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Ius scholae: perché Lega e Fdi bocciano la nuova legge sulla cittadinanza

MATTEO SALVINI LEGA

Il testo all’esame punta a riconoscere il ruolo della scuola, consentendo a quasi un milione di under 18 la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana dopo aver frequentato un percorso di almeno cinque anni di studi. L’approvazione della legge alla Camera è in salita, con la contrarietà di FdI e Lega e la posizione non definita ma dialogante di Fi.

Cos’è

La proposta presentata dal deputato 5S Giuseppe Brescia, approvata dalla  commissione Affari costituzionali, è il risultato dell’unificazione di altre cinque proposte di legge sul tema. Il testo passato in Commissione potrebbe permettere a quasi un milione di bambini nati e cresciuti in Italia di ottenere la cittadinanza con più facilità rispetto all’attuale iter burocratico. La proposta sembra avere un consenso abbastanza trasversale: hanno infatti votato a favore PD, M5S, Italia Viva, contrari FdI e Lega, mentre Fi ha espresso, in Commissione, un voto contrario e non è chiaro se il secondo (quello di Renata Polverini) sia stato a favore o astensione.

Attualmente, la legge in vigore si basa sullo ius sanguinis, il diritto cioè alla cittadinanza italiana solo se si è figli di almeno un genitore italiano. U bambino nato da genitori stranieri può diventare cittadino italiano, ma solo al compimento dei 18 anni e se ha risieduto in Italia ininterrottamente.

Con la legge in discussione, invece, la cittadinanza verrebbe concessa ai minori nati in Italia o arrivati prima di avere compiuto 12 anni. Il minore deve aver risieduto legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese e deve aver frequentato regolarmente “uno o più cicli scolastici” per almeno cinque anni. Lo ius scholae, dunque, lega lo status di cittadino all’istruzione ed è una proposta ritenuta più moderata dello ius soli, che invece prevede il diritto alla cittadinanza per qualunque minore sia nato nel territorio di uno Stato, indipendentemente dalla nazionalità dei genitori.

La contrarietà di Fdi e Lega

La Lega ha presentato numerosi emendamenti alla proposta e Matteo Salvini ha dichiarato “La cittadinanza è una cosa importante che va decisa quando si diventa maggiorenni, come la patente. Quando sei maturo, a 18 anni, decidi consapevolmente se il Paese che ti accoglie sarà il tuo Paese”.

Il motivo principale della contrarietà di FdI è che si tratterebbe, in realtà, di “uno ius soli mascherato”. “Nel testo unico Pd-M5s la manifestazione di volontà è dei genitori stranieri e non dei ragazzi, il minore non è neppure ascoltato o considerato ma diventa uno strumento per un lasciapassare alla cittadinanza facile. E’ uno Ius soli neanche troppo mascherato” hanno detto i deputati Emanuele Prisco e Augusta Montaruli.

Il timore di FdI e Lega è che, attraverso il riconoscimento della cittadinanza ai figli, si voglia in realtà eliminare la possibilità di espellere i genitori. In un’intervista a ilGiornale.it, il capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali, Igor Iezzi ha dichiarato: “Il punto è che con la concessione della cittadinanza ai minori cambia anche lo stato dei genitori, se un figlio diventa cittadino italiano la madre e il padre non potranno essere mai espulsi, visto che non si può spezzare l’unità della famiglia. L’obiettivo della sinistra secondo me è questo”.

Lo stato dell’arte in Italia e come funziona la cittadinanza in UE

Secondo l’organizzazione internazionale Save the Children, a livello nazionale, “nell’anno scolastico 2019/2020, frequentano le scuole italiane più di 877mila alunni con cittadinanza non italiana. Il 57,4% di loro, presenti nel sistema di istruzione, si concentra nel primo ciclo.”

In Europa, uno dei requisiti più comuni, per il riconoscimento della cittadinanza, è che i genitori debbano risiedere nel Paese per un certo periodo di tempo prima della nascita del bambino. Quattro Stati hanno tali regole: Belgio, Germania, Irlanda e Portogallo. In Francia, Lussemburgo, Olanda e Spagna, invece, un figlio nato nel territorio dello Stato acquisisce la cittadinanza, se anche uno dei due genitori è nato nel territorio di quello Stato, indipendentemente dal suo passaporto.

L’Italia ha, dunque, regole piuttosto severe sia sul fronte della cittadinanza che su quello della naturalizzazione: la cittadinanza viene concessa, infatti, solo dopo 10 anni di residenza nel territorio dello Stato, contro una media europea di sette anni.

@L_Argomento

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