambiamento o forse ha semplicemente preso atto che, allo stato attuale della politica italiana, la capacità rappresentativa del Rosatellum potrebbe non essere un bene per il Pd. Al momento Letta sembra correre in parallelo tra la ricerca di un’alleanza coi 5S, anche con eventuale legge proporzionale, e la tentazione di misurare la sua forza e il suo consenso contro Giorgia Meloni o Matteo Salvini, qualora il centrodestra non ritrovi un’unità.

Il segretario del Pd ha però, anche, ricordato che secondo lui il centrodestra alla fine sarà unito e che senza campo largo il centrosinistra difficilmente potrà prevalere.

Conte e la sua strategia politica

“La leadership di Conte ha un grande deficit politico che non può essere colmato dalla popolarità e dal consenso”, parole dell’ex ministro grillino Vincenzo Spadafora e riportate dall’Ansa. Spadafora è uno dei fedeli di Luigi Di Maio e proprio con il Ministro degli Esteri Conte dovrà prima o poi confrontarsi. La critica di Spadafora riguarda principalmente l’incapacità di “ gestire un partito, saper gestire gruppi parlamentari, avere un’agenda politica chiara anche per trattare con gli alleati della maggioranza e fare le cose per i cittadini che il Movimento voleva portare avanti.” Sull’ultima sconfitta in commissione Esteri, Conte ha provato ad addossare la colpa alle alleanze variabili “da FdI a Iv”, cercando di fare del M5S un capro espiatorio e cavalcando l’idea che sia in atto una strategia che lo vuole fuori dal governo.

L’idea che alle prossime politiche si cercherà di ridimensionare sovranisti da un lato e populisti dall’altro esiste, tuttavia per il M5S al momento sembra più aderente l’analisi che offre Spadafora. La scelta strategica di portare il movimento ad abbracciare un pacifismo tout court, critico con l’Europa e con le scelte atlantiche, non sta dando i risultati sperati e i sondaggi lo certificano.

@L_Argomento

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