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Internazionale

La realpolitik di Kissinger e il valore dei trattati internazionali

Guerra in Ucraina, delle due l’una: o si aboliscono del tutto le regole oppure si inizia a rispettare il concetto di norma

Quando l’ex segretario di Stato americano Herry Kissinger osserva che sulla guerra in Ucraina è necessario ripartire (tutti) da zero, mette finalmente un pizzico di buon senso in una vicenda che, se non ricalibrata, rischia tra le altre cose di mandare in frantumi l’economia mondiale. Occorre però valutare con attenzione i concetti espressi, a metà strada tra il pragmatismo di chi prova a far ragionare i players coinvolti e l’esigenza di dare un senso alle regole che vigono ancora nel sistema attuale.

No war

L’Occidente deve evitare una guerra contro Russia e Cina, ha osservato: un punto di partenza, costruens, dettato dal buon senso su cui si può certamente elaborare una visione comune. Ma la Nato ribatte che non è al momento possibile chiudere la partita con una pacca sulle spalle, pur in uno spirito risolutore, perché l’invasione c’è stata ed è stato messo a repentaglio il principio stesso della sovranità nazionale di Kiev. Questo il passaggio che lega il rispetto delle regole attuali alla volontà di attivare davvero una mediazione.

Circa il ruolo presente e futuro dell’occidente e dell’Ue nei confronti dei suddetti partner, le parole di Kissinger hanno forse anche l’obiettivo di stimolare Bruxelles ad un costrutto ideale e strategico che fin qui non c’è stato. L’Ue è in ritardo clamoroso su vari temi: non solo il gas, ma il grano, i semiconduttori, le materie prime, le batterie elettriche, la delocalizzazione, la concorrenza cinese, le reti infrastrutturali come l’Eastmed, le relazioni con il continente africano e con il versante sudamericano. Tutti dossier noti da almeno tre lustri, su cui non può impattare solo l’emergenza della crisi bellica in Ucraina. Il tetto al prezzo del gas invocato da Mario Draghi è un esempio (isolato) di iniziativa, che però da domani dovrebbe essere figlia di una consuetudine politica europea.

Russia europea?

Il secondo assunto kissingeriano è che una Russia europea è sempre meglio di una asiatica: corretto, ma ormai quasi fuori tempo massimo. Le relazioni energetiche e militari tra Mosca e Pechino sono un fatto oggettivo: la Russia sta vendendo alla Cina un notevolissimo quantitativo di petrolio e gas per far fronte alle sterminate esigenze del sistema industriale e tecnologico messo in piedi da Xi Jinping.

La Cina fornisce tecnologia e prodotti alla Russia che non ha un settore terziario, ma in sostanza gode esclusivamente delle sue materie prime. Il tema si lega, inevitabilmente, anche al ragionamento su quale sarà il destino della Russia dopo Putin (e ciò indipendentemente dal capitolo della guerra). Molti sono gli analisti che convergono su un punto: alla luce delle robuste relazioni sinorusse, è ipotizzabile che in futuro il nuovo corso del Cremlino sia più orientato a flirtare con Pechino che con Bruxelles.

Per cui il ragionamento di Kissinger, oltre a rappresentare un tentativo di riflessione in un momento in cui reagiscono solo le armi e non i neuroni, è anche una stoccata a chi non ha fatto i compiti a casa (da un lato e dall’altro).

@L_Argomento

(Foto: Flickr)

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