La rabbia Esaudita

La rabbia Esaudita

“Se dovessimo interloquire solo con i Paesi liberi, democratici, laici e rispettosi delle minoranze temo che dovremmo limitarci a parlare solo con alcuni degli Stati europei.

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“Se dovessimo interloquire solo con i Paesi liberi, democratici, laici e rispettosi delle minoranze temo che dovremmo limitarci a parlare solo con alcuni degli Stati europei.

Non molti, peraltro”. Così mi ha risposto qualche tempo fa Emma Bonino alla domanda se fosse più o meno opportuno avere a che fare con l’Egitto o la Turchia.

Certamente: la diplomazia esiste apposta per tenere in piedi relazioni non facili.

E mantenere la linea del dialogo in situazioni non agevolissime per noi spiriti occidentali. In questi giorni la polemica infuria sull’Arabia Saudita, il cui evento a Ryad sul “risorgimento saudita” viene brandito come una clava dai detrattori di Matteo Renzi.

Varrà la pena di ricordare che l’Arabia Saudita è un Paese del G-20 che ha con l’Italia una dinamica commerciale particolarmente attiva.

E’ un nostro partner strategico nel quadrante mediorientale da sempre: dal 1984 Eni è tra i big player internazionali che operano nel settore Refining & Marketing e Chimica tramite la società controllata Ecofuel.

Tramite Ecofuel Eni detiene una partecipazione del 10% nella Saudi European Petrochemical Company (Ibn Zahr) che ha realizzato e gestisce sia impianti con una capacità di 1,4 milioni di tonnellate all’anno nel complesso petrolchimico di Al Jubail, sia impianti per la produzione del polipropilene, con una capacità di 1,2 milioni tonnellate all’anno. Ryad è anche tra i principali partner per l’esportazione di prodotti alimentari, automobili, farmaci, mobili, moda italiana.

L’ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma è al centro dell’elegante viale Regina Margherita, dove viene protetta da una doppia pattuglia di militari italiani, impegnati nel servizio di tutela delle rappresentanze diplomatiche della capitale. Da quella sede vengono coordinate attività di import-export, programmi di studio, conferenze bilaterali per un totale di 3,3 miliardi di dollari nel 2019, ultimo anno censito.

Qual è dunque lo scandalo se si partecipa ad un evento convegnistico a Ryad?
In tutta onestà, non lo abbiamo capito. “Non è consigliabile”, viene detto da qualcuno, “per ragioni di opportunità”. Perché i diritti umani non sono tutelati come dovrebbero: la condizione delle donne è subalterna agli uomini; gli omosessuali sono ferocemente perseguitati; la guerra mossa contro lo Yemen insensata e terribile.

Tutto vero. Ed è anche vero che le accuse che riguardano il barbaro omicidio del giornalista Jamal Khashoggi fanno accapponare la pelle.

Questo detto, se dovessimo fare l’elenco delle violazioni dei diritti umani fondamentali compiute dalla Cina, dalla Turchia, dall’Iran dovremmo immediatamente revocare milioni di contratti, di interscambi commerciali, culturali, scientifici.

Ma ci sono due pesi e due misure, in questa storia. Non a caso nessuno in Italia aveva inarcato un sopracciglio fino al viaggio di Renzi a Ryad.

La lettera scarlatta, l’irritazione da contatto ha riguardato l’Arabia Saudita per il combinato disposto dell’allergia verso Renzi e l’insofferenza condita da una certa intolleranza di qualcuno verso il mondo islamico, di cui pure l’Arabia Saudita non costituisce, per la verità, il lato oscuro.

Il principe Mohammad bin Salman ha iniziato un percorso di riforme, permettendo finalmente alle donne una certa autonomia (possono guidare e muoversi da sole nel Paese) e impedendo alla polizia religiosa di punire arbitrariamente gli atteggiamenti “contrari alla morale”.

Passi avanti, seppur non sufficienti a paragonare l’Arabia alla Svezia. Ma progressi da apprezzare nel contesto in cui prendono le mosse. Sapendo che è il dialogo – anche con la partecipazione ai loro congressi, ai loro eventi – ad accelerare questo processo di riforme. E non la chiusura.

Mentre l’Arabia scende a patti con le regole di civiltà europee e occidentali, la Rabbia invece sale indiscriminatamente. Ed è quella di una compagine malmostosa che, affondata sotto i colpi di Renzi che ha permesso l’arrivo del governo Draghi, non perde occasione per dare fuoco alle polveri e gettare discredito sul nemico. Messo nel mirino proprio così, come nemico.

Assumendo quella posizione fondamentalista, estremista e manichea che pure provano ad affibbiare al paese arabo.

Diventano salafiti vestiti all’occidentale e lanciano la loro schiumosa fatwa, la dannazione pubblica, nei confronti dell’avversario. Insomma: la Rabbia esaudita.

“Se dovessimo interloquire solo con i Paesi liberi, democratici, laici e rispettosi delle minoranze temo che dovremmo limitarci a parlare solo con alcuni degli Stati europei.

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